Addio Sicilia ingrata

Isola con la maggiore emigrazione al mondo, oggi la Sicilia è costretta per la sua posizione geogra ca a diventare sempre più punto di accoglienza per mi- gliaia di migranti, profughi o rifugiati. Quasi un corso e un ricorso della storia. Come le onde di immi- grati che arrivano, mentre dalla Sicilia i giovani sono co- stretti a emigrare. Dal 1860 ad oggi in 2,2 milioni hanno lasciato l’isola, di cui quasi 700mila nel solo decennio 1961-71. Oggi i siciliani iscritti all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero) sono oltre 700 mila (il 14,4% del totale) di cui 28 mila originari di Palermo e quasi 19 mila di Catania. I dati forniti dall’indagine Istat ci dicono che negli ultimi anni dalla Sicilia sono partiti per l’estero ogni anno fra i 10 mila e i 20 mila “ gli”, facendo per- dere all’isola 200 mila forze lavoro in cinquant’anni.

Se si analizzano ussi e ondate, l’emigrazione siciliana ha inizio nell’Ottocento seguendo l’espansione coloniale italiana e cercando lavoro in Tunisia, Libia, Eritrea e Marocco. Oggi invece le mete preferite sono la Cina, l’India, gli Emirati Arabi, il Medio Oriente, il Sud Africa, il Kenya ed altri paesi Oltreoceano. In un secolo e mezzo è cambiato anche il livello di istruzione degli emigrati. Se prima partivano agricoltori, operai, artigiani, chi oggi si propone all’estero sono soprattutto professionisti, laureati, diplomati. Tutti coloro che non riescono a tro- vare sbocchi nella propria terra che non dà spazio alla creatività dei “cervelli”. Ma in questo mare in tempesta non mancano i casi positivi. Di chi, con la consapevolezza che manca il lavoro, decide di inventarselo o di affidarsi ai settori produttivi come ad esempio fanno alcune imprese nel catanese. Vengono chiamate “imprese under 35” poiché tutte guidate da giovani menti. Sono 12.271 e hanno un tasso di crescita rispetto all’anno precedente di 6,1%. Analogo incremento in tutta l’isola, infatti sono 55.899 le imprese formate da giovani che trainano la crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

Le maggiori presenze di imprenditori under 35 si re- gistrano in settori come le attività di lotterie, scommesse, servizi postali. Ma se si guardano le nuove iscrizioni emerge una mappa di settori produttivi come per esempio il settore delle telecomunicazioni, attività nei servizi finanziari, attività forestali, pubblicità e marketing. E ovviamente in tutte queste attività non manca la sponsorizzazione via internet. La società li ha definiti “Millenials”: sono nati negli anni Novanta, hanno conosciuto il benessere economico ma sono senza certezze e affrontano il nemico della loro generazione “boh”, la disoccupazione. Dalla frustrazione nasce così il desiderio di riscatto. Come? Sfruttando il web per comunicare di sé al mondo. I Millenials usano la cyber sponsorizzazione per usufruire di numerosi servizi, dalle e-mail ai motori di ricerca, per passare ai portali editoriali ai video contenuti e al confronto con altri in realtà many- to-many.

Occorre quindi svegliare le giovani menti siciliane assopite da tutto il sistema. È ciò che ha fatto Alberto Caracciolo, 29 anni, siciliano Doc. “Ho coltivato le mie passioni –si racconta- e mi sono messo in gioco. Volevo affermarmi come ingegnere, ma anche come insegnante, infatti ho svolto delle supplenze al Nord. Ma la vera s da è quella di restare nella propria Terra. ”Da ingegnere elettronico, Alberto comincia la sua at- tività come chef a domicilio. Sviluppando da sempre un amore per la cucina e le sue tradizioni, oggi si guadagna da vivere entrando nelle cucine delle famiglie. Ha anche un blog, interattivo, dove s da i nuovi talenti tramite video-ricetta. Per chi sa cucinare ed è propenso a trattare con la gente, l’attività rappresenta un’idea di business innovativa e redditizia.“Noi vogliamo restare”. È ciò che intendono fare molti giovani che credono ancora fermamente che in quest’isola non ci siano solo panorami, cucina e cuore ma è possibile vivere e lavorare. È l’esempio messinese dell’associazione Zancle. Un gruppo di ragazzi di Messina, studenti universitari impegnati da anni sul territorio. Riprendendo la classica Istat e i dati sconfortanti, più di 4 mila ragazzi under 30 avrebbero lasciato la nostra città dal 2008 ad oggi, facendo così diventare Messina la seconda città per tasso d’immigrazione giovanile. Il Presidente dell’associazione Zancle, Alberto Baldone, non ha dubbi: “Siamo tutti ragazzi che hanno fatto una scelta di campo chiara e cristallina, cioè spendersi per la propria comunità, con tutti i problemi che questa scelta comporta. Ci siamo messi in gioco da due anni in numerosi ambiti e realtà, cercando sempre di migliorarci lasciando qualcosa di buono. Abbiamo fon- dato una realtà associativa che ogni giorno s’impegna al- l’interno dell’Ateneo peloritano, realizzando idee e proponendo progetti”.

