Il libro di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti, uscito per i tipi di Baldini & Castoldi con il titolo Rinascimento (pp.187, euro 17) e con la fascetta che reca “con la cultura (non) si mangia”, più che un libro sul Rinascimento vuole ispirare – come dicono esplicitamente i due autori in una sorta di premessa-avvertenza – “in movimento, una politica nuova” (p.8). Qui non capisco se “in” è un refuso e voleva dire
“un movimento”, come meglio sembrerebbe, dal momento che i due autori, ma soprattutto Sgarbi come leader di questo nuovo schieramento politico, scenderanno in campo sin dalle elezioni regionali del 5 novembre in Sicilia.

E sembra, altresì, evidente che in caso di esito positivo dell’esordio siciliano ciò costituirebbe un trampolino per le prossime politiche di primavera. Insomma, si capisce che si fa riferimento al «Rinascimento» e ai suoi valori per uscire dalla barbarie politico- culturale nella quale il nostro Paese è immerso. E, come si legge nella premessa-avvertenza, i due autori precisano che “l’invenzione culturale sul «Rinascimento», sul sogno e sulla visione che ne sono il riflesso, è di Vittorio Sgarbi. Le riflessioni e le applicazioni politiche sono di Giulio Tremonti”. Il libro non presenta, quindi, a mio avviso, niente di nuovo né dal punto di vista storico-artistico sul «Rinascimento», sul quale ha competenza Sgarbi, né sulla situazione politica attuale del nostro Paese, ben letta e rappresentata da Tremonti, che dimentica però di dire che se le cose oggi stanno così lo si deve anche al ventennio berlusconiano, nel quale egli ha svolto un ruolo importante come ministro dell’Economia di Berlusconi. E Tremonti dimentica, altresì, esaltando oggi la parola cultura, che la percentuale deliberata nei suoi bilanci
per il settore dei Beni culturali, della Scuola e dell’Università era più vicina allo zero-virgola che alla doppia cifra di alcuni Paesi europei. Si
deve, infatti, proprio a Tremonti se i ministri dell’Università e della Scuola come Moratti e Gelmini hanno visto impoverire le proprie disponibilità e sono state costrette a mandare avanti delle disastrose riforme a costo zero che hanno messo definitivamente in ginocchio Scuola e Università.

Nello stesso tempo si consentiva, però, che le Università private prosperassero, diminuendo i vincoli burocratici, rigidamente imposti, invece, a quelle pubbliche. Quanto alla fascetta apposta al libro, dedicata alla frase-slogan “con la cultura (non) si mangia”, attribuita a Giulio Tremonti – come ricordano tutti gli italiani – mai smentita dal  ministro Tremonti subito dopo che i media gliela avevano per l’appunto attribuita e solo ora ripudiata con l’occasione dell’uscita del libro sulla rinascita politica del Paese – essa appare in buona sostanza come una civetteria di marketing editoriale per attirare i lettori che non avrebbero abboccato all’amo della compera di un libro che si occupa solo di <<Rinascimento>>. In effetti, non si parla nel libro – a meno di una mia disattenzione o miopia di lettore – del problema specifico che aveva dato luogo alla querelle in questione, riportata nella fascetta con un “non” tra parentesi, che vuole assicurare che il valore culturale deve essere messo al primo posto se si vuole uscire dalla attuale situazione di degrado, in cui versa il Paese.

Mentre lo stesso Tremonti, all’inizio del suo saggio intitolato “Le ali al folle volo”, rinnegando oggi la frase a lui attribuita secondo quanto ricordano tutti gli italiani, esordisce con: “gli «Uffizi» di Firenze, scrigno e simbolo del «Rinascimento», valgono molto più dell’alveare meccanizzato tedesco, più della palude digitale che si sta sviluppando sulla Rete. La civiltà del Rinascimento vale molto più della realtà prodotta e portata dalla globalizzazione. Ciò che è universale vale infatti più di ciò che è solo globale”. Bravi Giulio e Vittorio, ma dove eravate quando succedevano questi fatti negativi se non attaccati alla veste di Berlusconi? – e soprattutto Tremonti – nel ventennio
“medievale” che ha condotto all’oggi? Certamente, infatti, i danni di Tremonti – oggi da lui stesso dimenticati o meglio non volutamente ricordati – a lui attribuibili come ministro dell’Economia dei governi Berlusconi, sono molto peggiori delle responsabilità di Sgarbi come viceministro dei Beni culturali.

Ma è forse per questo legame che i due oggi si sono ritrovati insieme per tentare la via politica del nuovo Rinascimento italiano, muovendo dalla bellezza e dalla cultura. Debbo ammettere, in conclusione, che mi ritrovo nello stesso stato d’animo dei followers di Vittorio Sgarbi che non desideravano che si accomunasse con un soggetto politicamente controverso come Tremonti. E, invece, non posso ritrovarmi con Giulio Tremonti quando dice che l’Italia è stata danneggiata dall’Ue e dalla Germania che ne hanno ritardato la crescita (in atto solo oggi abbozzata)e ciò non perché la considerazione non sia esatta, ma proprio perché lo stesso Giulio Tremonti quando poteva (come ministro) ha accettato, purtroppo, passivamente i diktat provenienti dai burocrati di Bruxelles.

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