Grazie Rosa, poetessa prodigio

Io non ci dumannai nenti, iddi mi chia- maru”. È così che Rosa Gazzara Siciliano ha accolto la notizia della serata in suo onore, promossa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e realizzata dalla Biblioteca Regionale di Messina, che si svolgerà al Teatro Vittorio Emanuele ve- nerdì 22 settembre alle ore 18.30, con ingresso libero. Nella sua lunga carriera di scrittrice, in lingua italiana e siciliana, ha ricevuto numerose onorificenze e circa trecento premi, vinti in campo nazionale ed internazio- nale, eppure Rosa Gazzara sembra stupirsi ogni volta dell’attenzione che le viene riservata. “Io mi sento na cristiana da me casa e quando scrivo, scrivo pi mia – af- ferma”. La serata, coordinata da Patrizia Danzè, vuole essere un tributo alla lunga storia di traduzione dei clas- sici, in lingua siciliana, ad opera della poetessa messi- nese che, insieme all’attore Pippo Pattavina, leggerà alcuni brani scelti dall’Odissea, dall’Eneide e dalla Di- vina Commedia. La Sicilia – racconta la poetessa – è l’unica Regione italiana ad avere le tre opere complete tradotte nella lingua della terra. All’ensemble “Unavan- taluna”, compagnia di musica siciliana, invece, sarà af- fidato un viaggio attraverso la musica della Sicilia e del

Mediterraneo, fra tradizione ed innovazione. Rosa Siciliano inizia gli studi all’età di quattro anni, con l’ingresso in prima elementare all’Istituto De Amicis, di proprietà dei suoi genitori. La sua carriera scolastica è molto breve, riesce a conseguire, infatti, la licenza liceale all’età di quindici anni e ad entrare, così, nel mondo adulto dell’Università per laurearsi in Lettere a soli 19 anni quando, già sposa del suo grande amore Giacomo Gazzara, ha appena dato alla luce il suo primogenito. “Quando avevo appena 16 anni, racconta, incontrai quello che sarebbe diventato mio marito, avremmo vo- luto sposarci l’anno seguente ma mio padre mi mise un veto: dovevo prima completare gli studi universitari. Disperata, mi recai nella segreteria dell’Università e scoprii che avrei potuto dare tutte le materie, fatta eccezione per una complementare e la tesi per le quali avrei dovuto at- tendere il compimento del quarto anno accademico. Corsi da mio padre e gli dissi che se avessi dato tutte le materie avrebbe dovuto lasciarmi sposare. Lui acconsentì ma a patto che tra i voti non ci fosse neanche un ventinove. Circa un anno dopo, avevo superato tutte le materie e per mia for- tuna con tutti trenta e trenta e lode, e così potetti sposare Giacomo”.

All’età di ventitré anni perde la madre ed inizia a prendersi cura del padre, nel frattempo diventato cieco, con il quale condivide una grande passione per la mu- sica. È alla sua scomparsa, nel 1963, che la sua vita su- bisce una svolta. A lei passano le redini dell’Istituto De Amicis ed in quello stesso anno, Rosa intraprende anche la sua carriera di scrittrice, e proprio al padre dedica la sua prima poesia. A quella ne seguiranno svariate cen- tinaia. “Mi trovavo dal parrucchiere quel giorno, sentivo molto la mancanza di mio padre, chiesi un foglio ed una penna e iniziai a scrivere. Quello che ne venne fuori fu la mia prima poesia – racconta. Da quel giorno, subisco il fascino del foglio bianco. Ogni qualvolta ne ho uno tra le mani, sento la necessità di scrivere”. Gli anni passano ed è il 1968 quando Rosa Gazzara pub- blica il primo giornalino della scuola, contenente una sua poesia in lingua siciliana. Da quel momento partecipa a diversi concorsi. Ed è una casa editrice milanese, molti anni dopo, a chiederle per la prima volta di tra- durre in dialetto siciliano il quinto canto della Divina Commedia.

Il suo amore per i classici e per Dante, la porta nel 1986 a tra- durre in lingua siciliana la prima can- tica della Divina Commedia e in tre anni le completa tutte e tre. “Quella che ho tradotto – racconta – era una Divina Commedia del 1848, con le prime e le ultime pagine mancanti, con le memorie esplicative di Vin- cenzo Monti e Vittorio Alfieri. Il mio è stato un vero e proprio lavoro di decodificazione perché quell’opera sembra un codice cifrato”. I cento canti della Divina Com- media Rosa Gazzara li ha anche incisi, sempre in lingua siciliana, su un Dvd. Completate le tre cantiche si cimenta con la traduzione dell’Odissea interamente dal greco, in un’edizione ritirata da Oxford ed a seguire traduce l’Eneide.

“L’ho vissuto come un confronto tra me ed Omero. La cosa straordinaria è che è comunque venuta fuori in endecasillaba a rima alternata – dice”. La sua passione per la scrittura e per la poesia, oltre a farla conoscere in tutto il mondo e a farle riconoscere numerose onorifi- cenze e oltre trecento premi, le riempie, ancora oggi, la vita e le giornate. Il suo inarrestabile amore per la lingua siciliana ha prodotto innumerevoli opere che continua a creare con lo stesso entusiasmo dei suoi inizi e che ha a volontà di divulgare e tramandare. “Si on arbiru cci tagghi li radici si perdi, ‘ssicca si riduci a nenti…Ccussì succedi quannu lu dialettu si voli cancellari ‘i ‘na reg- giuni. Cu voli chistu voli m’è distruttu d’un populu lu megghiu radicuni…Lassatinni parrar’in santa paci: lu nostru albiru crisci putenti non nni livati li nostri radici chì senza d’iddi non sariumu nenti”! Tratto da ‘A nostra lingua di Rosa Gazzara Siciliano.

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