Venghino, candidati, venghino

Silvio Cuffaro, il sindaco di Raffadali, come un’ombra nella lista dei Territori di Leoluca Orlando; Vincenzo Figuccia, l’uomo dei digiuni contro Crocetta, che “salta” da Forza Italia all’Udc di Lorenzo Cesa; Nino Germanà in fotofinish passa dall’Alternativa popolare di Alfano a Forza Italia, dove trova uno “stopper d’eccezione”, il deputato ex An Santi Formica che aulico lo invita “a passare l’estate dove ha già passato l’inverno…”. Venghino, signori venghino.  E’ l’ora della campagna elettorale in Sicilia “ultimora”. Dove tutto può succedere, fino all’ultimo minuto.

Come la improvvisa “rinuncia” a candidarsi del presidente della Regione Rosariuccio Crocetta che, quasi in un testamento politico, dice alla platea diessina di volere essere ricordato come “quello che ha fatto vincere il centrosinistra, non quello che lo ha fatto perdere…” . Risultato: i “de-trattori” che per mesi hanno chiesto “la discontinuità”, si alzano in piedi per una standingovation alla lacrimuccia a Rosario da Gela, l’uomo…che “ha risanato i conti” e che ora, per spirito di servizio, si candida sì, ma per puntare al Senato. Come? Con il suo Movimento, il Megafono. Dove farà spazio al presidente del Parco dei Nebrodi, Beppe Antoci. chiusura delle liste: mentre Crocetta diventa “statista”, Nello Musumeci, camerata che ha già fatto sedici campagne elettorali, “vincendone 11”, diventa come “bostik di coalizione”: mette insieme, con la regia del reuccio di Forza Italia Giianfranco Miccichè, i sottotitoli “Indignados” del professore Gaetano Armao, l’ex assessore all’economia del governo di Raffaele Lombardo che ha incantato Berlusconi con la tavola pitagorica: “in Sicilia, nell’ultima tornata elettorale è andato al voto il 46% dei siciliani. Se si vuole vincere bisogna recuperare tra i giovani e gli scontenti…” e attacca al traino anche “IdeaSicilia” di Roberto Lagalla, già rettore di Palermo, componente il Cnr, il consiglio nazionale delle ricerche, che ha già svolto il ruolo di assessore alla sanità, tra tutte le ricerche politiche quella più formativa in Sicilia per capire come gira la ruota, l’assessorato-chiave che gestisce più della metà del bilancio regionale e i rapporti-convenzione, con 1700 strutture private. Un carro armato, le forze di Centrodestra. Pronto a sfidare da una parte i “5Stelle” di Giancarlo Cancelleri, che sono partiti con l’idea del reddito di cittadinanza, la “Via dell’Onestà” e la rinuncia a una parte delle indennità parlamentari per finanziare le startup, e dall’altra la corazzata messa in piedi da Leoluca Orlando, attorno al nome di Fabrizio Micari, il rettore “civico” in carica di Palermo, attorno al quale ha radunato il partito dei sindaci legati all’Anci; le truppe “picciolate” di Sicilia-Futura” di Totò Cardinale e gli spezzoni di sinistra che ora mirano a fare il ticket con la macchinetta obliteratrice di Articolo-Uno di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

