Concessioni autostradali. Le mani sul Consorzio

L’Anas ha varato un piano di investimenti pluriennale per 30 miliardi di euro al Sud, ma molti di questi fondi rischiano di non passare mai dai caselli del Cas, il consorzio delle autostrade siciliane, la cui fusione con l’ente nazionale delle strade è “saltata”. “Speriamo sia solo rinviata” si limita a dire la componente del consiglio d’amministrazione Anas, Francesca Moraci: “Si tratterebbe dell’ennesima occasione perduta per razionalizzare il traffico in Sicilia”.

A pesare, ora, è la futura integrazione dell’Anas dentro il colosso Ferrovie dello Stato, che renderà ancora più difficile la progettata operazione di fusione con il Cas, consorzio “anomalo” nell’ambito dei concessionari nazionali, che vedono primeggiare una serie di aziende private, pronte a fare un bocconcino dell’ente autostradale siciliano, un ghiotto affare al quale qualche grande gruppo pensa da quando nell’ambiente si è sparsa la voce che il Ministero ha avviato le pratiche per revocare la concessione all’ente di Scoppo guidato dal commercialista di Gela di fede crocettiana, Rosario Faraci. Il count –down è già cominciato: meno di 6 mesi. Le aziende concessionarie private, come quelle pubbliche, aderiscono infatti tutte all’Aiscat, l’istituto presieduto dal vicepresidente di Unicredit Fabrizio Pelanzona, del quale lo stesso Rosario Faraci ora è componente del collegio dei revisori dei conti. I soci Aiscat sono holding di respiro internazionale.
Come il gruppo di Marcellino Gavio che gestisce la “A-4”, Torino-Milano: macinano utili in patria e reinvestono spesso all’estero. Un fenomeno in crescita, che ha portato anche gruppi spagnoli, come Holding Spa della Albertis, che gestiscela Brescia-Padova, ad investire in Italia. E che si affiancano a società quotate come la Aspi, satellite operativo della Atlantia del Gruppo Benetton.

Un mercato a gonfie vele, quello delle concessioni autostradali,che impegna i gestori a reinvestire una parte degli utili nella gestione e nella manutenzione, il 33% degli incassi, ma che garantisce per anni e anni alta remunerazione del capitale. Nel 2016 gli investimenti in manutenzione-gestione del sistema non hanno superato il miliardo di euro, a fronte di un aumento dei pedaggi del 18% per ricavi stimati di 5, 7 miliardi. Ma come è arrivato il Cas, per la seconda volta nella sua storia, a minacciare di farsi revocare la concessione? Ne hanno discusso in piazza a Letojanni un gruppo di animatori dei  social che hanno “festeggiato” per protesta i due anni della frana di Letojanni,
che ancora costringe gli automobilisti della Messina-Catania a fare gimkane autostradali.

Nell’incontro in piazza centinaia di convenuti, hanno riconosciuto che occorre “avere capacità non comuni” per  ridurre “a una frana” la gestione di un ente che incassa 80 milioni l’anno di pedaggi. E risulta essere un colabrodo, come il manto autostradale. Per evitare di pagare il pedaggio-fuorilegge di Divieto, a Villafranca Tirrena, il consigliere della “V” circoscrizione Mario Biancuzzo dopo anni e anni di lotte ha consegnato 9380 firme al Comune di Messina per chiedere l’abolizione del casello autostradale. “Non ho nulla in contrario ad ammettere che anche io da utente sottoscriverei la richiesta” è stato il commento-beffa del presidente Rosario Faraci. Ma il direttore generale dell’ente, Salvatore Pirrone, ha ammesso: “Con gli introiti di questi caselli riusciamo ancora a garantire gli interventi sui viadotti, gallerie e rampe tra Villafranca e Tremestieri”.

Il costo del biglietto è alle stelle: per una decina di chilometri di autostrada disastrata, che mantiene due caselli all’interno del perimetro dello stesso comune, un fatto espressamente vietato dalla legge, si aggiunge il prezzo in chilometraggio più caro del mondo: 1,20 centesimi.
Ma le dichiarazioni di Salvatore Pirrone, in “comando” dall’assessorato alle Infrastrutture, l’ente che dovrebbe sorvegliare il Cas, sono poi severamente smentite dai fatti: la settimana scorsa a Furci Siculo si è staccato dal Viadotto uno strato di cemento che per fortuna non ha investito un automobilista in transito”. A sbarrare la strada ci hanno pensato poi i tecnici, non dell’autostrada, ma del Comune di Furci Siculo. Il fatto di Furci è l’emblema dell’autostrada che “cade a pezzi”. La manutenzione da anni e anni è solo quella degli interventi-tampone. Ma come si è arrivati a questo disastro gestionale?

Con la gestione “politica” dell’ente, da sempre affidato non a manager del settore, ma a comandati della politica, ora non sfuggono più alle maglie della giustizia. La Dia di Catania guidata da Renato Panvino da tempo tiene sotto osservazione l’ente di contrada Scoppo: il 19 gennaio prossimo andranno davanti al Gup Simona Finocchiaro gli indagati della “Tekno-1”, la prima tranche della grande inchiesta sugli appalti che presto, secondo rumors che si intensificano, riserverà nuove sorprese. A giudizio andranno funzionari come Letterio Frisone e imprenditori che truccavano, secondo la Dia, gli appalti in house, in maniera “domestica”. Ma qualche incidente di percorso nelle compilazione delle buste-offerta, come la gara per la sorveglianza attrezzata vinta dalla Eurotel di Agrigento, anziché dalla Meridional Service di Nino Giordano, hanno procurato qualche nervosismo agli imputati, “beccati” a parlare un po’ troppo al telefono.
il sistema di mazzette Si svela così il sistema delle mazzette che va avanti da anni e che non sempre sono rappresentate da denaro contante,
ma anche da “compensazioni”, scambi di assunzioni e lavori nelle ville private dei dirigenti. Ma se questo è il fronte degli appalti; la gestione del personale, quasi 350 unità, è all’anno zero.

L’Ispettorato del Lavoro è dovuto intervenire per sospendere dall’incarico una serie di sindacalisti e politici in servizio permanente all’ufficio turni, “dove segnavano ore di straordinario “a tinkitè”, si lascia sfuggire un dipendente indignato che lascia intendere la complicità evidente di alcuni sindacalisti: “Furbetti dello straordinario e dei progetti-fantasma”. Capito che l’antifona ora è cambiata, il dirigente Salvatore Pirrone ha cominciato a spedire lettere a raffica per contestare le somme indebitamente incassate da tanti dipendenti “privilegiati” che ora si sentono perseguitati: “Compensi, tutti regolari”.

Un fatto che crea malumore tra i corridoi del Palazzo di vetro di contrada Scoppio, dove ci si preoccupa più del bando per l’assunzione di tredici dipendenti provenienti dalle categorie protette, che cade proprio sotto elezioni e per il quale arriva puntuale la telefonata del politico di turno, che dei primi contenziosi che maturano sulla Siracusa-Gela, come il Sal da 5 milioni sul lotto della Rosolini-Modica, che rappresentano una pacchia per l’esercito di legali assoldato per difendere un ente da sempre perdente in giudizio e dissanguato dai contenzioni e arbitrati. Ma per l’unica causa che ha vinto in giudizio contro l’Anas, per più di 37 milioni di euro, il Cas non si decide a fare un decreto ingiuntivo. C’è tempo. E partite di giro, aperte.

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