L’Università di Messina, per una volta, non viene investita direttamente dallo scandalo più di quanto non accada per l’Ateneo di Palermo. Ma è come se “a fare scuola”, nel recente scandalo delle nomine pilotate per le cattedre di Diritto tributario, scaturite dai provvedimenti della Procura di Firenze che ha portato a sette arresti, 22 sospensioni, 150 perquisizioni nelle Università di tutta Italia e l’iscrizione nel registro degli indagati di 59 docenti, ci sia sempre lo ”zampino di Messina”, l’università che prima finì sulle pagine nazionale per il fenomeno del nepotismo: il dirigente dell’Ufficio personale, Lupo- accertarono le inchieste- aveva sistemato tra parenti vari, figli e nipoti, ben otto persone. E i nomi ricorrenti, Cuzzocrea, Navarra, D’Alcontres, si raddoppiano tutti in incarichi stratificati fra i vari dipartimenti.

A Messina insegna come professore ordinario Andrea Colli Vignarelli, marito di Maria Concetta Parlato, figlia “sponsarizzata” dal padre, il professore Andrea Parlato, 85 anni, laureatosi a Messina sotto le insegne del rettore Salvatore Pugliatti, prima di insegnare a Lecce e a Bari.
La mancata nomina della figlia 54enne, per Andrea Parlato, 85 anni, che ancora si scomoda ad assistere davanti alle commissioni tributarie imprenditori nei pasticci con il fisco come l’immobiliarista di messina Nino Giordano, è quasi un affronto. Tanto che quando il genero Andrea, persona mite già componente della commissione nazionale di selezione lo informa al telefono, senza sapere di esser intercettato, che il commissario Giuseppe Cipolla, docente a Cassino di origini palermitane, “è dalla parte di Sammartino”, cioè la parte concorrente, chiama direttamente il, presidente della commissione, Adriano Di Pietro. L’accordo è uno scambio “uno a uno, e palla centro…”. Un meccanismo quello svelato dall’inchiesta del Pm Luca Turco e Paolo Barbalaschi, scattata a seguito della denuncia del candidato escluso Philiph Laroma, divenuto una star nel web, che getta una luce sinistra su tutto il mondo accademico: tra gli indagati risultano una serie di
docenti che hanno prestato la loro attività all’Università Kore di Enna, dove a breve si prevedono nuovi sviluppi.

Quale il mecanismo? Con la complicità di alcune aziende, ben addentro alle Università, come la Ssdt e l’Aipdt, i baroni riuscivano a conoscere in anticipo i concorsi in preparazione nei vari atenei, al fine di favorire la cosidetta “abilitazione a coppie”, uno scambio di favori tra baroni universitari che non lascia scampo a chi è “fuori dal giro”. Ne sa qualcosa il 42enne Giovambattista Scirè, autore di molti libri, ricercatore originario di Vittoria che si è formato proprio a Firenze e che è stato clamorosamente escluso da un concorso a Catania, nonostante avesse i titoli per vincere. Nulla da fare. L’università ha assegnato il posto a un’altra candidata più gettonata, Melania Lucifora. Scirè lotta dal dicembre 2011 per farsi assegnare il posto che gli spetta: nonostante due pronunciamenti dei giudici amministrativi, l’Ateneo catanese si è rifiutato di adempiere al dettato dei giudici e ora è stato nominato il prefetto di Catania per dare corso all’ottemperanza. Lo sa bene Ottavio Navarra, candidato alla vicepresidenza della Regione siciliana nella lista Cento passi” che ha dichiarato: “Già dal 1990 sulle scale dell’ingresso dell’Università di Palermo a Giurisprudenza denunciavamo il nepotismo più assoluto: abbiamo fato i nomi di mogli, parenti e anche amanti. Ma niente non è successo nulla. Solo le cose sono anche peggiorate”.

La conferma arriva anche in sede scientifica. Due ricercatori italiani, costretti ad emigrare, Strefano Allesina e Jacopo Grilli, hanno preso da alcuni anni in esame i casi di nepotismo nelle università italiane. Un lavoro commissionato dall’Università di Chicago. Il fenomeno- emerge dall’inchiesta- è tutto concentrato nelle Università del Sud, con un primato a metà tra Messina e Catania. Tanto che in Sicilia i “cognomi” ricorrenti tra i docenti sono ben 236 al posto degli 82 della Puglia. Tra il 2005 e il 2010 all’Università di Catania sono state assunte 21 persone, nonostante il blocco posto dalla legge: “Almeno il 30% delle assunzioni operate- rilevano i due ricercatori di origine italiana hanno cognomi sospetti”. Come dire il nepiotismo “tira”, è in costante crescita. Ma come fermare il fenomeno? Sulla questione è anche intervenuto il capo dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone che ha proposto per i concorsi nelle università, la nomina di commissioni esterne: oggi il passaggio obbligato e’ il Miur, e già nella formazione delle commissioni si selezionano anche i commissari “ su misura”.

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