“Le partite pregresse ‘conguaglio anni 2005- 2010’ sono prescritte e non dovute”. E così Acquaenna Scpa che sperava di incamerare le somme indicate in quella ‘voce’ nelle bollette recapitate a 25 cittadini e ad un condominio della provincia di Enna che si sono rivolti alla magistratura, è rimasta a bocca asciutta.

E adesso oltre a dover rimborsare le somme – ove percepite – dovrà anche pagare le spese legali delle due cause che l’hanno vista soccombere dinanzi al Giudice di Pace di Enna, Giuseppe Amico. Le due sentenze, che sono giunte a conclusione di altrettanti giudizi collettivi avviati dai cittadini assistiti dall’avvocato Ilaria Di Simone, sono state depositate il 25 agosto scorso. Al di la dell’importo da rimborsare, che per ciascuna della cause non supera i 5mila euro, le due sentenze aprono, di fatto, la strada a nuovi e numerosi ricorsi da parte dei cittadini che – a prescindere dall’esito del giudizio dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa che vede contrapposta Acquaenna all’Assemblea Territoriale Idrica – vogliano vedere dichiarata in giudizio la prescrizione del loro debito per il periodo 2005-2010. Il giudice di Pace nelle due sentenze ha, in primo luogo, rigettato la richiesta di inammissibilità dell’azione promossa collettivamente dagli attori, sollevata da Acquaenna, “sussistendo, all’evidenza, tra le domande dagli stessi proposte, comunanza di causa petendi ed essendo, peraltro, la trattazione congiunta delle stesse coerente con il principio di economia processuale”. Poi il giudice ha rigettato le domande dei cittadini – “la questione relativa al rimborso del deposito cauzionale de quo non potrà, conseguentemente, che formare eventuale separata domanda” ha scritto il giudice – che richiedevano il rimborso, pure, di 25 euro cadauno di deposito cauzionale. Il giudice Amico, infine, ritenendo assorbite le ulteriori domande dei cittadini, ha ritenuto fondante le loro domande in merito “all’eccepita prescrizione quinquennale delle somme richieste a titolo di partite pregresse per gli anni 2005-2010, trattandosi, quello di utenza relativo alla fornitura del servizio idrico integrato, di contratto di somministrazione, dunque soggetto all’applicabilità del periodo prescrizionale di cui all’art. 2948, comma 1°, n. 4), codice civile e l’evidenziata etero integrazione dello stesso non si ritiene possa costituire valido motivo di deroga al riguardo, legittimandosi, diversamente, un inammissibile esercizio ad libitum dell’attività di recupero delle somme richieste per le causali de quibus”.

Infine ha condannato Acquaenna al pagamento del 50% delle spese processuali dei due giudizi in favore degli attori, in complessivi 2629,98 euro (1.664,99 euro in un giudizio e 964,99 euro nell’altro ndr) oltre 15% rimborso spese forfettarie, I.V.A. e C.P.A. come per legge. Soddisfatta l’avvocato Di Simone che sta già predisponendo nuove citazioni per il recupero del deposito cauzionale, oltre a sollecitare il rimborso di quanto pagato dai suoi assistiti. Le ‘partite pregresse’, sono una ‘voce’ che si è aggiunta nel luglio 2014 nelle bollette degli abitanti della provincia di Enna alla ‘quota fissa’, al costo del servizio e dell’acquedotto, a quello per la fognatura, al servizio di depurazione e all’Iva. Acquaenna ritiene di doverle recuperare – ammonterebbero complessivamente a oltre 22milioni e 600mila euro – procedendo ad un addebito in fattura di 30 centesimi a metro cubo per 10 anni. Acquaenna, la società che gestisce il servizio idrico integrato ha spiegato che le “partite pregresse” – non contemplate dal decreto ministeriale che fissa le regole per l’articolazione tariffaria e non previste neppure nella convenzione di gestione – originano dagli “squilibri determinatisi durante la gestione del servizio” che devono essere conguagliati “attraverso la cosiddetta revisione tariffaria; pertanto periodicamente l’Autorità d’Ambito, a seguito di puntuale e dettagliata verifica di eventuali scostamenti rispetto a quanto previsto dal Piano d’Ambito, apportava le necessarie variazioni alle tariffe degli anni successivi”.

Acquaenna, per recuperare quelle ‘partire pregresse’ ha pure intimato il pagamento delle somme minacciando la sospensione della fornitura idrica o la risoluzione del contratto agli utenti che, contestandone la legittimità, non le hanno pagate. Adesso la doppia sentenza che da torto ad Acquaenna dichiarando prescritta la sua richiesta. A febbraio scorso, a dar man forte ai cittadini, si era mossa anche l’Assemblea Territoriale Idrica di Enna – organo composto dai sindaci della provincia e previsto da una legge regionale – sospendendo, per 6 mesi, il pagamento delle partite pregresse. Acquaenna, però, ha contestato la legittimazione dell’Ati a decidere sulla sospensione delle partite pregresse, ha fatto ricorso al Tar che ha, cautelativamente, sospeso la delibera dell’Ati rinviando la causa per la decisione nel merito al prossimo 9 novembre. L’assemblea dei sindaci, però, ha fatto ricorso cautelare al Cga contro la decisione del Tar e l’udienza si terrà il prossimo 13 settembre.

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