Quei veleni in fondo al mar

La storia dimenticata. Con la crisi del Canale di Suez, i fondali del porto di Augusta furono dragati a meno 22 metri per ospitare le superpetroliere e i materiali dragati con i vecchi veleni della Rasiom, della Montedison, compreso le oltre 500 tonnellate di mercurio del reparto clorosoda, i fertilizzanti della Sincat, della Montecatini, dell’Agrimont e tutto il resto, giacenti nel fondo alla rada megarese, furono scaricati a tre quattro miglia fuori l’imboccatura del porto e lì sono ancora. Una notizia rimasta nascosta per circa 30anni dagli addetti ai lavori. Per il grande pubblico si scopre solo ora non è solo il fondale della rada di Augusta ad essere inquinato dal mercurio e da altri contaminanti industriali. Quel materiale tossico, catrame e rifiuti d’ogni genere e natura, accumulato in circa 20 milioni di metri cubi, insieme ai vecchi e ai nuovi contaminanti, si è sparso in lungo e in largo dalla costa tra l’imboccatura del porto di Augusta, la Baia di Santa Panagia e il porto di Siracusa.

Non è finita. Negli Anni Novanta, per eliminare le secche rocciose ancora insistenti nei fondali della rada megarese e liberare così alcuni specchi acquei alla fruizione di manovra delle petroliere, di fronte alla Esso e alla raffineria dell’Agip petroli, alla Secca Ponaro e in altri punti del porto, una quantità di fanghi contaminati che si aggira ai quindici milioni di metri cubi di materiali dragati, miscelati con catrame, fango e melma, insistente per gli scarichi fognari della città megarese, mischiati ai mille veleni nella profondità della rada di Augusta, furono sversati a circa tre miglia dall’imboccatura della rada megarese; all’epoca l’Europa non si era adeguata ai nuovi protocolli antinquinamento e i dragaggi a mare erano meno complicati. Infatti, la bonifica dei fondali marini è diventata un grosso problema tecnico-economico. E mentre con le vecchie norme i materiali dragati con tutto il carico velenoso si potevano scaricare a largo, ora invece occorre garantirne la depurazione dei fanghi dragati, separando i reflui e la parte restante da stoccare nelle discariche a terra o a mare, attraverso la realizzazione di casse di colmata a tenuta stagna, come i sarcofagi di cemento armato, da utilizzare da banchine per il diporto o altro.

Ecco perché si scopre che il pesce pescato anche fuori della rada può essere contaminato da metalli velenosi che rimangono attivi per un numero di anni ancora da definire. Intanto, nei fondali all’interno della rada di Augusta ci sono giacenti ancora circa 18 milioni di metri cubi di veleni. Uno studio dell’Oms, conferma da anni che tutti i residui prodotti dai siti industriali sono a forte rischio per la salute delle popolazioni residenti nel circondario, fino a un raggio di circa 15/20 kilometri in linea d’aria a terra mentre nel mare le correnti trasportano lontano il mercurio e il resto dei veleni. Il sistema di produzione dei prodotti chimici e della
raffinazione, i petrolchimici quindi, continuano a fare un numero altissimo di morti per infortuni, per cancro, per linfomi, per leucemie ai polmoni e in altre parti del corpo, oltre al grave fenomeno della nascita di bambini malformati; quest’ultima legata direttamente all’inquinamento del mercurio. I casi di patologie particolari su determinate aree ad alta concentrazione industriale, dove la mortalità per cancro ai polmoni e tumori gastrici, linfomi, leucemie e mieloma multiplo nelle donne si sono incrementati fino a raggiungere il livello preoccupante di un + 50% e misero in allarme rosso le procure della Repubblica di tutta Italia, e nello stesso tempo mandarono in confusione la classe politica dirigente. La coscienza si era in loro forse ribellata. Nei Poli industriali di Gela, Priolo, Melilli, Augusta, fu registrato un aumento del 20% circa dei linfomi in genere: alla vescica, al pancreas, al colon retto e a tutto il sistema linfo-emopoietico, al fegato, all’utero, oltre all’incremento delle nascite di bambini nati malformati e i casi di leucemia fulminante che colpì tanti bambini in tenera età e tante donne (leggi il resto dell’articolo scopri tutti i particolari sul settimanale 100Nove Press in edicola o nell’area abbonati).

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