Ryanair, la scure in Sicilia

Acquistare Alitalia? Ryanair ha ben altro a cui pensare. Per esempio uscire dall’emergenza esplosa nelle scorse settimane e che ha causato
la cancellazione di moltissimi voli. Il low cost ha i suoi pro e i suoi contro: per i passeggeri è una pacchia, ma per piloti ed equipaggi non sono proprio rose e fiori.

La crisi nasce proprio da uno scontento dei dipendenti che hanno preferito “volare” verso le migliori condizioni offerte da altre compagnie. Stipendi più elevati e orari di lavoro meno massacranti tanto per cominciare. Fattostà che la compagnia irlandese è stata costretta a lasciare a terra 400mila dei suoi 112 milioni di passeggeri fino a marzo del prossimo anno. Durante la stagione invernale, ben 25 aerei (su 400) resteranno negli hangar e a questi se ne aggiungeranno altri 10 nell’aprile 2018. 34 saranno le rotte sospese, 11 negli aeroporti italiani. I clienti coinvolti nelle cancellazioni potranno scegliere tra voli alternativi, il pieno rimborso del biglietto o un voucher da 40 euro (80 col ritorno) che gli permetterà di prenotare un volo Ryanair entro marzo 2018. La ristrutturazione passerà anche da un nuovo piano aziendale che prevederà l’ingresso di 650  nuovi piloti. Salta quindi la trattativa con Alitalia. Non che fosse partita con il piede giusto visto che i vertici della compagna di bandiera non sono mai stati convinti dai requisiti forniti da Ryanair per procedere alla vendita.

Anche Lufthansa ed Easyjet si stanno tirando indietro per puntare sulle diverse parti di Air Berlin. Al momento, come potenziali acquirenti restano solo Delta ed Etihad, oltre ad alcune società di handling. L’offerta dovrà essere presentata entro e non oltre il 16 ottobre, ma già è in cantiere l’idea di rinviare la scadenza per consentire ad altri soggetti di farsi avanti. Gli aereoporti siciliani saranno tra i più colpiti dai tagli imposti da Ryanair. Non tutti però: Fontanarossa non è stata toccata. Palermo, almeno per ora, dovrà rinunciare  al solo collegamento diretto per Bucarest. A Trapani Birgi invece il conto sarà salatissimo: salteranno ben 7 rotte (3 europee e 4 nazionali) che già si stima
produranno una riduzione del traffico aereo del 15- 20% rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente. Da novembre addio alla Trapani-Baden, alla Trapani- Francoforte e alla Trapani-Cracovia. Scompariranno anche i collegamenti con Parma, Roma Fiumicino, Genova e Trieste.

L’Enac, più volte interpellata, non può mettere bocca su quanto sta accadendo perché le cancellazioni sono state programmate nel pieno rispetto del regolamento europeo che prevede un preavviso di almeno due settimane. Trapani inoltre è uno scalo esclusivo della Ryanair e se la compagnia decide di tagliare non c’è ente che tenga. Ma forse c’è una ragione per una “punizione” così esemplare. Che si tratti del mancato rinnovo dell’accordo di comarketing tra i 24 comuni del territorio, la Camera di Commercio, il Libero consorzio di Trapani, la Regione, l’Airgest e Ryanair, scaduto lo scorso marzo? La gara era stata annunciata ma l’intesa non è ancora arrivata. Niente intesa niente incentivi. Niente incentivi meno voli. Ad aggravare il tutto si aggiunge il fatto che sei comuni del trapanese non hanno ancora saldato il debito con la compagnia per il comarketing precedente. 525mila euro che Ryanair attende dallo scorso gennaio, termine ultimo stabilito nell’intesa sottoscritta nel 2014, per la durata di tre anni. La sola liquidità su cui potrà fare affidamento l’aeroporto è quella derivante dal maxi finanziamento della Regione che nella finanziaria ha stanziato 13 milioni per Trapani Birgi.

Intanto,dal 6 novembre al 10 dicembre, l’aeroporto resterà chiuso per lavori di manutenzione straordinaria della pista che saranno prerogativa dell’aeronautica militare.

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