Un assegno “cash” da un milione di euro e via… l’affare è concluso. C’è qualcosa che non quadra nella controversa cessione dell’Hotel Riviera di Viale Libertà
da parte dell’ex Provincia alla società “Neptunia” del gruppo Franza. Dopo i tira e molla degli anni passati che hanno portato Palazzo dei Leoni, sotto la guida del commissario straordinario Filippo Romano, a dare incarico a una società immobiliare privata, la Italcase di Giuseppe Giuliano, di trovare un acquirente per l’ex albergo venduto 34 miliardi di lire dall’imprenditore Sebastiano Russotti all’ente quando era presidente Pippo Naro, ecco la svolta: Renato Accorinti, nella sua qualità di sindaco metropolitano, ha scoperto che lo “scambio” di edifici tra l’albergo di Viale Libertà, valutato ora sette milioni di euro, e quello offerto dal gruppo Franza alla Zir, zona industriale regionale da destinare ad edificio scolastico, non è proprio una passeggiata: occorre il cambio di destinazione d’uso.

Una pratica che non si può fare così, in quattro e quattro, otto. Anche perchè l’assessore regionale al territorio Maurizio Croce ha già impugnato il Piano “Salva Colline” formulato dall’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola che fa schizzare la volumetria nella zona. Così, in una nota dell’otto settembre scorso, Renato Accorinti, consultato il suo assessore all’urbanistica, ha del tutto cambiato idea: il Palazzo dei Franza dell’omonima via diventa un ufficio direzionale della Provincia e la differenza della somma che i Franza si erano già impegnati ad investire per adeguare l’edificio in istituto scolastico, sarà versata in cassa all’ente, in contanti. Con tanti saluti. C’è qualcosa che però non quadra in tutto l’affare. Di pura contabilità aziendale. Se l’immobile del gruppo armatoriale, nella omonima via Giuseppe Franza, esteso 5283 mq, dei quali 700 destinati a parcheggi e 398 ad archivio, è stato stimato da perizia giurata firmata dall’ingegnere Pasquale De Domenico, depositata il 4 agosto 2016 al Tribunale di Messina, 11.498.304,33 euro di euro, a che titolo ora i Franza tirano fuori un ulteriore assegno di un milione di euro per perfezionare la cessione dell’albergo di via Libertà?

La società “La Cava Group” che aveva offerto cinque milioni di euro cash, condizionati all’ottenimento di un mutuo, per acquisire l’ex albergo, ha già fatto ricorso al Tar, contestando la procedura di assegnazione dell’immobile, poi ritirata in autotutela, che aveva visto in testa la società “Nuovo Parnaso” dell’imprenditore Nino Giordano che proponeva lo scambio con un immobile rustico in via Roosvelt, sempre in area Zir, lungo la via La Farina. Tra i sette milioni stimati per l’Hotel Riviera e gli 11 milioni della struttura dei Franza, ci sono cinque milioni di euro differenza, la stessa somma offerta in contanti da La Cava. In due diversi atti di indirizzo, il viceprefetto Filippo Romano, in relazione alla pratica “Riviera”, il 9 agosto ha prima indicato per la “compensazione” scolastica dell’operazione il
“Plesso Don Orione”, poi è tornato ancora sulla questione il 20 agosto, raccomandandone ancora una volta tutta l’urgenza, in considerazione dei possibili danni all’erario metropolitano per ulteriori ritardi “nell’alienazione di un immobile infruttuoso”: in verità il Riviera non paga Imu, proprio perchè l’immobile è infruttuoso.

E resta ancora da definire la fattura da 480mila euro recapitata dall’Italcase al gruppo Franza per la mediazione immobiliare, aggiudicata con bando pubblico dalla Provincia per 200mila euro.

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