L’Editoriale – Monte Paschi di Siena e lo strano caso di Riscossione Sicilia

 

Tra le banche in default che lo Stato ha ricapitalizzato attraverso il fondo Atlandide figura il Monte Paschi di Siena, istituto bancario fondato nel 1492. Condizionato nella gestione della Fondazione che lo controlla dal Pd toscano e da sotterranee vitalità massoniche che indicano Siena molto vicina a Messina, il Banco è andato in…bancarotta perché ha acquistato per nove miliardi di euro Ambronveneta, banca che forse ne valeva la metà.

Ora il “Monte” che ha come azionista di riferimento lo Stato italiano, ha cominciato a spulciare i suoi conti. E tra gli affidamenti ha trovato la voce “Riscossione Sicilia”, la società che riscuote le tasse in Sicilia, che il Parlamento siciliano, prima di festeggiare i suoi novecento anni di gloriosa storia,  ha di recente ha messo in liquidazione, con la prospettiva di affidare la gestione a Equitalia. Un fatto che deve allarmato non poco l’istituto presieduto da Alessandro Falciai, di cui è amministratore delegato Marco  Morelli. I due, dimenticando che lavorano per lo Stato italiano, hanno improvvisamente visto piovere sui conti di Riscossione incassi-record di 120 milioni di euro, frutto della prima rata della rottamazione delle cartelle esattoriali in Sicilia.  Così, considerato che la scopertura concessa alla società di riscossione siciliana è di 160 milioni, hanno deciso di chiudere i rubinetti e di tenersi i soldi: “fido revocato perché a rischio”. Motivazione: la società è stata messa in liquidazione e… per come vanno le cose in Sicilia, non si sa mai come va a finire. Nessuno ha spiegato, forse, ai dirigenti del Monte Paschi di Siena che questi soldi indebitamente trattenuti non sono di Riscossione che fa l’agente esattore e trattiene l’aggio ma sono dei comuni siciliani e dell’Inps. Non basta: “i signori” di Siena dimenticano che fino a qualche tempo fa, sono stati soci rilevanti della Serit Spa, società con la quale hanno partite contabili aperte e che è al centro di una denuncia del governatore Crocetta che ha sostenuto in un ricorso che le somme “girate” al Monte Paschi non sono proprio regolari. Così non sembra limpida la valutazione delle quote quando era assessore alle Finanze,  governo Cuffaro, l’assessore Cintola. Crocetta, per conto della Regione Sicilia, chiede la restituzione di 106 milioni di euro.

Contro la revoca unilaterale del fido da parte del Monte Paschi, l’avvocato Antonio Fiumefreddo che guida Riscossione ha proposto un ricorso d’urgenza che il Tribunale di Palermo ha subito fissato per mercoledì 20 settembre. Ma resta il fatto che di fronte a un fatto così inusitato per la Sicilia, nessun deputato abbia detto nulla. Sono tutti presi a studiare i collegi elettorali. Quello che succede poi nella società Riscossione o nella Sicilia intera, non sembra importi molto, a lor signori.

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