Una rete con maglie strette. Come dire che da questi buchi è difficile scappare. I pescatori la usano per prendere pesci grandi e piccoli. Nei giorni scorsi, invece, la Direzione distrettuale antimafia di Catania la “cala” per catturare capi e gregari di un’organizzazione criminale che da tantissimi anni taglieggia commercianti del settore ortofrutticolo di Vittoria. Un’operazione in grande stile battezzata “Survivors”, che tradotto dall’inglese significa sopravvissuti, oppure supersiti, cioè gli ultimi rimasti di “famiglie” potenti, potentissime. “Chi si oppone muore”. L’avvertimento è per chi si rifiuta di pagare il pizzo, ma anche per chi non versa un contributo per aiu- tare i picciottini in carcere. Se lo sentono ripetere decine di piccoli imprenditori niti tra le grin e degli uomini del clan Ventura: Filippo e Giambattista. Le minacce vengono confermate anche da diversi pentiti e registrate nel corso di una serie di intercettazioni telefoniche.

E così, nei giorni scorsi sono state ben quindici le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguiti dai carabinieri di Vittoria. Una perquisizione ha anche portato al sequestro di un un’azienda vittoriese, che si occupa di imballaggi per prodotti ortofrutticoli e terreni per la coltivazione in serre.
Davvero un bel colpo per la Dda catanese, che ha accerta l’esistenza della “stidda” anche a Vittoria. Ai più giovani di- ciamo che si tratta di un’organizzazione criminale parallela a Cosa nostra. Gli investigatori ricordano che nasce e si svi- luppa tra le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Siracusa, con qualche recente rami cazione anche a Catania e in provincia di Ragusa, appunto. C’è chi dice che la parola derivi da “stilla” (goccia), una porzione staccata dalla ma a che si solidi ca in un organismo a sé.

Rispetto a Cosa nostra è ancora frammentaria, nel senso che non ha ancora una struttura ben radicata. Tuttavia, ai vertici ci sono uomini altrettanto decisi e sanguinari come l’antica Cosa nostra. Già, perché è da qui che provengono gli uomini che l’hanno costituita. In pratica, si tratta di ma osi fuoriusciti, che, non trovando più spazio nella vec- chia “madre”, si organizzano in proprio. Ma alla base della struttura, che, come Cosa nostra, è piramidale, c’è sempre la “famiglia”. E come in Cosa nostra lo scettro del potere si tramanda da padre in glio. Ma come nella ma a, la struttura è composta dal capo, dal sottocapo, dai consiglieri e dal capo decina. L’origine della denominazione “stidda” è ancora incerta. C’è chi dice che viene fuori da un gruppo di pastori, che per mestiere passano le notti all’aperto, sotto le stelle, appunto. Inoltre, qualcuno sostiene che ciascun appartenente all’organizzazione porta tatuato un segno di riconoscimento tra il pollice e l’indice della mano destra. Si tratta di alcuni puntini che formano una stella. Comunque sia, non si tratta della sorella debole di Cosa nostra. Come la ma a antica, gli uomini della “stidda” hanno interessi in tutti i settori, dalle estorsioni al traffico internazionale di droga e i loro uomini sono in ltrati sia nella pubblica am- ministrazione sia nella politica. Secondo gli investigatori della Dia, il numero più consistenti di “stiddari” si trova a Gela, a Vittoria, a Palma di Montechiaro, a Camastra, a Canicattì, a Porto Empedocle, a Racalmuto e a Ravanusa. Inoltre, ciascun clan dispone di un vero e proprio arsenale.

Il business più redditizio è quello delle estorsioni. Gli “siddari” di Vittoria hanno scelto di taglieggiare i commercianti del mercato ortofrutticolo.
Polizia e carabinieri confermano che la “stidda” vittoriese c’è dal 1985. Il fondatore è Carmelo Dominante, collaborato dai fratelli Claudio, Bruno e Silvio, che, niti in carcere, decidono di collaborare con la giustizia.Dopo l’arresto di Carmelo Dominante, al vertice del clan arriva Filippo Ventura. Poi, la reggenza passa a suo fra- tello Giovan Battista. A Vittoria ci sono due gruppi di “stiddari”. Il primo è quello dei fratelli Carbonaro, che si dedicano alle estorsioni. L’altro è quello dei Dominante, che ha anche il business delle bische clandestine. Un tempo, al vertice di tutto c’era il boss Biagio Gravina, detto il “Professore”, ucciso nel 1988. Dopo l’omicidio di Gravina si scatena una guerra sanguinaria tra cosche. Durante lo scontro armato, nel mirino degli in- vestigatori niscono i fratelli Dominante: Carmelo, nato nel 1946, Claudio nel ’59, Bruno nel ’56, e Silvio, classe 1957. Ma pochi mesi dopo, il clan ha un problema. Arriva da un gruppo temibile, che nella zona chiamano gli “Zingari”, specialisti in rapine. Siamo nella prima metà del 1990 quando il clan Carbonaro-Dominante decide di passare al- l’azione per eliminare dalla “piazza” i più sanguinari del gruppo degli “Zingari”.

Tutto sembra risolto, ma qualcosa mina dall’interno il clan Carbonaro-Dominante. Il pericolo viene dai fratelli Franco e Roberto Piscopo, feroci killer, legati al clan Ma- donia di Gela. I Carbonaro-Dominante li scoprono e prima della ne del 1990 i fratelli Piscopo vengono eliminati. Ma il dominio dei Carbonaro-Dominante è ormai verso il tramonto, perché pochi mesi dopo nelle rete della polizia, nel corso di due operazioni denominate “Piazza pulita” e “Squalo”, niscono Bruno e Claudio Carbonaro e Carmelo Dominante. E che dire del clan di Michele Gallo? Di lui si sa che è nato a Santa Croce Camerina il 15 novembre del 1932. I suoi precedenti con la giustizia iniziano sin da giovanissimo, nel giro del gioco d’azzardo e della truffa. Negli anni Ottanta fa il salto di qualità e, assieme al fra- tello Vittorio e ai gli Salvatore e Giovanni, organizza il racket delle estorsioni, in particolare ai danni dei commercianti di Vittoria, quelli che frequentano il mercato della frutta, il più importante del meridione d’Italia. Tra il 1984 e l’85 sul suo fascicolo penale si aggiunge l’accusa di associazione ma osa. Michele Gallo è ormai un boss potente della Sicilia orientale. Ma è anche il periodo in cui nel suo clan incominciano i dissapori e si scatena una guerra. La sua “famiglia” viene decimata. Nel febbraio del 1987, infatti, il primo a cadere è suo glio Salvatore. Poi è il turno di suo zio Vittorio e di suo fratello Salvatore. Il resto è cronaca di questi giorni.

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