Sospensione- sprint dalle funzione e dallo stipendio e contestuale fuoriuscita dai ruoli della magistratura. E’ stato un provvedimento-lampo
quello adottato dal ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando a proposito dell’arresto, con l’accusa di pedopornografia minorile, del giudice di Corte di Appello di Messina, Gaetano Maria Amato, 58 anni.

Complice forse un precedente richiamo da parte del Csm sui ritardi maturati dal magistrato nel depositare le motivazioni della sentenza del processo “Cosa mia” su una cosca di Rosarno che determinò la scarcerazione degli imputati, il Ministero non ha concesso al magistrato la possibilità di contraddittorio, in parte negata anche al suo avvocato, Salvatore Silvestro per il quale, a difesa delle vittime del reato, sono state richieste 48 ore prima di consegnare le motivazioni dell’ordinanza di arresto chiesta dal giudice Giovannella Scaminaci e accordata dal Gip Maria Vermiglio.

Alla base dell’inchiesta, una lunga indagine nazionale, durata nel tempo, da parte della polizia postale, specializzata in questi tipi di reati, che ha individuato una rete di “orchi” che si scambiano foto con bambini, da quasi infanti, fino a 12-13 anni. Per anni in servizio a Messina al civile, dall’inizio dell’anno Gaetano Amato prestava servizio alla Corte di appello di Reggio Calabria, facendo spola con la città dello Stretto dove mantiene la famiglia e dove un paio di volte la settimana prestava udienza presso la prima sezione della commissione tributaria, guidata dal giudice Fiorentino. Le persone che conoscono e frequentano il magistrato sono basite: Gaetano Maria Amato ha sempre mostrato grande senso della famiglia all’esterno, portava i faldoni del lavoro anche a casa, e non ha esitato ad “adottare” ben tre figli. E’ la seconda pagina “scura” che investe la magistratura messinese, dopo le polemiche insorte e mai adeguatamente smentite a proposito di un alto magistrato “soccorso” un paio di anni nella zona di “Maregrosso”, a ridosso delle baracche, dove era entrato in rotta di
collisione con un travestito. Il magistrato, temendo una aggressione, per fuggire si sarebbe buttato in acqua, e poi soccorso dagli agenti, tutto gocciolante, sarebbe stato trasportato al pronto soccorso dell’Ospedale Piemonte.

“I magistrati? Uomini come tanti altri, con devianze spesso nascoste ai più, anche per la vita ritirata che apparentemente sono costretti a fare” liquida la questione un noto psicoterapeuta, che aggiunge: “Forse il problema non riguarda anche i preti?”. Su questo fronte, a essere
attivo da più di 25 anni in Italia nella lotta contro il dilagare della “pedopornografia”, è un prete-coraggio di Avola, in provincia di Siracusa, Don Fortunato Di Noto. Il suo date-base opera “h24” il monitoraggio di siti pornografici, censisce l’età delle foto provenienza e dai bambini “esposti” e gira il materiale alla polizia che avvia la caccia informatica ai fruitori “seriali” delle immagini. Ma su cosa si regge questo mercato? Sul fatto che i pedofili, pur di avere una foto con un bambino “volato”, o anche un filmato sono disposti a spendere tanto, tra i 500 e gli ottocento euro per una sola immagine, transazioni che prima avveniva con spedizioni a domicilio, come una sorta di “Postal Market del sesso deviato”, e che oggi con il crescere della Rete, vengono scambiati in siti specializzati che utilizzano la crittografia per cercare quanto più di nascondersi.

Una sorta di isola fiscale dei domini di siti pedopornografici, è l’Isola di Tonga, dove – ha censito Padre Fortunato di Noto sono domiciliati ben 134mila siti-web di pedopornografia. Un mercato enorme, in continua crescita, che cerca anche consenso sociale: da qualche anno nei paesi nordici si propone anche la giornata “dell’orgoglio pedofilo”. Basta guardare i siti web, per rendersi conto- rilevano gli operatori della Polizia Postale come ci si trovi di fronte a piattaforme sempre più evolute: non solo “gallery” con le foto dei bambini, ma anche sistemi peer-to-peer e sistemi sempre più sofisticati scambiare informazioni con relativi pagamenti collegati, a volte anche in criptomonete virtuali, con lo stesso sistema dei Bitcoin”. A promuovere i siti anche agenzie specializzate in viaggi di “turismo sessuale” in paesi come la Thailandia,
veri e propri tour del sesso dove le prede non vengono cacciate come nei safari ma scelte sui cataloghi, già confezionati come una sorta di “vedding matrimoniale”.

Sul caso “Amato” tutti i magistrati sono abbottonatissimi, oltre che imbarazzati.

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