Università Kore, indaga Messina

L’indagine sul contestato lodo arbitrale che ha contrapposto l’Università di Catania alla libera università “Kore” di Enna e che vede imputato anche il capo dell’Antitrust nazionale, Giovanni Pitruzzella, è passata ora alla Procura di Messina. E promette, nuovi clamorosi sviluppi sul fronte di anomalie istituzionali e scambi di favori tra baroni universitari, pratica nella quale l’Ateneo di Messina, come hanno svelato alcune indagini sul “Caso Messina”, poi accademicamente arenatesi, non teme concorrenza a livello nazionale.

All’origine del braccio di ferro, il lodo arbitrale cui ha partecipato il palermitano Pitruzzella insieme al presi- dente, designato dall’Avvocatura dello Stato, Giuseppe Di Gesù, del quale, “mesi dopo”, ha appuntato la Digos, “la figlia appena laureata viene assunta a contratto all’Università Kore di Enna”. A mandare sui tutte le furie il professore Giuseppe Barone, terzo componente del collegio arbitrale nominato dall’Università etnea, la decisione poi assunta: su una richiesta di 25 milioni di euro, per tutti i servizi prestati nel corso di sei lunghi anni in termini di assistenza universitaria e di distacco operativo di docenti da parte dell’Ateneo catanese, gli arbitri decidono un semplice rimborso di 100mila euro. Una mancia. L‘indagine, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, viene chiusa nel 2008 a Catania dal pm Valentina Grosso che chiede l’archiviazione. Ma le polemiche infuocate inducono il capo dei Gip Nunzio Sarpietro a chiedere nuovi approfondimenti. Niente da fare: piovono ancora, nuove richieste di archiviazione.

Una situazione anomala, nita anche sulla stampa na-zionale, in considerazione del fatto che l’avvocato Gio- vanni Pitruzzella, re degli amministrativisti difeso da Nino Caleca e titolare di uno dei più avviati studi legali più av- viati della Regione Sicilia, è in corsa per la carica di giudice costituzionale. Ma quali sono gli elementi di novità che ora hanno imposto di spostare il fascicolo da Catania a Messina? Più di uno. Emersi a scacchiera, nel corso degli anni, e che gettano nuova luce sulla Università Kore di Enna, già al centro di infuocate polemiche con il Miur per il riconoscimento di alcuni corsi romeni, promossi dall’allora presidente del consorzio universitario, ras del Pd, Wladimiro Crisafulli. Nata su proposta del consiglio provinciale di Enna il 13 giugno del 1995, che dota il neonato ateneo di un miliardo di vecchie lire, l’Università Kore di Enna ha sempre avuto una identità da “Giano Bifronte”: privata nella gestione, ma pubblica nei nanziamenti. Ricono- sciuti nel tempo oltre che dal Comune di Enna, (100 milioni), dalla Camera di commercio di Enna (100 Mi- lioni); il comune di Aidone, (50 milioni), Agira (50 mi- lioni), Centuripe (50 milioni), Brarrafranca (100 milioni) Leonforte (50 milioni), Valguanera (50 milioni); Piazza Arnmerina (300 milioni); Nicosia (300 milioni).

Un ruolo cui poi viene chiamata a fare da supplenza la Regione, quando gli enti locali non riescono più a fare fronte agli impegni: co- spicue dotazioni sono arrivate dalla ex tabella “H” e ora dal bilancio cor- rente: dall’anno 2001, sulla scorta della legge regionale 3 maggio n. 6, il Polo universitario di Enna ha ri- cevuto dalla Regione 4 miliardi di vecchie lire.  A presiedere l’Università è sempre Cataldo Salerno, già a capo dell’ente Provincia, finito al centro di una recente interrogazione del deputato Salvo Giuffrida al presidente della Regione Rosario Crocetta, che sul punto non ha ancora risposto. Giuffrida ha chiesto se è vero che il professore Cataldo Salerno percepisce una indennità di 600 euro al giorno e se risulta vero che il di- rettore generale, già capo del settore amministrativo, Salvatore Berritella, assunto senza alcuna selezione pubblica, percepisca 240mila euro di compenso, più di quanto non succeda negli Atenei di Messina, Catania e Palermo, dove i direttori generali si fermano a 160mila..

Ma le anomalie del Polo universitario ennese, spesso in polemica con altre università siciliane, sono tutte nello statuto, già modi cato una prima volta, e nella evoluzione della sua storia dopo che la Prefettura di Enna ha di re- cente sciolto la Fondazione Kore, iscritta nei registri pre- fettizi il 23 gennaio 2004. Le successive modi che ap- portate allo statuto hanno attirato l’attenzione della Guardia di Finanza: a governare l’ente, in nome del diritto allo studio in una delle province più remote della Sicilia, da anni è sempre la stessa, trasversale “elité” politica.

Un intreccio inestricabile che determina a cascata si- tuazioni di incompatibilità operativa e inevitabili “danni erariali”. Tra le anomalie, il fatto che il professore Cataldo Salerno ha concesso per 20 anni in comodato d’uso gra- tuito il complesso immobiliare “Cittadella degli Studi” della Provincia, alla Kore: la delibera di giunta n 88 è del sei giugno 2008 e porta la rma del professore Cataldo Salerno nella doppia veste di presidente della Provincia e presidente della fondazione kore. Per la rma non si è neppure aspettato si insediasse, il presidente Giuseppe Monaco, eletto a giugno del 2008. Quest’ultimo, a pro- posito delle modi che statutarie e delle possibili incom- patibilità, chiese poi un parere legale all’avvocato Ferdi- nando Mazzarella che bocciò gli atti della Kore su tutta la linea. Il parere di Mazzarella fu riservatamente segnalato al prefetto. Ma nulla è successo in questi anni a Enna. Ora a sbrogliare questa intricata matassa dovrebbe essere la Procura di Messina.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial