Un codice alfanumerico come quello dei nazisti, ideato però senza l’ausilio di una sofisticata macchina. La nuova frontiera della ’ndrangheta in fatto di comunicazione è un modello composto da lettere e numeri mischiati in combinazioni ordinate, praticamente indecifrabile. Un ritorno al passato per sfuggire alle cimici e alle intercettazioni che consente un dialogo più efficiente per il traffico degli stupefacenti.

L’unico modo per decifrare i messaggi criptati, inviati tramite telefonini Blackberry (ogni cellulare può arrivare a costare anche 7 mila euro) modificati per funzionare senza sim card, è conoscere la chiave di volta del codice. Il tutto è reso più difficile da una regola che tutti gli utilizzatori devono rispettare: alla fine di ogni stringa bisogna aggiungere due combinazioni fasulle, per sviare le indagini. La scoperta dell’ “alfabeto narcos” è da attribuire alla squadra di investigatori del gruppo antidroga della Finanza di Reggio Calabria, che dopo due anni di intercettazioni e pedinamenti, sono riusciti a rintracciare il “vocabolario”, con le istruzioni per decifrare le comunicazioni tra i trafficanti. Sono finiti i tempi delle “lettere di scrocco”, con cui i mafiosi chiedevano ai proprietari di fondi delle somme di denaro per i bisogni delle famiglie. Addio pure alle cosiddette “palummedde”, i manoscritti sigillati con nastro adesivo contenenti informazioni riguardo appuntamenti o eventi, consegnate da Antonino Calvaruso, autista del capomafia Leoluca Bagarella, ad altri uomini d’onore. Resistono ancora i famosi “pizzini” ideati da Bernardo Provenzano, ma in misura sempre minore. E allora come comunica la mafia siciliana del futuro?

Le nuove leve di Cosa Nostra stringono accordi, mandano avvertimenti e si fanno pubblicità come la maggior parte dei giovani: tramite social. La conferma è arrivata niente meno che da Anna Patrizia Messina Denaro, sorella del super boss latitante Matteo, che utilizzava diversi profili Facebook per parlare con il fratello. I detenuti dei penitenziari siciliani invece, comunicavano tra loro attraverso il gruppo Facebook “La mia vita rubata dalla giustizia”, o tramite degli sms in sovrimpressione durante il programma in diretta “Quelli che il Calcio”. A Palermo, i fratelli Bonfardeci lanciavano intimidazioni via Facebook. Il latitante Antonino Lauricella, venne catturato grazie al rinvenimento delle conversazioni con il figlio aspirante calciatore. Ernesto Albanese, spacciatore al servizio di clan del Comasco, venne ucciso con 30 coltellate dopo aver insultato su Facebook alcuni ‘ndranghetisti. I mafiosi, per accrescere il loro brand criminale ed essere più efficaci nei “rapporti lavorativi”, arrivano persino ad assumere dei consulenti della comunicazione online. Le conversazioni con il cellulare hanno perso quota:
il gioco non vale la candela. Anche le videochiamate stanno cadendo in disuso. Sempre più scaricati invece sia Skype che Telegram, una piattaforma di chat russa simile a Whastapp, ma che garantisce due livelli di sicurezza e in cui tutte le conversazioni vengono criptate. L’evergreen delle comunicazioni criminali resta comunque il telefono satellitare, ritenuto il mezzo più sicuro per chi voglia proteggersi dalle intercettazioni. Il satellitare inoltre, permette all’utente di comunicare in aree dove le reti locali sono inaffidabili oppure inesistenti (vedi in alto mare); sono resistenti agli spruzzi d’acqua, alla polvere e sono a prova di shock. Rispetto a qualsiasi altro telefono, vantano la più lunga durata della batteria, consentendo fino a 6 ore di conversazione e fino ad 80 ore di stand-by. Il dispositivo costa intorno ai mille euro e la Sim ha una tariffazione è piuttosto esosa ma il credito è l’ultimo dei problemi di Cosa Nostra.

Abbandonate l’idea del mafioso ignorante o semianalfabeta. Per far parte di Cosa Nostra oggi “ci vogliono le scuole”. Il criminale moderno assomiglia più ad un amministratore delegato che ad un borseggiatore di quartiere. Il requisito più richiesto, oltre ad una laurea e magari un master in economia, è la conoscenza delle lingue. Non solo l’inglese, ma anche il tedesco, lo spagnolo, l’olandese e anche l’afrikaans. La Direzione investigativa antimafia, nell’ultima relazione
semestrale ha fatto una panoramica della presenza dei clan siciliani all’estero: il paese europeo in cui la mafia è più attiva è sicuramente la Germania, in cui si muovono molti esponenti delle cosche dell’Agrigentino e della Stidda. La droga è il business principale. Stesso discorso per la Spagna, che si conferma il crocevia
del traffico di cocaina dal Sudamerica. Sempre legata all’approvvigionamento della droga c’è l’Olanda e in particolare il porto di Rotterdam, nel quale spadroneggia il clan catanese dei Laudani. Malta è diventata un feudo della famiglia Santapaola-Ercolano, che sfrutta l’isola come base per lo smercio delle armi. Cosa Nostra negli States è cosa nota: Philadelphia, Detroit, Chicago, New Jersey, New England e New York sono i maggiori centro del riciclaggio, dell’usura, delle estorsioni, della droga e del gioco d’azzardo. In Canada (soprattutto a Montreal e Toronto), gli affari mafiosi sono legati alla famiglia Rizzuto, originaria di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento.

Nella classifica entra a sorpresa anche il Sudafrica, in cui alcuni esponenti di Cosa Nostra sono dediti alla compravendita di oro e diamanti, merce “preziosa” per
riciclare i proventi delle attività illecite.

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