Gente che non ha voglia di perdere tempo “a pettinare le bambole” e punta le “fiches” siciliane su Claudio Fava, vicepresidente dell’Antimafia, che dopo la corsa coi sacchi a Palazzo d’Orleans ora riprova ancora una volta alla volata finale. Gli effetti dell’Adunata, tanto a Destra che a sinistra, si fanno subito sentire: uno che ha dichiarato di non correre più per le elezioni, l’assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici, ci ripensa e torna in pista. E non nasconde più il fatto che un “pensierino” l’aveva già fatto per la carica di presidente. Come il sottosegretario renziano Davide Faraone che per più di due anni ha giocato allo sfascio con il governatore Crocetta al quale ha consigliato pure un “Tso”, il trattamento sanitario obbligatorio. Toni accesi. Che ora tornano per formare le liste. In tanti, troppi,
puntano a un posto al sole del listino del presidente. Come il presidente in carica all’Ars Giovanni Ardizzone. Nel corso di una conferenza stampa di mezz’agosto
ha dichiarato a Palazzo Zanca di non correre più per la carica di sindaco a Messina, ma di sentirsi “legittimato” a chiedere un posto in “listino” al seguito del “centrista” per la Sicilia, Gianpiero D’Alia. I tempi delle ultime notizie del 2012, quando Ardizzione prese ottomila voti, noln ci sono più. Come il partito Udc. Perché proprio D’Alia, il ”pupillo” di Pierferdinando Casini, insieme al ministro degli Esteri Angelino Alfano, ex pupillo di Berlusconi, escono schiacciati da questa lunga maratona preelettorale. D’Alia, che ha visto il suo nome citato come possibile presidente per poi vederlo naufragare come un messaggio in codice in una bottiglia di vetro nel mare in tempesta delle trattative, ha perso mezzo partito ora schierato nel campo avversario, il centrodestra, con la ragione sociale e il marchio Udc in dote al segretario Cesa. Alfano vede volatizzare anche lui mezzo partito nel Centrodestra, dove spira il vento che attira deputati come Nino Alongi e senatori come Bruno Mancuso, pronti a tornare nell’ovile come l’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.

In questo quadro, si inseriscono pirotecniche candidature come Uova di pasqua. E’ il caso di Vittorio Sgarbi, che ha già detto a Giancarlo Cancelleri, che ha come titolo di studio il diploma di geometra, di “non essere in grado neppure di prendere la laurea” e che ha già pronte una serie di battute al vetriolo per “l’uomo del pizzetto”, Nello Musumeci, e il rettore “paracadutato” da Palazzo delle Aquile, Fabrizio Micari. Se da questo punto di vista, la campagna si prospetta “scoppiettante”, quello di cui finora non si è parlato sono i programmi. Ne è forse mancato il tempo? La Sicilia va al voto mentre stacca un assegno di sedici milioni di euro alla UE per dieci discariche “abusive” non ancora “risanate” e ha un debito di duecento milioni per i depuratori mai partiti. Ma mentre Orlando chiede di chiudere la partita “Confindustriale”di Crocetta che ha “s.-venduto” la Sicilia alle lobby di Montante & Catanzaro, argomenti dei quali è stato costretto a occuparsi anche il presidente regionale dell’Antimafia regionale, Nello Musumeci, la disoccupazione, non solo giovanile, al galoppo. Un disagio sociale enorme come la formazione professionale. Azzerata prima dagli avvisi di garanzia della magistratura e ora dalle sentenze del Tar: l’assessorato al lavoro di Bruno Marziano non riesce a fare partire gli “Avvisi” trasformatisi quasi in Navicelle Spaziali: l’Avviso 8 resta, come uno “Sputnik”, ancora in rampa di lancio.

Gli incubatori di imprese seguono il destino delle società partecipate: vanno in liquidazione a Catania, Messina e Termini Imerese come la società che li ha in pancia, Sviluppo Italia, ritenuta dall’assessore Alessandro Baccei, “non strategica”. Ma un giro rapido per le vertenze aperte alla Regione, indica quanto ancora sia lunga la strada del risanamento dei Conti. Crocetta è stato ampiamente criticato per avere “s-venduto la quota”, ex Banco di Sicilia dentro Unicredit, senza nessun avviso pubblico. In effetti, una Regione che ha 5 miliardi di euro di debiti in pancia e che ha sottoscritto strumenti finanziati “derivati”, procurando alle casse regionali perdite per duecento milioni di euro, non avrebbe avuto molte “chanche” di sottoscrivere gli aumenti di capitale Unicredit. Ma ora le vie d’uscita del “nuovo corso” dovrebbero misurarsi sulla campagna elettorale. Musumeci vuole andare a muso duro contro i privilegi della burocrazia. Che si è liquidata 48 milioni di euro di premi “da performance”, nonostante il disastro de conti regionali. Armao propone di inserire la moneta complementare, come già si è fatto in Sardegna, per favorire la circolazione di beni e servizi. E la sinistra del rettore Fabrizio Micari? Racchiude varie anime. E sta “elaborando il programma”.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial