Ha lasciato la Sicilia da giovane, ricorda emozionata la sorella Pinella che è stata assessore alle politiche sociali a Messina, “ma le sue radici, saldissime, sono sempre qui a Messina”. E lei dopo anni di trionfi nei teatri di mezza Europa non smentisce: : «Ora voglio un po’ rallentare, voglio tempo per le mie nipoti. Forse tornerò più spesso a Messina: granite e arancini mi piacciono molto. Anche se ultimamente la qualità è un po’ scaduta».

“Lucia Aliberti, soprano lirico-drammatico, definita primadonna del repertorio belcantistico, ha appena festeggiato i suoi 40 anni di carriera internazionale: a Berlino, guest star del concerto alla Gendarmenmarkt, nella città dove aveva debuttato come protagonista dell’ Opera «Lucia di Lammermoor», alla Deutsche Oper, e dove ebbe un tale e trionfale successo che anche il maestro Herbert von Karajan andò ad ascoltarla. Considerata una specialista nel repertorio di Vincenzo Bellini – «Norma», «La sonnambula», «Il pirata», «I puritani», «I Capuleti e i Montecchi», «Beatrice di Tenda», «La Straniera» – Lucia ha anche ricevuto (perché mai in trasferta?) il Premio internazionale «Bellini d’ oro», che le è stato consegnato
da Giuseppe Montemagno, presidente della Scam di Catania. Aristocratici e filiformi lineamenti greci, si tiene ben lontana dai pettegolezzi… «Sono nata a Messina e con me è nata una passione indescrivibile per la musica: in una famiglia di musicisti non poteva essere diversamente. Ho iniziato a studiare presto: a 5 anni leggevo la musica e suonavo quattro strumenti. Poi ho lasciato la Sicilia per andare prima a Roma, quindi all’ estero. È stata una carriera ricca di soddisfazioni ma per arrivare così in alto mi sono sottoposta a tanti sacrifici, ho dovuto rinunciare a una famiglia, al Natale insieme. Sono una perfezionista, a me stessa non perdono nulla e ho sempre messo la musica al centro del mio mondo. In cambio, sono entrata e mi sono esibita nelle sale concerto e nei teatri più prestigiosi, sono stata ospite di principi e re nei loro sfarzosi palazzi: dalla regina Sirikit a Bagkok al principe Carlo d’Inghilterra, dal principe Alberto di Monaco, alla famiglia reale giapponese con in testa il principe Hiro, ho cantato per il presidente tedesco Horst Kohler e il cancelliere Helmut Kohl, per Margaret Tatcher, ho conosciuto politici e attori, da George Clooney a Roger Moore che era un vero gentiluomo. Ho vissuto quella vita romantica che ho sempre amato, indossando abiti lunghi e capelli raccolti, insomma mi sono proiettata in una realtà che non è quella di ogni giorno. Ecco, io in questa dimensione sto bene, sono nata per il palcoscenico e ho avuto una carriera poliedrica».

«L’ impatto con la vita reale è stato durissimo, mi sentivo, e mi sento, un pesce fuor d’ acqua. Quando galleggio nella realtà vedo strade sporche, gente che strilla, nessuna gentilezza, tutti hanno fretta, scappano. Io sono abituata agli abiti a fiori, alle eroine delle mie opere, penso che senza il mio mondo morirei perché è fatto di grazia mentre in giro c’ è tanta aggressività sociale. L’ ancora che mi lega alla normalità sono le mie due nipotine,
Costanza e Matilde». Nomi fiabeschi. «Le adoro, e ho deciso di cambiare vita per trascorrere con loro più tempo possibile: quando sono lontane mi mancano. In fondo credo sia arrivato il momento per una vita normale. Dopo quarant’anni e tante repliche non mi sono mai adagiata: ogni recita è
sempre diversa perché il corpo reagisce differentemente, a seconda delle giornate. Certo, c’ entra molto la professionalità, la disciplina che sai importi, la salute che, nel mio caso, non è mai stata di ferro: non avevo il fisico adatto, ma ce l’ ho fatta ugualmente, nonostante abbia dovuto fare i conti con qualche momento di recupero. I ritmi che si impongono oggi forse non me lo avrebbero permesso. Poveri giovani…».

Il momento più commovente? «Quando ho baciato papa Woytjla perché, come sapete, un papa non si bacia. Dopo l’ emozione del concerto per il Giubileo mondiale per le famiglie, davanti a tanta gente, non mi sono neppure accorta che lo stavo baciando: qualcuno mi ha rimproverata ma lui mi ha abbracciata, come ha commentato la Buttiglione che faceva la telecronaca. Sono finita sulle prime pagine di tutti i giornali». E’ vero che ha avuto scontri con Herbert von Karajan? «No, il nostro è stato un incontro straordinario, ho studiato con lui che mi suggeriva sempre di cantare come se fossi su una barca, dondolando con la voce. Dopo due anni, mi propose di fare delle opere importanti da Bohème a Norma. Io però rifiutai, a quell’ età, avevo poco più di vent’ anni, non ce l’ avrei fatta, gli dissi che l’ avrei deluso, non mi sentivo pronta, rinunciando così a un contratto con la Deutsche Grammophone. È stato durissimo ma non me ne sono mai pentita. Io sono l’ unica cantante che non ha mai cancellato un concerto perché, grazie alla
disciplina ferrea che mi impongo, so curare la mia voce: non ho mai preso un aereo il giorno del concerto, non ho mai mischiato repertori, la mattina non parlo perché la voce dorme, le prove le faccio nel pomeriggio. La voce va rispettata, perfino nei contratti mettevo certe clausole. Tra una Lucia e una Norma devono passare giorni perché si torni sul palco: durante le recite le corde vocali si gonfiano e hanno bisogno di tempo per ritornare normali. Ho visto carriere svanire, voci molto belle fare il percorso di una meteora. Non ho mai fatto i capricci, non sono mai arrivata in ritardo. Diva lo divento solo in scena, quando interpreto le mie eroine».

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