«Sai mamma, la nostra preside ha fatto qualcosa di veramente carino. Credo sia in gamba… Ha detto che a scuola metterà una cassetta come quella delle poste e noi alunni che vogliamo segnalare casi di bullismo potremo farlo senza bisogno di scrivere il nostro nome se vogliamo». La scuola è la Pascoli-Crispi di Messina e la notizia fu annunciata la fine dello scorso anno. Da quest’anno dovrebbe essere lì la cassetta, in bella vista, a portata di mano per le lettere di quei bimbi che saranno certamente ancora carichi di errori di ortografia vista la tenera età che non li mette però al riparo da dolori forti, cattiverie gratuite, paure e ansie capaci di minare fin dalle fondamenta la loro capacità di stare al mondo.

I bambini possono diventare crudeli, si sa, e il fragile, il diverso o anche l’invidiato dal leader di turno diventa il bersaglio. L’empatia tra i banchi di scuola è ai minimi storici, lo segnala l’Istat: un ragazzino su tre subisce atti prevaricatori – bambine e immigrati più degli altri -, gli abusi tra pari sono in aumento persino alle elementari. Certo, il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo è quello più macroscopico ed estremo, ma assistiamo a una cattiveria 2.0 alla quale, come genitori e insegnanti, non sono preparati. Eppure al di là di isolati casi e deboli segnali, sono poche le scuole che hanno avviato progetti per affrontare con maggior frequenza e consapevolezza l’aggressività relazionale e gli atti discriminatori tra compagni. Dal 2015 è attivo il progetto Generazioni Connesse con il Miur, il Ministero dell’Interno, la Polizia Postale e Telefono Azzurro, e per la prima volta sta prendendo forma un piano nazionale di formazione della docenza, per accrescere le competenze psico-pedagogiche su questi temi. Ma solo i singoli istituti, che ogni anno devono elaborare progetti per l’inclusione, in modo da aiutare gli studenti a superare i momenti di criticità, il rifiuto, la discriminazione. Per stare bene a scuola occorre promuovere laboratori, film, incontri culturali. Il successo passa da qui. Nel 2014, secondo i dati Istat, oltre il 50% degli 11- 17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%). Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyber bullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

Per cyber bullismo s’intende ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Ma anche la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo. Dopo anni di attesa anche l’Italia ha finalmente la propria legge sul cyber bullismo. Un fenomeno che continua a diffondersi a macchia d’olio e che miete moltissime vittime sul suo cammino. Secondo i dati del centro nazionale di ascolto di Telefono Azzurro nel lasso di tempo che va da ottobre 2014 a dicembre 2015 sarebbero non
meno di 4.402 i casi con motivazione conosciuta. Ma i numeri reali potrebbero essere molto più alti. Di recente a Palermo si è svolto l’incontro dal titolo “Bullismo Cybercrimine o Vittimologia”. E’ stata raccontata la storia di Amanda Todd dal titolo My Story: Struggling, bullying, suicide and self harm (La mia storia: lotta, bullismo, suicidio e autolesionismo), nel quale, tramite una serie di flashcard, raccontava la sua esperienza. .

In quell’occasione sono stati presentati anche i dati di Telefono Azzurro che durante l’anno scolastico 2015 – 2016 hanno monitorato un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo. In totale i casi gestiti sono stati 270, che hanno richiesto un totale di 619 consulenze. Bullismo e cyberbullismo sono un’emergenza sociale in costante aumento e dai risvolti potenzialmente drammatici, non solo per la vittima, ma anche per il bullo e per tutta la comunità. Minaccia, infatti, sempre di più anche i bambini di 5 anni, coinvolge sempre più le ragazze e ha ripercussioni anche sugli spettatori dei casi di violenza. Due volte su tre la vittima è un preadolescente, ma l’età delle vittime si sta abbassando, anche a 5 anni (ben il 22% dei casi). E’ stato evidenziato che la scuola è il luogo in cui maggiormente avvengono episodi di bullismo, confermando il fatto che il “bullo” nasce durante il percorso scolastico dei giovani a volte già durante la scuola primaria.

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