Troppo spesso mi tocca ormai di leggere degli articoli giornalistici i cui autori si permettono, invadendo il campo altrui, di proporre con presunzione una attribuzione o di esprimere, con totale incompetenza, un discorso critico nei confronti di un’opera d’arte. Leggo oggi di un supposto quadro di Antonello che, secondo Sergio Di Giacomo, si troverebbe nella “Pinacoteca” del Rettorato dell’Università di Messina.

Vorrei innanzi chiarire che quella del Rettorato è una “raccolta”, e non una Pinacoteca, che per essere tale dovrebbe avere un suo Direttore che fosse peraltro Storico dell’Arte. Ma subito dopo questa precisazione, mi preme soprattutto soffermarmi sul “supposto” quadro di Antonello. Molti anni fa, verso la fine degli anni Ottanta (allora insegnavo a Messina), mi recai al Rettorato per parlare di problemi di servizio con il Rettore, il prof. Guglielmo Stagno d’Alcontres. Levando gli occhi sulle pareti, notai la presenza di alcuni quadri che le volte precedenti non avevo visti. Il Rettore mi spiegò che erano dei nuovi acquisti, e si soffermò su una immagine della Madonna col Bambino che disse essere di Mario di Laurito, un pittore palermitano del Quattrocento che io conoscevo bene e sul quale la docente palermitana Maria Concetta Di Natale aveva scritto una monografia. Dopo aver guardato il dipinto più da vicino, senza alcuna esitazione dissi: “Guardi, Magnifico, questo è in realtà un quadro dell’Ottocento che finge di essere un quadro del Quattrocento”.

Il Rettore mi rispose che lui lo aveva acquistato con l’expertise della professoressa Di Natale. Ricordo che questa notizia mi mise in imbarazzo. Dovevo infatti contraddire la Di Natale. Cosa che, nonostante l’imbarazzo, feci. Ero infatti convinta della mia opinione. E lo sono ancora. Si può capire dunque come io sia rimasta esterrefatta nel leggere la supposta attribuzione ad Antonello da parte del giornalista Di Giacomo il quale, fra l’altro, aggiunge una “perla”, informando che altri (ma non dice chi ) ritengono sia del “Quartaro”; alludendo al Quartararo. A meno che non si tratti di un refuso, facendo comunque un pasticcio, perché lo stile del Quartararo, altro pittore palermitano del Quattrocento, è completamente diverso. E al suddetto giornalista debbo dire, come diceva un personaggio del vecchio “Corriere dei piccoli” (sono vecchissima!!) non è “la prima che mi fai”. Veramente la frase intera era: “Alla prima che mi, fai, ti licenzio e te ne vai”. Perché, purtroppo, non è la prima che mi fa Sergio Di Giacomo. Infatti, sono andata subito con la memoria ad un altro vecchio episodio.

Anni fa scrisse di avere “scoperto” un quadro antonelliano nel convento dello Spirito Santo. Allora gli telefonai e gli feci presente che quel quadro lo avevo già pubblicato io nel 1993 nel mio primo volume sulla Pittura del Cinquecento in Sicilia, a p.39, tav.XII; e che lo avevo attribuito a Giovannello da Itala, arricchendo il catalogo di questo pittore e facendo così chiarezza sulla sua personalità: un fatto che aveva avuto una grande risonanza scientifica, ma che a Messina si era ignorato. Perciò esortavo il Di Giacomo a informarsi, a leggere il mio libro e contestualmente a fare, sullo stesso, giornale, ammenda della sua disinformazione, citando il mio libro e la giusta attribuzione, come sarebbe stato corretto. Non fece nulla di ciò. E ora me lo ritrovo con una nuova “scoperta”. Molti giornalisti dovrebbero, imparare, prima di lanciarsi in una regione a loro ignota, a interpellare coloro che in quella regione hanno lavorato con sudore. E che si sentono veramente disillusi da manifestazioni del genere che rischiano di annullare le loro fatiche e la loro professionalità.

A Messina, peraltro, oltre a me, ci sono molti altri storici dell’Arte, già prevalentemente miei allievi, ai quali chiedere un parere. Ma questa città, alla quale ho dedicato un lungo impegno, mi sembra oggi in mano agli improvvisatori e questo, anche se gli amici mi dicono di non disperarmi, mi fa stare molto male.

 

 

Teresa Pugliatti

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