Buscemi, scrivere piccante

La cerimonia di premiazione della seconda edizione del Concorso letterario giornalistico ArgenPic Scrivere Piccante che si è svolta mercoledì 16 agosto presso l’Area Eventi Pineta Avad di Tarquinia Lido (Lungomare dei Tirreni), ha decretato vincitore del Primo Premio, per la sezione “Libri”, lo scrittore Piero Buscemi, nato a Torino ma siciliano purosangue di Nizza di Sicilia con il romanzo inedito “Le Ombre del Mare”. Il Premio letterario-giornalistico ArgenPic Scrivere Piccante è stato organizzato dall’Associazione Borgo dell’Argento con la collaborazione dell’Associazione Culturale Oltrepensiero e dell’A.V.A.D. (Associazione Volontari Assistenza Disabili) sotto l’egida dell’Accademia Italiana del Peperoncino. Quattro le sezioni a concorso.

I premi principali, per Racconti, Poesia, Giornalismo, prevedono la pubblicazione gratuita delle opere vincitrici su una Antologia edita da Bibliotheka Edizioni di Roma, che sarà stampata e distribuita anche in Argentina da Editores Argentinos di Buenos Aires. Due le Giurie in campo composte da scrittori, poeti, giornalisti, docenti, medici, personaggi del mondo universitario, teatrale, cinematografico e televisivo. Presidente della Giuria per le Sezioni Racconti, Poesia, Giornalismo è stato Alvaro Tarparelli. Presidente della Giuria Sezione Narrativa-Libri è il docente Patrizio Paolinelli. Presidente onorario del premio ArgenPic Scrivere Piccante è stato Osvaldo Bevilacqua, Giornalista Rai2 della trasmissione Sereno Variabile. Madrina del Premio Letterario-Giornalistico e della Festa ArgenPic (dal 16 al 19 agosto) è stata Anna Moroni della Prova del Cuoco di Rai1. Di seguito la motivazione del premio che ha visto primeggiare lo scrittore nizzardo con il suo “Le Ombre del Mare”: “Piero Buscemi è un affabulatore. E’ un autore che gioca con le parole, che riesce ad elevarle verso altezze inusitate, che le usa come un grimaldello per scardinare luoghi comuni e frasi fatte, che le plasma a suo piacimento creando universi semantici di sconfinata bellezza. La storia di Said, il suo angoscioso vivere in un’Italia del Sud barbara e primitiva, in cui ogni diritto è violato, schiacciato, deprivato di qualsiasi umanità, sa colpire il cuore e la mente.
Di scena il caporalato, la nuova schiavitù dei nostri giorni. Il lavoro massacrante nei campi, una manciata di euro sporchi di sudore e rabbia, le catapecchie scrostate dal tempo e dal sole, il sesso mercenario consumato con violenta tristezza.

Ma di scena anche il viaggio di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno abbandonato il loro paese natio per raggiungere un’Italia agognata e sognata dai televisori. Quella stessa Italia che, accogliendo queste povere anime in pena, le fa accomodare nell’anticamera dell’inferno. Il viaggio in mare su mezzi di fortuna, la morte per annegamento, i formicai stipati di corpi, urina ed escrementi, il miraggio di una nuova vita che si trasforma in illusione. Le ombre del mare è una lettura ostica, che costringe il lettore a soffermarsi sulle parole, a carpirne il senso ultimo, ad interrogarsi sul loro significato recondito. E’ un romanzo scabro, nudo e crudo, ma accomodante, che urtica ed obbliga a pensare, che pone domande difficili e fornisce risposte scomode. Leggendo Buscemi viene in mente la prosa sintatticamente complessa di Aldo Busi.

Si avverte la stessa urgenza narrativa, la stessa virulenza sintattica. Un’urgenza narrativa capace di dipingere il nostro Sud Italia con i toni dell’Apocalisse, una linea gotica ininterrotta, che unisce la Campania alla Sicilia, in un maledetto destino di sopraffazione, retrogradi retaggi culturali ed inetta rassegnazione. Un’opera maiuscola che riconcilia con il significato del verbo leggere”.

 

Orazio Leotta

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