Più che lista “Arcipelago”, quella messa in piedi all’ultimo momento da Orlando e Crocetta per sostenere il candidato Micari presidente, col sostegno esterno del Pd, forse avrebbero dovuto chiamarla, lista “Arcobaleno”. Per una semplice ragione: se ne sono viste di tutti i colori.

Un campionario di invidie e dilettantismi, che non si vedevano dai tempi della fortunata serie televisiva, allora tempi di bianco e nero, dal titolo: “Oggi le comiche.” I cambi di casacca, innanzitutto. Non c’è solo la vicenda della Lista “ultimora” di Crocetta a Messina dove, come succede a Giufà che esce e si tira la porta, la persona incaricata di consegnare la lista in Tribunale, quando si è accorto che mancava una fotocopia è uscito portandosi dietro sulle spalle lo zaino con tutta la documentazione per poi trovare al ritorno la porta chiusa. Parliamo della lista del presidente della Regione, non di quella del consiglio di quartiere, con uno come il governatore in carica che poi strilla: “Non si può svuotare la democrazia, per una manciata di minuti, otto in tutto”. Ma che bravo: l’orologio presidenziale, è forse diverso, di fronte alla legge, da quello di tutti i comuni cittadini?

Ma da Crocetta, ci si aspetta questo e altro. Una tra tante. ll fratello di Lino Leanza, Carmelo, gli ha detto un no risoluto alla candidatura. E lui che fa? Per confondere le acque è andato a cercare un altro Leanza, Antonio, figlio di un assessore socialista Anni ’90. Solo un caso? Non è diverso il comportamento di quelli di Forza Italia. Nella campagna acquisti hanno guadagnato 14 ingaggi , ma quando il capogruppo Vincenzo Figuccia ha annunciato la volontà di lasciare Forza Italia per l’Udc, sono andati a pescare  un altro Figuccia, detto Vincenzo, e lo hanno messo in lista, bgiusto per confondere i cognomi e le acque.

Non si sottraggono a questa pratica neppure gli “indignados” di Gaetano Armao. Quando hanno scoperto che il professore non era più né in lista né nel listino hanno sollevato gli occhi al cielo e hanno candidato un teologo, Piero Garonna che nella Lista è apparso improvvisamente con il vezzeggiativo “detto Armao”.

Ma si può?  Si. Si può. In Sicilia tutto è  concesso. Compreso il fatto che il presidente della Regione rivolgendosi al sindaco di Palermo lo definisce “uno stronzo”. E dire che militano nella stessa area politica e anche nella stessa lista. Nulla rispetto al fiele che tira fuori l’ex ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia. Quando apprende che lo ha lasciato da ultimo, per rientrare nell’Udc, perfino Giovanni Pistorio, l’ex assessore alle Infrastrutture, non si chiede perché crolla il suo edificio, ma lo cerca, lo rintraccia e lo consacra tra i personaggi di Victor Hugò, “I Miserabili”.

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