Agricoltura e ricerca: dai fichi d’india siciliani un olio prezioso e benefico

Dai semi del fico d’india siciliano si può ricavare un olio benefico. La scoperta arriva da un team di chimici e agronomi del Cnr e delle Università di Catania e Palermo, ed è stata appena pubblicata sull’ European Journal of Lipid Science and Technology. Grazie all’alta concentrazione di acidi grassi insaturi, l’olio di fico d’india possiede delle proprietà nutraceutiche uniche, incluso un elevatissimo contenuto di Omega 3 e vitamina E. E’ già utilizzato, anche se in ridotte quantità, nella cosmesi, ma ancora gli si preferisce l’olio di Argan. Ciò che molti non sanno è che la spremitura dei semi sarebbe l’ingrediente ideale per la produzione di additivi alimentari, capsule, polveri e sciroppi.

La resa non è eccezionalmente elevata: da cento chili di semi si estrae circa un litro di olio che sul mercato ha un valore di 500 euro. Ma ciò che lo rende economicamente interessante è la sua accessorietà: lo si ricava infatti dagli scarti non idonei al commercio (frutti troppo piccoli, ammaccati o rovinati da grandine e parassiti). Una tonnellata di scarto grezzo vale appena 150 euro, che possono diventare 1200 a patto che venga trasformata in derivati: oli essenziali, pectina e coloranti. La commercializzazione è in fase di studio. L’ultima parola spetta alle industrie chimiche e alle case farmaceutiche che ne devono riconoscere i potenziali curativi e soprattutto ritenerlo economicamente valido e non sostituibile con un prodotto analogo a più basso costo.

Al momento, una sola azienda di Paternò (CT) estrae l’olio dai semi, ma in minime quantità (circa 20 litri). Le potenzialità però sono elevatissime: la coltivazione del fico d’india si estende su una superficie compresa tra i 2.200 e i 2.500 ettari (sull’ Etna, a San Cono, a Roccapalumba e a Santa Margherita Belice) ed ogni ettaro produce mediamente cento quintali di fichi d’india. Il programma d’incentivazione promosso dal ministero dell’Agricoltura inoltre, permette di accedere ad alcune misure a sostegno dell’agricoltura, come i mutui a tasso zero, incentivi per acquistare i terreni, l’azzeramento per tre anni dei contributi previdenziali per le nuove imprese giovanili e l’ammortamento delle macchine agricole contenuto nel programma “Industria 4.0”.

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