Una campagna che parte dai piccoli centri quella del candidato alla Regione del M5S, Giancarlo Cancelleri. Tra queste, Saponara, dove il grillino fa fatto tappa il 14 settembre, insieme al Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio.

Come Saponara, buona parte della Sicilia è colpita ogni anno dal rischio idrogeologico, che viene peggiorato dall’abusivismo edilizio e dallo stato di abbandono delle campagne. Quali sono le soluzioni proposte dal M5S?
Il riferimento più immediato è quello alla Protezione Civile, che svolge un’attività fondamentale dopo il verificarsi di eventi calamitosi. L’obiettivo che dobbiamo proporci è l’attivazione di un programma di Prevenzione Civile, con cui stroncare sul nascere qualsiasi calamità. Questo programma può attuarsi solo con la sinergia tra numerosi operatori, primi fra tutti gli operatori della forestazione, attraverso il ripristino delle pratiche agricole, le opere di sostegno dei terreni, come terrazzamenti.

Come vorreste intervenire per le opere di riforestazione e ripresa dell’attività agricola?
Un tempo l’intera economia siciliana si reggeva sulle attività agricole, esistevano degli incentivi alle attività del settore primario. Oggi ci sono tantissimi giovani che puntano sull’agricoltura, che hanno idee, ma non dispongono di fondi, che noi intendiamo finanziare. Abbiamo pensato di creare un Fondo di Investimento Regionale, fondendo l’Irfis, la Crias e l’Ircac, che si dovrà occupare di finanziamento di start-up del settore agricolo e non solo. Dobbiamo credere nei giovani perché solo loro possono avere la forza di imprimere una svolta nel destino del nostro territorio. Chi fa politica come me ha l’obbligo morale di scongiurare il rischio dell’allontanamento dalle istituzioni statali e la sfiducia della gente.

Ci sono però grossi rischi che la storia si ripeta, ovvero che i fondi alle imprese possano ridursi a un fallimento, come nel caso di fruitori che non hanno garantito una continuità delle loro attività, portando a un abbandono dei territori e a uno sperpero di denaro…
Se esistono i cosiddetti “furbetti”, non è nostra intenzione appesantire il sistema legislativo con nuove leggi. La promulgazione  di una nuova norma non fa altro che inibire ulteriormente la burocrazia, penalizzando e rallentando tutti coloro che sono onesti e vogliono ottenere dei fondi per porre in essere le loro idee. La soluzione più immediata sono i controlli, che non sono mai stati fatti.

Il mondo dei dipendenti pubblici in Sicilia è soggetto a numerose critiche, soprattutto per quanto riguarda la cattiva dislocazione di unità di lavoratori tra i vari uffici o luoghi di proprietà regionale, producendo casi di sovraoccupazione in alcune aree e di sottoccupazione in altre. Come volete intervenire?
Va fatta una mobilità interna, per cercare di ottimizzare le prestazioni dei vari siti e uffici regionali. Cercheremo di ottenere dei risultati interloquendo con i rappresentanti delle varie categorie di lavoratori, provando a far capire che ognuno di noi deve fare la propria parte per migliorare gli standard qualitativi dei servizi offerti nella Regione. Non verrà licenziato nessuno. Del Movimento Cinque Stelle si devono preoccupare solo i fannulloni.

Qualora non si riuscisse ad ottenere nulla dalla mediazione tra i vari gruppi, ricorrereste comunque ad un braccio di ferro con i vostri interlocutori.
Non credo si arriverà a tanto. Basterà parlare per far sì che il buonsenso trionfi.

Si parla molto di turismo come motore di crescita dell’economia siciliana. Quali saranno le operazioni da voi proposte per rilanciarlo?

Bisognerà investire sul turismo in maniera massiccia. Nessuno ancora ha investito. L’altro giorno leggevo le ultime statistiche di Unicredit 2017 sui flussi turistici, dove la Sicilia si collocava al nono posto, con 15 milioni di turisti ogni anno e 66.000 occupati nel settore turistico. Se riusciremo a sollevare l’asticella da 15 a 30 milioni di visitatori, non dico che riusciremo a raddoppiare gli occupati nel settore, ma il numero potrebbe sicuramente aumentare, almeno a 100.000 unità. Però per attuare una simile politica si avverte il bisogno di infrastrutture adeguate, servizi di nettezza urbana impeccabile, rifornimento idrico. Sono tutti punti che dovranno essere sviluppati parallelamente.

Ci sarà un’operazione di coordinamento di imprese e istituzioni in modo da rendere più coeso il comparto turistico siciliano?
Innanzitutto vogliamo fondere i due assessorati, Turismo e Beni Culturali, ed eliminare i distretti turistici, creandone uno regionale che si faccia carico del coordinamento di tutta l’area isolana. È ovvio che il consorziarsi e il dialogare con tutti gli attori che si occupano di turismo sia la chiave di volta per guadagnare in efficienza. Una delle idee è la creazione di un fondo regionale che dilati il periodo di permanenza dei visitatori, che incentivi la cosiddetta destagionalizzazione. Oltre che su luglio e agosto, vorremmo investire su aprile, maggio e giugno e poi su settembre ed ottobre. Ecco come si può fare: ogni anno scegliamo una nazione straniera, la Russia per fare un esempio, e per un anno, prendiamo il 2018, tutti coloro che provengono da quella nazione selezionata si vedranno applicati una scontistica, con un tasso del 30% sui voli aerei, la permanenza negli alberghi e in tutte le altre aree ricettive. Lo sconto non glielo faranno però le attività che ho citato e tutte le altre che orbitano loro intorno, ma sarà rappresentato dalle integrazioni che prenderemo dal bilancio pubblico, così inizieremo a spendere del denaro per fidelizzare turisti dall’estero. Ovviamente ogni anno cambieremo nazione a cui applicare la scontistica.

Questo progetto non potrebbe ridurre flussi da alcune nazioni e settorializzare i flussi in entrata che provengono da quella singola nazione a cui viene applicato lo sconto?
L’obiettivo primario è riempire le aree ricettive e di far conoscere il nostro territorio che, purtroppo, ancora gode di una fama satura di stereotipi che la vedono come una terra poco sicura, la terra mafiosa. Noi siamo la terra degli uomini e delle donne di buona volontà, una terra d’accoglienza. Quando faremo conoscere la nostra terra alle altre nazioni sicuramente ci ameranno e ritorneranno anche senza quegli sconti, anche perché non conosco migliore pubblicità del passa parola di una persona che ha vissuto e ha goduto delle bellezze siciliane.

Il M5S in Sicilia mostra alcune criticità nell’organizzazione interna dei Meet Up, molto spesso producendo scismi interni e creazione di più gruppi in una stessa località, influenzando negativamente l’esperienza politica del Movimento in quei territori. Qualora vinceste, come provereste a risolvere questa questione che influisce pericolosamente sul vostro successo nelle amministrative?
Non è il mio ruolo nel Movimento, perché qualora venissi eletto il mio compito sarebbe quello di dedicarmi alla Regione. I cittadini sono liberi di aggregarsi nei Meet Up, possono fare ciò che meglio credono e in piena libertà. Per comunicare con il Movimento Cinque Stelle e sottoporre idee non c’è bisogno di passare attraverso alcun partito né è obbligatorio affiliarsi a qualsivoglia Meet Up, perché altrimenti saremmo un partito con delle tessere. Ed essere un partito è l’ultima cosa che vorremmo.

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