E’ l’assalto alla Diligenza. Dopo avere sopportato per anni le mediazioni con i partiti, ora il governatore non ha più pudore: o con lui, o contro di lui. E così nelle nomine residue che restano ancora da fare in una Regione occupata fino al collo da dipendenti e commissari, ecco la raffica di incarichi del governatore che ha perso ogni freno inibitorio: nove candidati su nove, tutti del Megafono, vanno ad occupare i posti negli “scassati” e indebitanti “Iacp” siciliani, gli istituti di edilizia economia e popolare che una riforma avrebbe dovuto trasferire sotto un unico ente.

Francesco Calanna, già commissario dell’Esa, l’ente di sviluppo agricolo, ora capo di gabinetto dell’assessore alle Infrastrutture Luigi Bosco va come commissario all’Istituto di Messina; Enrico Vella a Caltanissetta, il mistrettese Rosario Andreanò, la cui moglie è già impegnata nel gabinetto dell’assessore all’Energia, la vicepresidente Maria Lo Bello, va a Enna; Cristina Foti a Catania, Salvatore Giarratana a Palermo e la segretaria storica di Crocetta, Loredana Lauretta, va a
Ragusa. Una occupazione lenta cominciata già con l’Irsap, affidato al commissario Maria Grazia Brandara, fedelissima della Lo Bello, e continuata con l’Ircac, dove è andato tra le polemiche il tunisino “Sami”. Fedelissimi ora entrano anche nei consigli degli aeroporti, come è successo a Trapani con Daniela Virgilio All’Airgest
e con la Michela Stancheris già cooptata nel consiglio di amministrazione dell’aeroporto di Comiso. Una perdita di freni inibitori che, come denuncia il candidato alla Presidenza della Regione, Claudio Fava, sembra avere investito più di un assessore, come Anthony Barbagallo che ha assegnato 104 contributi per sagre e
feste paesane, delle quali ben 50 ricadono nel suo collegio elettorale. “Tutti dentro” è la parola d’Ordine di Crocetta, che ora torna a prendere lo zaino per la campagna elettorale che sembra averlo animato. Peccato che i risultati della sua azione amministrativa non convincano granchè i giudici della Corte dei Conti, che insieme al sindaco Orlando, suo acerrimo nemico in questa partita dei rifiuti, chiede 20 milioni di euro di danni per “malagestio” del servizio a Palermo, già a partire dal governo Lombardo, quasi a sottolineato che ci fosse uno dopo l’altro poco è cambiata nella disastrosa gestione dei rifiuti, che un risultato, a sentire
Leoluca orlando, l’ha determinato: ha fatto ricca l’ala confindustriale legata a Rosario Crocetta, la stessa che  oggi esprime il presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro.

Il governatore in carica, che all’improvviso, dopo un incontro con Matteo Renzi, ha deciso di ritirare la sua candidatura, ha mollato il movimento “#RiparteSicilia” e ha deciso di riprendere in mano il Megofono; la stessa lista con la quale dovrebbe presto presentarsi alle elezioni nazioni. Un test, importantissimo, per Crocetta,
per dimostrare che ancora esiste. I sondaggi che gli assegnavano, complice la notorietà, 8 punti percentuali, da quando ha deciso di ritirare la sua candidatura non sembrano premiarlo: scende nei consensi giorno dopo giorno. Precipitosamente. L’argomento principe della campagna elettorale del Centrodestra è infatti il disastro del suo governo: dall’abolizione delle Province che ora sono state rimesse in piedi, alla gestione dei rifiuti e alle infrazioni dell’Europa; dalla perdita dei fondi per i depuratori; dalla gestione e del mantenimento dei burocrati nei posti-chiave dell’amministrazione; del valzer di assessori cambiati in quattro anni, 58 in tutto, che hanno trasformato la giunta regionale in una sorta di giostra. “Fai una corsa e via…”. Il tema forte della campagna elettorale della sinistra, del centrodestra e dei Grillini, è oggi diventato la “discontinuità”. Ma gli attrezzi che Crocetta tira fuori negli ultimi 58 giorni di vita del suoi governo sono, fanno notare i Grillini, “un po’ patetici”: vuole stabilizzare tutti i precari e ricorda come ha risanato il bilancio e che la Sicilia dopo anni torna a correre e ad assumere. Per fare questo ha bisogno di “continuità”. Ma tutti sanno che Crocetta presto non ci sarà più in Sicilia: ha trattato un posto come senatore e il Pd in qualche modo ha deciso “non di aiutarlo, ma di non ostacolarlo” ammette a denti stretti un esponente Renziano, vicino al nemico di sempre di Crocetta, il sottosegretario
Davide Faraone. Il lato un po’ comico di queste elezioni è che ora Rosario da Gela, in questa campagna elettorale, si trova a sostenere il professore Fabrizio Micari, uno che ha giudicato fino a qualche giorno fa “un marziano imposto dall’alto”.

Uno che ha il sostegno di un concorrente storico, Leoluca Orlando, e di quello che Crocetta ora considera un suo “traditore politico”, il Totò Cardinale di “Sicilia Futura” e un traditore dell’ultima ora, il presidente dei Centristi di Sicilia, Giampiero D’Alia. Tutti personaggi in cerca di “discontinuità”, che ora si trovano riabbracciati con Rosario Crocetta nello stesso cammino… “per una Sicilia migliore”, che ora ha designato il suo assessore numero 59, l’avvocato messinese Aurora Notarianni.

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