Alternativa non troppo popolare

C’è stato un momento di imbarazzo, a conclusione della conferenza stampa promossa dai leader di Alternativa Popolare, sabato scorso a Palermo, per la presentazione della candidatura a Presidente di Fabrizio Micari. Dopo gli interventi del presidente dei Centristi per la Sicilia Giampiero D’Alia, del candidato vice-presidente in “tandem” Giovanni La Via, del capolista a Messina Giovanni Ardizzone, di Fabrizio Micari e del ministro Angelino Alfano, in aula è sceso il gelo. “Non ci sono domande da fare?” ha chiesto Angelino Alfano, già pronto ad alzarsi insieme a D’Alia e agli altri.

Poi qualche domanda di maniera è arrivata: il senso della candidatura di Vicari, gli accordi per i frenare gli ingressi degli immigrati. Ma cosa c’è che non va in questo tipo di presentazioni? Un tono, forse un po’ troppo deciso da parte di Alfano, sulla scansione di tempi e modalità delle domande? controllo dei candidati, che ha fatto sua anche “DiventeràBellissima” di Nello Musumeci e lancia poi un allarme: il rischio di trasformismo. Non fa il nome di nessuno, perché negli ultimi mesi ha perso mezzo partito, ma indica la girandola delle poltrone come uno dei mali politici. Giovanni la Via, europarlamentare con il piglio del professore che cerca di formare studenti da “30 e lode” fa scorrere le slide e parla di bilancio da risanare, fondi europei da utilizzare al meglio, collegamenti da potenziare, grandi potenzialità non sfruttate in agricoltura, “mentre ventimila giovani l’anno lasciano la Sicilia!”. Al tavolo dei convitati, siede il suo “padrino” politico Giuseppe Castiglione, l’uomo con il fienile dei voti di Alternativa popolare che lo ha strenuamente difeso dal suocero Pino Firrarello che voleva dargli “il foglio di Via”. Giovanni Ardizzone ha una preoccupazione: riportare al voto il 55% dei siciliani indignati che disertano le urne perché nauseati dalla politica. Lui i suoi voti li ha
contati: nelle ultime elezioni ha preso in provincia di Messina 8008 voti, ma, rivolgendosi al presidente Alfano, poi sottolinea: “Dal giorno dopo dell’elezione questi voti sono azzerati. Non esistono più”. Lo rincuora il fatto che una donna in via Principe di Belmonte lo ha fermato: “Finalmente avete deciso, altrimenti non sarei andata a votare”. Fabrizio Micari fa sua la preoccupazione del futuro dei giovani, con il quale spiega il suo impegno ora in politica: fare in modo che nei prossimi cinque anni possa essere restituita ai giovani la fiducia, e che si possa passare dalla fase formativa a quella della creazione del lavoro qualificato”. Alfano sorvola sulle questioni più spinose, dice che quello siciliano “è solo un esperimento elettorale siciliano”, che in Italia c’è ancora l’Italicum e che quindi alle elezioni locali la spuntano le coalizioni e che i moderati sono tali proprio perché gli estremisti, come Salvini e Meloni, puntano sulla Destra di Musumeci, altri estremisti a sinistra vanno a sinistra della coalizione e che il pericolo dei Grillini è scongiurato: non hanno retto al crash test, “più crash che test” perché non sanno governare. Chi li ha votati si è pentito dice Alfano-noi al loro dilettantismo rispondiamo con la competenza di Fabrizio Micari, che guida la più grande università del Meridione e ha mostrato di saperlo fare”.

L’idea forte di Alternativa popolare, sarà presentata nel futuro: è quella di fare della Sicilia una grande area “free tax”, il famoso punto franco per cui era nato l’Ente Porto a Messina, gli è dovuta per gli sforzi che l’Isola ha fatto nell’accogliere tanti migranti in nome dell’Europa. Alla domanda successiva sulle diserzioni di partito, il ministro risponde aggirando l’ostacolo: “Si tratta di fenomeni fisiologici, anche l’altra volta alle regionali amici carissimi come Innocenzo Leontini e Nino Beninati sono andati via. Ma oggi per alcuni che lasciano, altri ne entrano: vedrete che alla fine prenderemo più voti di quanto prima noi stessi non pensassimo.”

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