Metti che un amico ti regali un libro: è sempre una gioia per il gesto e per il piacere della lettura che già pregusti. Poi, però, appena dai uno sguardo al frontespizio, trasecoli perché l’amico vi ha scritto come dedica: “Un libro da bruciare, da mettere all’indice dei libri proibiti a causa dell’insipienza
dell’autore”! Pensi subito ad uno scherzo e ti poni baldamente alla lettura di questo libro di Giovanni Matteo Allone: “Dizionario degli Uomini Illustri della Sicilia di Ieri e di Oggi”, & MyBook 2017, pp. 109, € 12,50. Ad un rapido sguardo, sono circa 500 i nomi ricordati dall’autore, col quale mentalmente subito ti congratuli per la sua capacità di scegliere fior da fiore, d’individuare tra svariate migliaia di illustri isolani le sue cinque centinaia: del resto, nella prefazione, tale inevitabile difficoltà è prontamente evidenziata dal dott. Franz Riccobono, ben noto a Messina: proprio qui, nello scegliere, sta l’abilità dell’autore!

Cominciamo a leggere con più attenzione. Certo, ci sono degli errori tipografici, ma quando si sceglie un editore “fai da te”, senza alcun editing, il rischio, si sa, c’è; si può risparmiare, a patto di pagare questo dazio e di non arrabbiarsi se il libro, incollato, presto mostrerà le sue pecche aprendosi. Ma, alla fin fine, che importa se uno può avere il piacere di avere tra le mani un libro frutto del proprio impegno? Addentrandoci nella lettura, però, non possiamo non notare subito che in decine di schede, contrariamente a quanto prevedono testi di questo tipo, c’è la data di nascita, ma non quella di morte (es. Guido Ballo, Salvatore Barberi, Antonino Bonfiglio, Antonino Pietro Buttitta, Salvatore Calderone, Ignazio Cannavò, Maria Costa, Giulio D’Anna, Giuseppe Giarrizzo, Giuseppe Migneco, Giuseppe Miligi, Francesco Musotto, Agatino Santoro, Mario Scelba, Salvatore Sciascia), dal che il lettore potrebbe dedurre che il personaggio sia ancora vivo, cosa che non è, e pure attivo; in altre non c’è nemmeno la data di nascita (Emerico Amari, Enrico Vinci) e si dà per “vivente” chi, come Giorgia Stecher, è morta nel lontano 1996 o chi, come Salvatore Tramontana, da qualche anno ormai non è più con noi (e si segnala pure il sorprendente caso di longevità di Umberto Fiore, che risulta nato nel 1869 e morto nel 1978!); in altre ancora manca sia l’anno di nascita che quello di morte (Tommaso Amodeo, Silvio Milazzo), oppure, addirittura la data di morte precede quella di nascita e si scrive che il soggetto, ahimè scomparso, “tutt’ora dirige il “Teatro di Campagna” di Gioiosa Marea” (Massimo Mollica)! Altre datazioni risultano errate: citiamo solo quelle relative a Tommaso Cannizzaro (morì nel 1921 e non nel 1912) e a Giuseppe Grosso Cacopardo (e non Cacopardi), dato morto nel 1872, invece che nel 1858. Affiorano dubbi: come può un autore cimentarsi in un impegno che non solo gli addetti ai lavori (i quali potranno manifestare la loro comprensione per un compito che si sa denso d’insidie da parte di un compilatore), ma anche tanti giovani potranno leggere imbevendosi di notizie errate su tanti conterranei?

Poi riflettiamo. In fondo, le date non sono tanto importanti: anno più, anno meno… Però, dobbiamo confessare che c’infastidisce proprio il fatto che a Maurolico siano dedicate solo 7 righe e ad Antonello da Messina appena 17; mentre la scheda più lunga (54 righe) è riservata a Franz Riccobono, dall’ampia produzione saggistico-letteraria definito addirittura da Allone “scopritore della preistoria a Messina”, forse per ringraziarlo della Prefazione e della concessione delle incisioni (su rame, non su pietra, caro Autore!); e 27 a Geri Villaroel, che appare un rinomato operatore culturale (“giornalista, poeta, narratore e commediografo”) di questa nostra disastrata città. E poi, il criterio seguito non è quello di un’antologia precisa e documentata dei grandi, di ieri e di oggi, di questa nostra terra. Perché sono completamente ignorati, solo per fare degli esempi, i nomi dello storico
Giuseppe Arenaprimo, del noto pittore secentesco Antonino Alberti, detto Barbalonga, di santa Eustochia Calafato, di Francesco Crispi, di sant’Annibale Maria Di Francia, del grande scienziato di Letojanni Francesco Durante, dei palermitani Antonello Gagini (scultore), Antonio Salinas
(archeologo) e Salvatore Salomone Marino (medico e folclorista), del colto gesuita del ‘600 Placido Samperi: ma forse avrebbero occupato troppo spazio rispetto ai due sunnominati, ritenuti, evidentemente, dall’Autore assai più importanti L’esame dell’opera ci ha ormai stuzzicato. Così, segnaliamo una serie di notizie sbagliate anche all’interno delle singole voci, senza escludere che, data la nostra limitata competenza, altre ce ne siano.

Se il fatto che Bonino sia chiamato Umberto e non Uberto è un errore ricorrente nei biografi, davvero non frequente è che nella scheda su Antonino Saitta il rettore dell’Università sia chiamato Vincenzo Pugliatti, invece che Salvatore; che la segnalazione che il busto di Maurolico di Rinaldo Bonanno si trova al Museo di Messina (è invece nella chiesa di S. Giovanni di Malta), che si chiami D’Amico lo storico Vito Amico o che la Porta Reale sia stata costruita da Andrea Calamech in onore di Carlo V (invece che di Don Giovanni d’Austria). Ci sentiamo ormai un torrente in piena: Mario Aspa
non compose sue opere per il “Vittorio Emanuele” di Messina, ma quelle che l’Autore ricorda furono rappresentate a Napoli; non tutte le opere liriche di Antonio Laudamo furono tenute al “Vittorio Emanuele”, ma solo una (le altre alla Munizione); il Martirio di S. Placido di Domenico Marolì non si trova al Museo, ma fu distrutto dal terremoto del 1908; di Giuseppe Bandiera, medico nativo di Messina, vissuto tra Settecento e Ottocento, la notizia-bomba è che fu primario al Policlinico Universitario e all’Ospedale Militare di Messina! E si potrebbe continuare a lungo.

Da un’opera con tante pecche può però ancora venire qualcosa di buono se il lavoro che con fatica abbiamo svolto, migliorato con altre utili correzioni e aggiunte e con qualche taglio, sarà utilizzato dall’Autore per un’altra edizione o se qualcun altro lo compilerà con le dovute attenzioni, offrendolo alla fruizione di chi, come tanti giovani, poco sanno dei grandi messinesi, ma hanno diritto a conoscere di essi notizie del tutto corrette. E sarebbe bene pure che non mancasse, come in quest’edizione, un’adeguata bibliografia.

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