Sette omicidi nell’arco di dieci anni. Soltanto uno risolto. E ancora. Edilizia bloccata, il Comune ridotto alla paralisi. Negli ultimi tre anni, due sindaci
arrestati e un altro sfiduciato. E di lui si dicono soltanto cose brutte. Non c’è alcuna serenità amministrativa. Una città che progredisce è come un veliero con il vento in poppa, si dice. Ma ora la Nave-Licata è in balia delle onde, perché è senza comandante. Il sindaco Angelo Cambiano ha preso una scialuppa e se ne è andato? Macché.

La verità è che a bordo c’è stato un ammutinamento e Cambiano è stato buttato a mare. Già. E i marinai? L’ipotesi è che si perderanno, andranno alla deriva con tutti i passeggeri, perché questi “marò” non conoscono neppure la differenza che c’è tra lo scirocco e il libeccio. Dalla metafora alla realtà. E’ accaduto la sera del 9 agosto. Il sindaco è stato sfiduciato da 21 consiglieri. Ai sedici firmatari di un documento di “diffidenza” se ne sono aggiunti altri 5. Pare che tra i promotori della “mozione-killer” ci siano sette consiglieri che in un modo o nell’altro abbiano a che fare con qualche costruzione abusiva. “Se fosse vero sarebbe uno scandalo e l’accusa di interesse privato sarebbe inevitabile”, commentano alcuni licatesi. Parlano di un “agguato” studiato a tavolino contro il giovane Angelo Cambiano, che ha già fornito agli investigatori i nomi dei consiglieri in difetto. Comunque, la sera del 9 agosto la cronaca ha registrato la fine di un ciclo che aveva dato uno strappo alla vecchia politica dagli occhi bendati. Nel palazzo liberty di piazza Progresso è stato un vero e proprio plebiscito contro Cambiano. E in aula e davanti al portone del municipio parenti e amici degli “ammutinati” hanno esultato. Già, come se si fossero liberati di chissà quale epidemia. Qualcuno, senza badare a spese, avrebbe addirittura festeggiato alla grande, accendendo le micce a un fuoco d’artificio. E’ vero, non è vero, il vecchio cronista non l’ha visto. Ma le voci, si sa, sono incontrollabili, camminano da sole, con le proprie gambe.

Ufficialmente, Cambiano è stato accusato di non avere fatto arrivare finanziamenti nelle casse del Comune. Insomma, di non avere amministrato bene. L’ex sindaco non ci sta. Dice di avere portato in città oltre 50 milioni. E ribadisce che alla base dell’attacco in massa c’è soltanto la sua lotta all’illecito edilizio. Insomma, il sindaco sarebbe stato punito per avere fatto abbattere le case abusive realizzate dai propri concittadini entro 150 metri dal litorale. “Ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo”, sottolinea. Cambiano è un uomo con il sangue freddo, altroché. In pratica, non ha fatto altro che eseguire un “ordine” della Procura della Repubblica di Agrigento. Un atto di coraggio, non c’è che dire. Per Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, l’ex sindaco di Licata è un eroe. I dem dicono che le costruzioni abusive devono essere buttate giù. Per il movimento cinquestelle le case di “necessità” non si devono toccare. Ma quelle abbattute a Licata non erano prime abitazioni. “Le leggi devono essere rispettate, sempre. Ma è sbagliato seguire la sentenza di qualche giudice. E’ necessaria una linea di Governo per tutti”, dice un licatese con un passato politico di rispetto, che preferisce non apparire.

Si sa, l’audacia o la codardia sono dentro di noi. Insomma, l’eroismo non è una qualità che si può iniettare in vena con la siringa al momento opportuno. Trentaseienne, insegnante di matematica, col fisico giovanile e il cranio sempre rasato, ha dimostrato di avere tanto coraggio. Chissà, forse troppo per un gruppo di consiglieri comunali che, invece, avrebbero strizzato l’occhio a chi, nel corso degli anni, ha costruito una villetta a pochi passi dal mare. E lo avrebbe fatto passeggiando sotto braccio con qualche politicante locale, scadente in politica e in continua baruffa con la lingua italiana, ma bravo nel promettere sanatorie ormai non più proponibili. Le cronache dicono che Cambiano e Giovì Monteleone, sindaco di Carini, sono stati gli unici in Sicilia ad agire nel rispetto della legge. A meno di 20 chilometri di distanza, a Palma di Montechiaro, il sindaco Stefano Castellino, ha bloccato le ruspe che erano state messe in moto dal commissario regionale per abbattere le costruzioni abusive, che a Palma sono davvero tante. Ci sono alcune case, per esempio, con l’esterno lasciato grezzo di proposito. E dentro? Ah, in casa è un’altra cosa, sia nelle rifiniture sia nell’arredamento. Chi prende tempo a fare intervenire le ruspe è pure Domenico Messinese, sindaco di Gela, che è a soli trenta chilometri a Est da Licata. Intanto, a Ovest di Licata, i militari della guardia di finanza hanno messo i sigilli a diverse costruzioni realizzate quasi a mare, lungo la costa che va da Porto Empedocle, a Siculiana, sino al territorio di Realmonte, dove c’è la “Scala dei Turchi”, una zona visitata da migliaia di turisti, italiani e stranieri.

Si sa, in cima alla lista degli edifici abusivi ci sono immobili ritenuti di impatto ambientale, realizzati su area demaniale, oppure soggette a vincolo paesaggistico, archeologico o storico-artistico. Da queste parti anche certe opere d’arte sono abusive. Dall’ottobre del 2015, data d’insediamento di Cambiano, eletto in una lista civica, sono una settantina gli edifici già abbattuti lungo la costa. E questo gli ha procurato tanti nemici, sino al punto di essere costretto a vivere sotto scorta, dalla mattina alla sera. La guida della città era stata affidata al vice sindaco, Daniele Vecchio, che si sarebbe dovuto occupare soltanto dell’ordinaria amministrazione. Ma la sera del 12 ha detto basta. Insomma, si è dimesso, lasciando la città nelle mani del segretario generale, Giovanna Italiano, sino all’arrivo del commissario regionale, che dovrà amministrare la città in attesa di nuove elezioni. La data più probabile è quella del prossimo giugno. E in questo arco di tempo che cosa si farà con le costruzioni abusive? Le ruspe spegneranno i motori? Non saranno più abbattute le case entro i 150 metri dal mare? Non lo sappiamo. E allora? Non ci resta che giocare con la fantasia. Si potrebbero chiamare (anche dall’aldilà, perché qualcuno è morto) cinque tra i più grandi architetti italiani e affidare la soluzione dello scempio procurato negli ultimi anni in Sicilia. A questi cinque maestri si potrebbe dire: “Ecco, signori. Le vostre qualità professionali sono note nel mondo. Queste sono le chiavi della città. Fate voi”.

Chissà cosa potrebbero realizzare Renzo Piano, Aldo Rossi, Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Massimiliano Fuksas. Potrebbero trasformare l’abusivismo in una opportunità. E perché no. Potrebbero decidere, per esempio, di non demolire nessuna villetta già confiscata dalla magistratura. Insomma, lasciare tutto com’è e affidarsi ai colori. Potrebbero convincere i sindaci che combattono l’abusivismo a fare dipingere quelle colate di cemento armato con colori che più si accostano all’azzurro del mare. Poi saranno i sindaci a decidere a chi affidare quelle villette.

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