All’indomani del referendum che ha scosso la Catalogna e la Spagna, Barcellona si è risvegliata frastornata. Le proteste non si sono ancora
spente e continuano le denunce di repressione da parte dei catalani e del governo di Barcellona nei confronti del governo centrale. Una domenica in cui, in Italia, molti hanno preso le difese della lotta indipendentista catalana, assumendo un atteggiamento più simile al tifo
da stadio che non da osservatori esterni e oggettivi dei fatti.

Diversi politici hanno finito con l’applicare le cornici interpretative dei movimenti indipendentisti nostrani, al fine di guadagnare consensi e visibilità attraverso le lotte politiche altrui, piuttosto che di contestualizzare quanto stava avvenendo. La comunità italiana in Catalogna è una delle più numerose e conta circa 25.000 connazionali. Inoltre, rappresenta una delle mete più apprezzate dagli studenti Erasmus oltre che una destinazione turistica molto gettonata. Chi vive da queste parti difficilmente ha potuto esimersi dall’interessarsi alle vicende che hanno riguardato la Regione in avvicinamento al referendum. Tra le possibili conseguenze più controllate dagli stranieri c’è il timore di dover affrontare una situazione simile a quella degli europei residenti in Gran Bretagna dopo la Brexit. In considerazione anche del fatto che non è ancora ben chiaro quale potrebbe essere la posizione della Catalogna come Stato neocostituito nei confronti dell’UE, per via dei diversi orientamenti all’interno della corrente nazionalista circa il da farsi dopo la conquista dell’indipendenza.

«E’ difficile prevedere le dinamiche di un’eventuale situazione di distacco ed indipendenza» – dice Diego che da un anno vive a Barcellona – «Posso dire che l’idea di trovarmi a far parte di una nuova nazione basata per la maggior parte su principi progressisti, inclusivi, in cui si parla di eco sostenibilità e alternative al capitalismo classico è quantomeno interessante». Come tanti italiani, anche Diego ha preso parte a manifestazioni di piazza a sostegno della causa indipendentista. «Sono stato fuori dal seggio elettorale più vicino a dove vivo per supportare e dare il mio appoggio per la sua difesa». Tuttavia, sulla questione la percezione è che la comunità italiana abbia avuto un atteggiamento eterogeneo, «percepisco una spaccatura fra chi è favorevole, contrario e agnostico a riguardo. Ma visto che si tratta del luogo in cui viviamo, lavoriamo, paghiamo le tasse e cerchiamo di costruire il nostro futuro, penso valga la pena di informarsi e trattare le questioni di enorme rilevanza politica come nostre, perché di fatto ci riguardano» – continua. Anche Davide, che da 21 anni vive in Catalogna a Sant Feliu de Llobrega a circa 20 chilometri da Barcellona, quando ha visto le immagini delle azioni della Guardia Civil ha deciso di andare a difendere il seggio elettorale dalle forze dell’ordine che avrebbero voluto tentare di impedirne l’accesso. Dopo una giornata di così forti tensioni rimangono i dubbi se l’indipendenza possa penalizzare o meno gli emigrati, costituendo un’eventuale problema per le loro richieste di cittadinanza. Alcuni confidano nel fatto che Barcellona si è spesso contraddistinta per essere una città burocraticamente avanzata e aperta al multiculturalismo, come ribadito anche in occasione delle manifestazioni post-attentato, e a chi intende contribuire alla realizzazione della Catalogna come Stato indipendente.

Ciononostante, rimane il timore che con l’indipendenza qualcosa possa cambiare, come spiega Ilenia, che da due anni vive nella cittadina fortemente indipendentista di Vic e lavora come insegnante di italiano, «non credo che avremmo molti vantaggi in una Catalunya indipendente, forse di natura economica e di organizzazione dei servizi. Nel momento in cui questo paese si chiuderà e si darà protagonismo al catalano, molti centri del paese perderanno la loro attrattività agli occhi degli stranieri. Non vorrei andar via, ho i miei progetti qui, i miei affetti e il mio lavoro. Però è assolutamente chiaro che se tutto questo cambiare a causa di una situazione politica ed economica non favorevole, penserò di lasciare il paese. Attualmente le preoccupazioni sono legate a quello che potrà accadere nel momento in cui si dichiarerà l’indipendenza, abbiamo una buona percentuale delle forze armate del governo spagnolo, che attualmente stanno occupando questo territorio. Come li inviteremo ad andar via

L’impressione è che chi sia venuto qui per costruirsi una vita abbia avuto modo di comprendere cosa voglia dire l’identità Catalana, immedesimandosi, per quanto possibile, ed entrando in empatia con la lotta messa in campo andando al di là delle effettive rivendicazioni. Forse perché attirati dalla forza con cui da decenni questo popolo manifesta il sentirsi altro rispetto alla Spagna. Per questo in alcuni casi ne prendono le difese, condannando l’uso della forza da parte di Madrid nei confronti dei cittadini che non avevano commesso atti di violenza
e che ha coinvolto anche chi si era recato ai seggi per votare “no”. Sono ancora molti i nodi da sciogliere sul futuro della Catalogna, i catalani e gli stranieri residenti. Tuttavia, sia per chi aderisce o meno alla causa indipendentista è certo che da domenica i rapporti tra la Catalogna e la Spagna saranno molto più deteriorati e di questo ne dovranno tener conto tutti.

 

Antonio Musco

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