Ad oggi il gruppo è formato da circa 40 ragazzi. Si riunisce settimanalmente e discute sui futuri programmi ed eventi da organizzare, come cene di bene cienza, cura dell’ambiente e tutte quelle attività che possano coin- volgere il più possibile gli studenti, i ragazzi non iscritti all’Università e anche professori o chi è interessato agli eventi in programma. Zancle viene sostenuta autono- mamente dai tesserati e dai partecipanti, talvolta con l’aiuto di qualche professore universitario che aiuta nella sponsorizzazione delle attività. Per il futuro le idee sono chiare, e anche se; come giusto che sia a questa età, ci sono delle incertezze, si ha la voglia di continuare con la gestione dell’associazione per ampliare sempre di più le possibilità di questa città e dei giovani che ne risiedono. Alberto Baldone continua: “Nel momento in cui si pro- muove un’idea, a volte ci sono delle attività commerciali che sono propense nell’aiuto, altre dalle quali invece riceviamo dei “no” categorici. L’imprenditorialità giovanile a Messina è possibile. Ma dopo questi dati bisognerebbe fare agevolazioni, sovvenzioni e programmi politici principalmente per i giovani.”

Tra le novità dell’Associazione Zancle, un sistema di agevolazioni per gli studenti. Si chiama “Iuris-Economy Card, una carta sconti che in base ai siti o gli enti con- venzionati permette di usufruire degli sconti in base a ciò che si vuole acquistare. Guardando alle spese di molti ragazzi, specialmente per i pendolari, si è pensato di dare un aiuto facendo risparmiare anche nelle piccole cose o semplicemente nell’acquisto di un libro da studiare. Con- tinuano ad esserci delle speranze secondo le quali, con la creazione del famigerato Ponte, i ragazzi non fuggireb- bero. In gran parte queste speranze provengono dai pro- motori e dalle associazioni dei “sì al Ponte”: i movimenti di Rete Civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno o CapitaleMessina. Sul dibattito sulla fuga dei ventenni, interviene anche il segretario generale della Cgil Giovanni Mastroieni: “quello che oggi ci vuole è un piano, un programma ge- nerale e settoriale di rilancio economico e di sviluppo per la Città metropolitana di Messina, in grado di creare lavoro e occupazione giovanile.”Ma sui 4000 ventenni che sono scappati via, non si ri ette molto. Infatti come ricorda Mastroieni “ad oggi il dibattito che si è sviluppato ha parlato solo di uomini, coalizioni, senza nessun accenno ai programmi e alle strategie di sviluppo.”.

Per il direttore generale dell’Agenzia nazionale giovani Giacomo D’Arrigo le maggiori cause che hanno portato Messina a diventare tra le città meno a misura di giovane sono l’inadeguatezza di una classe politica che oggi ci consegna questi dati, accompagnati dall’assenza di scelte strategiche, progetti e proposte. “Non è partire che deve farci paura –spiega D’Arrigo- ma la capacità di offrire ai nostri giovani una realtà in cui tornare. La mancata ca- pacità di richiamare, di attrarre, di avere la forza di ri- mettersi al centro di scambi e occasioni, rendono Messina un luogo in cui è difficile credere in un futuro “normale”. La soluzione per Giacomo D’Arrigo sarebbe quella di guardare il problema dritto negli occhi e pretendere po- litiche attive e concrete per la città. Stupito anche lui dal silenzio di chi a Messina ricopre un ruolo nella politica e nelle istituzioni, riuscendo a fomentare le frustrazioni di chi a settembre dovrà ripartire e abbandonare la sua terra d’origine.

Maria Sole Denaro

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