Cresce sempre di più l’interesse delle università europee e internazionali per il patrimonio archeologico della Valle dei Templi, dichiarata nel 1997 dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”. Beni che in questi anni sono stati tutelati, ma mai pienamente studiati e resi fruibili alla collettività, pur trattandosi di veri e propri gioielli da un punto di vista storico e archeologico. Tre le ultime convenzioni che hanno ricevuto il “via libera” dal Consiglio del Parco su proposta della Direzione dell’ente regionale, saldamente in mano all’architetto Giuseppe Parell, una delle più interessanti è probabilmente quella che si andrà a stipulare con l’Istituto “Ausonius” dell’Università francese
“Bordeaux Montaigne”, che in passato ha condotto alcune importanti ricerche nelle città ellenistiche dell’Asia minore.

La proposta è di lavorare insieme al Parco ad un’attività di scavo e ricerca sull’area monumentale situata ad est di Porta V e del santuario delle Divinità Ctonie. Una zona ricca di tracce di diversi edifici con destinazione verosimilmente religiosa sui quali adesso si tenterà di far luce, soprattutto cercando di connettere la presenza di una delle porte della città antica, il santuario e le altre strutture. I resti più antichi oggi presenti appartengono ad un piccolo tempio a pianta rettangolare che è stato attribuito a Kore, figlia di Demetra, rappresentazione della madre terra nella religione greca (alla quale forse era dedicato il tempio rimasto incompleto che si trova nella stessa area). L’edificio sacro è racchiuso da un recinto che si trova incastonato tra la cinta muraria e una delle principali strade della città antica, la cosiddetta I-L, lungo la quale è stata riconosciuta una sala, costruita tra la fine del VI e l’inizio del V secolo avanti Cristo. Gli studi fin qui condotti, soprattutto grazie al ritrovamento di molte lucerne, hanno consentito di ipotizzare che le cerimonie a Kore erano svolte la notte. Il tempio venne poi abbandonato e rimodulato successivamente alla conquista Cartaginese e dotato di un portico. Una successione di eventi che va chiarita, datata con precisione e collocata storicamente nella storia.

Attività di ricerca importantissima è anche quella che si dovrà condurre insieme all’Università di Barcellona, in particolare con l’equipe di ricerca archeologica e archeometrica della Facoltà di Geografia e Storia diretta da Miguel Angel Cau Ontiveros, che è componente del congresso internazionale sulle ceramiche dell’età tardo romana, che è stato ospitato dal Parco la scorsa estate. La convenzione consentirà all’università di svolgere un’attività di ricerca sulle ceramiche importate e sulle produzioni locali di età romana attestate ad Agrigento, alcune delle quali già oggetto di attività di analisi di laboratorio. Già annunciate, invece, le attività che dovrà svolgere l’University of South Florida, in particolare il loro College of Arts and Sciences/Center for Virtualization and Applied Spatial Technologies, che si occuperanno di un censimento e rilievo puntuale delle evidenze delle fortificazioni sulla collina dei Templi, con l’uso di riprese da voli di drone e con l’ausilio della tecnologia laser scanner e 3D, anche ai fini di ricostruzioni virtuali dello spessore originario delle mura antiche, danneggiate nei secoli da attività di scavo.

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