L'Italia è sempre stato un Paese «incompiuto»: il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione
inattuata, la democrazia incompiuta. E adesso ci si mette il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che redige una lunga lista dei lavori pubblici lasciati in aria. Sono quasi 700, per l’esattezza 693, per circa 3 miliardi di euro spesi ma con 1,5 miliardi che servirebbero e che mancano all’appello per completarle tutte.

Di questi, 300 milioni sarebbero necessari solo per il completamento della struttura di Calatrava: le Vele di Calatrava a Roma, iniziati
nel 2005 e mai finiti. Un mare di denaro pubblico sprecato. E i nomi che girano attorno all'opera non terminata sempre gli stessi. L’elenco è destinato a crescere ogni mese, garantisce il viceministro Riccardo Nencini «perchè la legge che impone il censimento ha solo tre anni e molte amministrazioni non hanno ancora comunicato le opere incompiute sul loro territorio». Cosa fare quindi di questo patrimonio che sta andando sprecato? Per prima cosa occorrerebbe verificare quante di queste opere sono ancora necessarie ed eventualmente modificarne i progetti. Ma la madre di tutti i problemi è la carenza di fondi pubblici. Se si vogliono completare le opere già iniziate si devono cercare i capitali nel privato. Per agevolare questo percorso il viceministro, Nencini, che non scarta nemmeno l’ipotesi di affidare la situazione
a un commissario, lancia una proposta di un bonus fiscale da discutere con il Mef: «si può pensare ad una premialità fiscale per i privati e non escludo la possibilità di revisione di natura urbanistica per dare ai privati la possibilità di utilizzare il bene per altri usi, con il vantaggio di evitare nuovo consumo di territorio».

Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di dare «incentivi alle pubbliche amministrazioni che fanno di questo tema una priorità». Il fenomeno riguarda tutta Italia. La regione con il maggior numero di opere a metà è il Lazio con 82 per 250 milioni spesi e 78 per il completamento, seguita da Sardegna e Sicilia con 69 e 68. Il record di soldi spesi senza risultato è però della Calabria che, per 64 opere, ha speso 415 milioni mentre ne basterebbero 35 per terminarle. L’unica area dove tutto sembra finito è la provincia di Trento mentre a Bolzano 14 sono ancora in sospeso. Molte delle incompiute sono poi in capo allo stesso ministero: 38 per 600 milioni spesi e 125 mancanti. Marsala è il simbolo dell’opera pubblica incompiuta per eccellenza: il monumento a Giuseppe Garibaldi e ai Mille, che la città aspetta da oltre 150 anni, e che, nella sua ultima versione, attende di essere ultimato, dopo diverse peripezie, dal 1986. Tante le opere pubbliche incompiute in Sicilia. Il progetto più grande è dell’ex Consorzio Asi di Agrigento per il completamento dell’asse viario per collegare l’area industriale con il porto di Porto Empedocle: 12,7 milioni spesi per eseguire l’11,52% dei lavori, con la stima di altri 8,9 milioni per completare l’opera.

Un record spetta al centro socio-culturale di Roccafiorita, il paese siciliano più piccolo per numero di abitanti (222, ma ci sono ben 12 consiglieri comunali…): sono già stati spesi 671.393,97 euro per arrivare al 99,82% dei lavori previsti. Mancano appena 1.200 euro per il completamento. Nella lista nera si trovano voci di progetti che registrano anche il 100% di avanzamento lavori, ma che – su segnalazione della Regione – al governo nazionale non risultano fruibili. È il caso, ad esempio, dei 3,3 milioni spesi per una “strada di interesse turistico” a Basicò, nel Messinese. Molto più gravi, e purtroppo frequenti nell’elenco ufficiale, sono gli esempi di infrastrutture che hanno a disposizione ingenti risorse pubbliche, pur risultando al palo (0%) a livello di lavori eseguiti. Per non parlare di Giarre, più volte sulla ribalta nazionale: il campo di atletica leggera (3,6 milioni per arrivare al 20,38% dei lavori e altri 3,5 milioni necessari per il completamento); una piscina coperta (2,5 milioni stanziati, lavori al 15,30% e altri 3 milioni per finire); il parco pubblico di viale Don Minzoni (spesi 671mila euro per il 14,86%, necessari altri 2,4 milioni); il centro polifunzionale della frazione Trepunti (894mila euro con il 13,79% di avanzamento e
una necessità di almeno altri 3,5 milioni).

E poi c’è un altro elenco, più aggiornato, in cui risultano 152 opere nella lista della Regione di dicembre 2013 con 335,5 milioni già bruciati, e servirebbero altri 216,3 milioni per completare le opere di questa lista. Nessuna opera corrisponde a qualcuna dell’altra: alle ultime 67 incompiute ne vanno aggiunte 152, totale 219. La politica assicura che nel prossimo “domani”, dopo le elezioni, si volterà pagina. Ma “domani” è il giorno più occupato della settimana.

Vincenzo Lombardo

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