Dal crinale in brusco volo sul Tirreno tra i promontori di Capo d’Orlando e Capo Calavà, dove sull’orma del ciclope Piracmone dal sapor di leggenda le tracce storiche dei fondatori arabi prima e dopo si incontrano con quelle greca, romana, barbara, bizantina e saracena, normanna, sveva ed angioina, aragonese e spagnola, i corpi incorrotti delle mummie di 26 sacerdoti “raccontano” i loro misteri della Piraino tra XVIII e XIX secolo grazie agli studi del team dello scienziato messinese Dario Piombino-Mascali. Che, giovane in background laurea e dottorato a Pisa e studi a Leicester, e produzione scientifica di eccellenza, ad oggi è dal 2013 unito al gruppo di bioarcheologia del Dipartimento di Anatomia, Istologia e Antropologia della Facoltà
di Medicina all’Università di Vilnius, consulente ai Musei Vaticani, curatore alle Catacombe dei Cappuccini a Palermo, esploratore per la National Geographic Society, ispettore onorario per il Patrimonio Bioantropologico Mummificato per la Regione Sicilia, dal 2007 studioso di tutte le mummie siciliane, sempre in giro per il mondo da Edimburgo alla Germania, per citare alcuni impegni.

Uno scrigno, quello dischiuso dal Piombino-Mascali, su imput dell’antropologo culturale Sergio Todesco, già direttore dell’Unità operativa dei Beni Etnoantropologici della Soprintendenza di Messina, attraverso studi radiologici, condotti in loco con il contributo di National Geographic, rivelanti gusci di noci e frammenti di altre piante officinali a riempire i corpi dopo il drenaggio dei liquami cadaverici con la tecnica del colatoio ed il lavaggio, e la presenza di artrosi, compatibile con l’anzianità dei soggetti, ma anche della malattia di Forestier, nota come DISH, legata a un’alimentazione iperproteica, conseguente a una dieta ricca di proteine animali, soprattutto di carne, ritenuta un elemento nobile per eccellenza e quindi conforme allo status dei sacerdoti, e storici con i dati archivistici offerti dall’antropologo culturale Marcello Mollica dell’Università di Friburgo, di grande rilievo per età – longeva – alla morte, tra i 50 e gli 80 anni, e caratteristiche sulle storie personali delle mummie, ospiti della cripta, che, come arcipreti, godevano di una sepoltura costosa e privilegiata, fondata dall’arciprete Antonio Scalenza nel 1771.

Piraino e le sue mummie, studi recenti condotti dal gruppo di ricerca da te diretto hanno fatto varie rivelazioni: quale la più importante?

«Senza dubbio le tracce di cura che sono state riscontrate in una mummia affetta dal cancro. Ci indica che quei sacerdoti sepolti nella cripta godettero di un accesso privilegiato ad alcune piante medicinali. Come la poligala, che curava il dolore reumatico ed era un espettorante».

Oltre alle malattie ossee legate all’anzianità sono emerse patologie dovute ad un’alimentazione iperproteica… mangiavano molta carne i sacerdoti del tempo… e vivevano a lungo…
«In alcuni soggetti abbiamo la prova di una alimentazione iperproteica associata ad una vita sedentaria. Questo è il quadro che gli studi clinici ci suggeriscono».

Le scoperte sui rituali funerari…
«Le indagini dei frammenti di materiali vegetali e quelle dei pollini ci indicano che dopo l’essiccazione, in molti casi vi era la possibilità di inserire alcune erbe e piante nelle cavità, a scopo antisettico e deodorante».

Prossimo step lo studio del Dna?
«Certamente si tratta dell’ultima parte dello studio biomedico, che contempla l’estrazione di DNA patogeno, sia batterico che virale, da minuscoli frammenti. Sono certo che scopriremo un universo».

Piraino così viene valorizzata nei suoi tesori…
«La città è incantevole, ricchissima di storia, arte e cultura, e basterebbe poco per renderla una seconda Taormina. Ci sono tutti i presupposti ed è
su questo che intendo aiutare il Comune. E mi sento molto ottimista».

Il 22 luglio parte la II edizione della Mummy Studies Field School, il campo scuola di studi sulle mummie, quest’anno con focus le mummie egizie, che ha tra le sue tappe proprio Piraino.
«Esatto. Piraino, Savoca e Palermo non possono mancare, perchè sono tra i siti più rappresentativi e noti. Non sono per le mummie, ma per tutta la bellezza che ci offrono».
La Sicilia centro internazionale di Mummiologia così…
«Ormai è un dato di fatto. Manca solo l’organizzazione di un congresso mondiale di studi sulle mummie, cosa che sto valutando di fare entro qualche anno».

La sede del campo scuola è S. Lucia del Mela: hai ricevuto di recente, il 25 luglio, la cittadinanza onoraria.
«Ormai lì mi sento di casa, la città è elegante e pittoresca, e il museo diocesano e le chiese contengono opere di grande pregio, che aiuteranno quest’altra cittadina a emergere tra i siti d’arte italiani».

Oltre a quest’ultimo, prossimi impegni per quanto riguarda il progetto Mummie Siciliane e non solo?
«Adesso sto ultimando il mio reportage scientifico sulle mummie di Gangi, che ho studiato nel 2015. Avremo moltissimo da raccontare e prevedo di completare il tutto entro l’anno».

Sei simbolo di eccellenza messinese ma anche di precarietà: com’è la situazione ad oggi?
«Drammatica, troppi viaggi, spostamenti, sforzi, troppo dispendio di energie perchè devo fare vari lavori, anche se fortunatamente tutti legati all’antropologia. Spero che qualcuno mi ricompensi prima o poi».

Share: