Sicilia: Pil in salita. Tutto merito del lavoro nero

L’economia siciliana cresce. Parola del rapporto II/2017 “Congiuntura Res – Analisi e previsioni” stilato dalla Fondazione Res.
I consumi delle famiglie, la produzione e gli investimenti fanno da volano alla crescita. Aumenta anche la manodopera, specie in campi come quello agricolo e dei servizi: la disoccupazione infatti dovrebbe scendere al 20,9% alla fine del 2017 e al 20,6 nel 2018. Dati positivi anche per quanto concerne le imprese di import-export: le importazioni sono aumentate del 62,7%, le esportazioni del 37,6%. Le congiunture favorevoli stanno portando quindi ad un incremento del Pil, che dal 2015 non ha smesso più di salire.

Peccato che a fare da padrone sia soprattutto  il sommerso e il lavoro nero. Quando le imprese scelgono di regolarizzare i dipendenti, lo fanno sempre meno con il contratto di categoria. Nell’edilizia ad esempio, dove si registra una ripresa del settore (+1,7%), cresce il lavoro ma non quello “ufficiale”. Il sommerso è superiore al 40%, e al 20% degli operai viene applicato un contratto diverso da quello edile, ritenuto troppo oneroso. Insomma, se non si lavora in nero, si prendono meno soldi e si è meno tutelati.

E non bisogna dimenticare i numerosi contratti di lavoro precari e stagionali, che di fatto contribuiscono a rendere le famiglie siciliane tra più povere del paese: oltre la metà di esse vive con un reddito inferiore ai 18mila euro al mese, a fronte di una media regionale di 21.800 euro. Quella nazionale si aggira intorno ai 30mila euro.

 

 

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