L’Editoriale – Statuto, se il Veneto invidia la Sicilia

Due regioni italiane tra le più ricche, la lombardia e il Veneto, andranno al voto il 22 ottobre per chiedere maggiore autonomia fiscale rispetto allo Stato. il modello al quale si ispirano è quello della Sicilia, regione che prevede nel suo statuto speciale, che ha rilevanza costituzionale, un fatto importantissimo: che le tasse derivanti dalle attività produttive locali restino nel territorio. In Sicilia c’è lo Statuto, ma mancano le attività produttive. Quello che si promuove nelle due Regioni amministrate da Maroni e Zaia è però un referendum consultivo. Significa che aldilà del risultato poi bisognerà scendere a patti con lo Stato. E non sarebbe una cosa da poco. le tasse di cui si parla in lombardia, un’area la Brianza che negli studi di Bankitalia è più ricca in quota pro-capite della Germania, significa un gettito netto di 54 miliardi di euro l’anno.

I debiti accertati dalla Sicilia ammontano a otto miliardi, mentre l’intero Pil isolano dal quale deriva il gettito è poco più che doppio. tradotto: la tanto vituperata Sicilia, è invidiata dalle regioni più ricche d’italia che vorrebbero avere il suo Statuto.

E la Sicilia che fa? Lo calpesta da 50 anni. Basta vedere come è formato il bilancio della Regione Siciliana. Il 60% viene assorbito dalla spesa sanitaria, all’interno della quale non ci sono solo i soldi destinati a pagare i “migranti della salute” che vanno in lombardia, dove si registrano non più di 70 convenzioni con i privati, ma ci sono anche i fondi cospicui per pagare 1700 convenzioni con le cliniche private siciliane. Sarà un caso, ma molte di queste cliniche, come succede spesso, fanno capo a onorevoli e loro congiunti in servizio quasi permanente alla Regione Sicilia. certo, si tratta di singolari coincidenze. come il fatto che la sanità pubblica, basta chiedere ai sindaci di milazzo, Patti, Barcellona e Mistretta che vanno in processione al ministero, viene spogliata, tagliata e offesa e poi si assiste al ministero guidato da Lucrezia Lorenzin che assegna 91 milioni di euro, all’IRCSS Neurolesi di messina del professore Dino Bramanti. Non si fa funzionare la sanità pubblica, si fanno fusioni con ospedali e poi si pensa in questi territori così massacrati di fare di centri di eccellenza con fondi pubblici e gestione privata. ma di questo gli onorevoli in corsa per una riconferma all’Ars non parlano: hanno altro cui pensare.

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