Ma come funzioneranno queste elezioni che porteranno a una cura dimagrante i novanta deputati all’Ars che passano ora a settanta? La legge del 2005 ha introdotto in Sicilia l’elezione diretta del presidente della Regione, che potrà essere scelto dai cittadini al di fuori dal recinto dei partiti. Sono questi gli effetti del cosiddetto voto “disgiunto” che permette nelle varie circoscrizioni, che corrispondono ai territori delle ex Province, di votare anche un candidato di una lista e il presidente di un’altra coalizione.

Ma se non viene esercitata questa “opzione” democratica, i cittadini è bene sappiano che scatta “l’effetto trascinamento”: in pratica il voto assegnato a un candidato va in automatico anche al candidato governatore espresso da quella coalizione. Un punto delicato dell’architettura della legge: diventa Presidente della Regione il candidato che riporta anche un solo voto in più rispetto ai concorrenti: in Sicilia non è infatti previsto il ballottaggio. Ma c’è il premio di “consolazione” per il candidato governatore “miglior perdente”, quello che cioè ha preso più voti rispetto a chi vince, è ugualmente eletto. Un sistema di contrappeso. Ma quali sono gli effetti della nomina del governatore? Qui entra in ballo, quella che viene definita “la lista del presidente”. Di che si tratta? Ogni candidato Presidente della Regione ha a disposizione all’interno della sua lista un “listino” con sei candidati “raccomandati”, prima erano otto, più il presidente. A che serve il listino? Nel caso, molto probabile in competizioni come queste, i seggi conquistati dalle liste collegate al Presidente non dovessero raggiungere la somma di 42, si va ad attingere alla lista dei raccomandati in listino” fino a raggiungere la quota di 42 seggi. Secondo gli esperti, con quattro candidati forti, dovrebbero essere favoriti tutti i presenti nel listino. Gli altri seggi rimanenti, saranno invece assegnati con un criterio puramente proporzionale. Con una condizione però: che la Lista raggiunga complessiva mente a livello regionale la soglia di sbarramento del 5%: non serve questo traguardo solo a livello provinciale.

Ma come funziona poi la distribuzione dei seggi, provincia per provincia? Pallottoliere in mano, si calcolano quattro seggi in meno a Palermo: si scende da venti a sedici; così a Catania, che passa da diciassette a tredici; due in meno a Trapani, dove in tutto saranno cinque seggi. Un seggio in meno in tutte le altre province; ad Agrigento si passa da sette a sei, a Caltanissetta da quattro a tre, a Enna da tre a due, a Ragusa da cinque a quattro e a Siracusa da sei a cinque. E a Messina? E’ la provincia dove gli scontri saranno più duri: si passa da undici a otto. Tre seggi in meno che lasceranno sul campo molti candidati “feriti”, soprattutto nell’area del Centrodestra.

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