Sarà la campagna elettorale o forse le prime piogge autunnali. Sarà che i politici locali non hanno più un’idea che sia una, ma in città non si parla d’altro che di Zes. Zes si. Zes no. Magari avessimo la Zes! Ma cos’è la Zes? Da vocabolario: è una Zona economica speciale collegata
ad un’area portuale, destinataria di importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che consentono lo sviluppo di imprese
già insediate o che si insedieranno, tramite anche potenziali investimenti esteri. Un’istituzione ampiamente sfruttata fuori dai confini
nazionali: in Cina e in India per esempio. La più famosa è quella di Dubai. Adesso è diventata una realtà anche in Italia.

Il “Decreto Sud”, recentemente entrato in vigore, nasce per favorire la crescita economica nelle aree del Mezzogiorno, e introduce, a questo fine, due misure: quella denominata “Resto al Sud” per incrementare l’imprenditoria giovanile e l’individuazione di alcune Zes, purchè si trovino in una zona geografica delimitata (composta anche da aree territoriali non direttamente adiacente ma con un nesso economico funzionate) che comprenda un’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti. Il governo ha stabilito che ogni regione meridionale avesse diritto a due Zes da realizzare con una cifra iniziale pari a 200 milioni di euro. Le zone individuate nella Regione Sicilia sono quelle di Palermo e di Catania-Augusta. Messina-Milazzo è stata esclusa a priori. E nonostante le pressioni (colpevolmente tardive) della politica locale, le speranze che venga presa in considerazione sono ridotte al lumicino. D’altronde era difficile aspettarsi qualcosa di concreto dagli stessi artefici dello scippo del controllo dell’ Autorità del Mar Tirreno Meridionale, in favore del porto di Gioia Tauro. Crocetta dopo aver minacciato il conflitto di attribuzione tra Stato e Regione, si è limitato a determinare lo stato di “sospensione” della riforma.

Dalla riunione tenutasi alla Camera di Commercio, è uscito un progetto comune da presentare sia alla Regione che al governo nazionale che può riassumersi con “Messina vuole la sua Zes”. Ma c’è un problema: affinché la città ottenga una zona speciale è necessario che qualcuno vi rinunci. Palermo e Catania fanno (giustamente) orecchie da mercante. Idem la Regione Calabria che non ha alcuna intenzione di privarsi della seconda Zes che le spetta di diritto. La speranza è che lo Stato si convinca a concederne una in più alla Sicilia. Improbabile. Ma se il miracolo dovesse verificarsi, manca ancora l’accordo su dove istituirla. Zona falcata di Messina e porto di Tremestieri? No, la zona falcata è “votata” ad altre funzioni, come previsto nel Piano Regolatore Portuale e ribadito ufficialmente nel “Patto per la Falce”; a Tremestieri, la piattaforma logistica è ancora in fase progettuale. Il senatore Bruno Mancuso ha proposto l’area ex Asi di Giammoro, al fine di rilanciare la zona dopo le delusioni dell’Asi negli anni ’70 e quella più recente del fantomatico aeroporto indiano. “Credo sia necessario produrre
una proposta coerente, –ha dichiarato Mancuso accompagnata da un piano strategico credibile, che metta a sistema la realtà esistente e non le aspirazioni.

L’ individuazione di una Zona economica speciale nell’ area Asi è un’occasione che non può essere perduta”. Anche il deputato all’Ars di Sicilia Futura, Beppe Picciolo, è intervenuto sulla questione, indirizzando un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’ assessore alle Infrastrutture e Trasporti. “Considerato che la mancata istituzione di una Zes e la mancata autonomia dell’ autorità portuale potrebbero produrre la nefasta conseguenza di un declassamento del sistema, abbiamo posto al Governo regionale un’ interrogazione urgente con risposta scritta per conoscere la volontà d’ interagire con il Governo nazionale e con il Ministero delle Infrastrutture affinché possano immediatamente avanzare richiesta di modifica alla legge n. 91/2017, proprio al punto che prevede le limitazioni per la istituzione di una ulteriore Zes nel territorio messinese, collegata ai porti di Messina-Milazzo”. Il deputato messinese ha espresso le sue perplessità
anche al candidato presidente della Regione della coalizione di centrosinistra, Fabrizio Micari, annunciando che il mantenimento dell’ Autorità portuale di Messina sarà un elemento imprescindibile nel programma del prossimo governo siciliano.

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