A sorpresa nella lista di “Alternativa Popolare” di Angelino Alfano a Messina ha fatto capolino la docente di urbanistica all’Università di Reggio Calabria, Francesca Moraci.

Cosa spinge una studiosa dei Trasporti a candidarsi nella città dello Stretto?
Difficile rispondere. Sono stata colta io stessa di sorpresa. A un tratto mi sono chiesta perché non impegnarmi in prima persona per la mia Regione e la mia città? Oggi siamo in un momento cruciale per lo sviluppo dei trasporti e i politici spesso sono presi dalle emergenze
quotidiane: io sono e resto un tecnico. E la mia grande soddisfazione è quella di studiare tomi di documenti per ricavare poi una riga da fare scrivere poi in un emendamento o in un testo di legge. Questo vuole essere il mio ruolo, un “tecnico” al fianco della politica.

Ogni elezione si torna a parlare di Ponte. Quale è la posizione dell’urbanista Moraci?
Quello del Ponte è un problema complesso e sempre malposto: non si può parlare di Ponte se non si parla anche di trasporti marittimi, ferroviari e si ha una visione di insieme. Questi mondi sono e saranno sempre più correlati e in questo contesto il Ponte ha una sua centralità per lo sviluppo complessivo del sistema. Se mi si chiede quale è la mia visione è che sì, non posso che essere d’accordo con il progetto Ponte per il quale c’è già in Parlamento un disegno di legge, per ora accantonato, che va al più presto rivisto senza approcci ideologici.

Si parla da anni del Ponte, ma la Sicilia non riesce ad avere ancora la continuità territoriale che un’Isola come la Sardegna invece ha…
E’ vero, i ritardi sono enormi, ma ci sono le prospettive di accordo che ora si sono cominciati ad affrontare su più fronti, non solo sul fronte del trasporto aereo per evitare situazioni di emergenza come quella di Rayanair in Sicilia che taglia improvvisamente le tratte. Sta crescendo una nuova consapevolezza anche sui trasporti terrestri e marittimi: si comincia a capire l’importanza della intermodalità.

Ma partendo dai collegamenti terrestri, dalla sua posizione privilegiata di consigliera di amministrazione dell’Anas, cosa bisogna fare per affrontare il disastro operativo e gestionale delle autostrade siciliane?
Io dal punto di vista deontologico preferirei non parlare di argomenti che interessano direttamente Anas. Ma come cittadina non posso che rammaricarmi per la mancata nascita della new-co tra Anas e Cas che era in avanzata fase di studio e che spero nella prossima legislatura possa essere nuovamente affrontata. Occorre un approccio diverso, un progetto industriale complessivo di rete che saldi non solo le autostrade siciliane, ma anche arterie statali e provinciali, campo nel quale l’Anas ha già maturato decenni di esperienza, know how che si può saldare poi con la gestione virtuosa di settecento km di autostrade e fare finalmente una rete-sistema.

Ma c’è il rischio intanto che in sei mesi il Ministero ritiri la Concessione al Cas…
Occorre negoziare e fare una scaletta di priorità da affrontare, nelle quali lo Stato occorra faccia la sua parte: problemi annosi non possono essere risolti in 180 giorni. E la sua posizione sulla Autorità Portuale di Messina- Milazzo, “ingoiata” da Gioia Tauro, quale è? Oggi occorre una nuova consapevolezza della classe dirigente, che deve capire che il mondo viaggia verso la cultura e la l’alta velocità 4.0, fatta di fibra ottica, reti connesse delle quali i porti sono snodo fondamentale. Un periodo di rodaggio più lungo, non una semplice proroga di mesi, ma un lasso di tempo di tre anni per rodare la nuova riforma, credo sia l’approccio pragmatico giusto per arrivare a una soluzione condivisa di “Consorzio dello Stretto”. La Sicilia è una Regione di 5 milioni di abitanti con storia e collegamenti diversi da quelli della Calabria che è una Regione da un milione e mezzo di abitanti. Non serve a nessuno il braccio di ferro sull’assegnazione della sede o sulle quote di rappresentanza. Occorre decidere chi fa che cosa, in considerazione del fatto che uno strumento importantissimo sono invece le Zes, le zone speciali di sviluppo che vanno istituite lì dove c’è necessità, non con un semplice calcolo aritmetico. Si deve capire che siamo in Europa. E non possiamo più permetterci errori strategici.

E il ruolo della Sicilia, in questo senso quale è?
Solo uno: deve essere la piattaforma logistica tra Europa e Africa. Senza strozzature. Oggi si deve guardare a chi disegna la “via della seta” da una parte e a chi studia come fare arrivare una macchina col pilota automatico dall’Artico a Pachino. Aiutare a fare crescere questa consapevolezza nella classe politica è forse ciò che mi ha spinto a candidarmi: voglio essere un tecnico che supporta le decisioni strategiche. Questo sì, lo devo alla Sicilia, la mia Regione, e a Messina, che è la mia città.

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