Candidati sul filo dell’onestà

Più che sui programmi, dei quali si parla poco e a tratti, quando si parla di “giovani, progetti Ue, rilancio dell’agricoltura e del turismo” sembrano quasi-fotocopia tra un movimento e l’altro, a primeggiare nella campagna elettorale è la “presentabilità dei candidati”, idea meglio nota come la “questione etica”.

Un discorso che appassiona tanto, nonostante il flop della presenza della Commissione antimafia a Palermo, che salomonicamente ha decretato: “Ci occuperemo dei candidati, dopo le elezioni”. Ma la prima crisi tra gli alleati di Centrodestra si è consumata proprio su questi temi: a Priolo, è stato arrestato il sindaco Antonello Rizza, fedelissimo dell’ex ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che si era proposto più volte a “#Diventerà Bellissima, di Nello Musumeci senza ricevere risposta alcuna. Se Gianfranco Miccichè ha subito parlato di “giustizia ad orologeria”, la risposta netta di Nello Musumeci è stata di segno contrario: “Noi abbiamo fiducia nella magistratura”. Un diverso stile di approcciare il problema-etico in politica, che ha portato più volte Musumeci, ex presidente della commissione antimafia regionale, a dire: “Non votate i candidati sospetti e controversi”. “Un salto di qualità alla politica” lo chiede anche Raffaele Stancanelli, grande tessitore della candidatura Musumeci, che ha sostenuto il candidato a non cadere nella trappola delle finte-primarie, lasciando andare avanti la candidatura di Musumeci che nei sondaggi è andata via via salendo, fino a convincere Berlusconi a dire sì in nome della unitarietà del Centrodestra. Una “unione di coalizione” con diverse sensibilità: se il vicepresidente designato Gaetano Armao non ha esitazioni a parlare in conferenza stampa di “Saltafossi” dentro la coalizione e di “patti traditi”, la reazione del candidato Antonello Rizza di Priolo, accusato di fare alterare i codici a barre per fare cresta su alcune forniture, è stata ferma: “mi dimetto a sindaco, ma continuo la mia corsa all’Ars”.

Un fatto che ha portato il candidato governatore di centrosinistra Fabrizio Micari a perdere un po’ del suo aplomb e della sbandierata “gentilezza” per dire: “ Comportamenti vergognosi”. Ma se il Grillino Di Maio la spara grossa e invoca l’Osce per avere quasi gli osservatori dell’Onu sulle elezioni siciliane, i “distinguo” avvengono anche tra Salvini e Musumeci, alleati di ferro. Alla convention all’Hotel Excelsior di Catania, Salvini quando i cronisti gli chiedono di Carmelo Pino, ex sindaco di Milazzo, precisa “Non è con noi, ma con Fratelli d’Italia”. L’amministratore è stato condannato a un anno e quattro mesi per abuso di ufficio: avrebbe favorito l’assunzione dell’ingegnere Santi Romagnolo al Comune, condannato anch’egli a un anno. Interrogato sul punto Pino ha risposto: “Una scelta che rifarei, Romagnolo è un professionista che ci ha aiutato a risolvere con la sua progettazione grossi problemi”. Se Cancelleri ironizza sull’argomento con la battuta “aggiungi un posto in lizza”, altri ricordano ai Grillini che problemi ancora più gravi il suo movimento li riscontra non solo a Livorno, ma anche a Bagheria, con un sindaco inquisito per abusivismo. “Per non parlare della parentopoli grillina”, rincara la dose Fabrizio Micari, “quanto di più diseducativo per i miei studenti: portaborse, sorelle, cognati e nipoti”.

Un clima avvelenato che ha trasformato la campagna elettorale in un certificato penale ambulante di carichi pendenti da sventolare a destra e manca. Se il sindaco di Priolo figura già in quattro processi, uno dall’eloquente titolo di “Qualunquamente”, preso a prestito dai magistrati per descrivere il clima attorno al consorzio universitario siracusano, tutti gli altri sono procedimenti in corso, alcuni a rischio prescrizione, che non hanno ancora una sentenza in giudicato: indagati, per reati più o meno gravi, risultano diciassette candidati, dal notaio Giovambattista Coltraro, a chi ha semplicemente messo una firma in un bilancio poi ritenuto farlocco, come la consigliera di Messina Elvira Amata, nel listino di “Fratelli d’Italia” con Musumeci. Posizioni differenti, tutte da valutare, ma diverse da quelle del candidato Riccardo Pellegrino di Catania, il cui fratello risulta essere in contatto con ambienti della criminalità organizzata. Il fratello, non lui, ribattono i garantisti di Forza Italia, “la responsabilità penale in Italia, è personale”. Appunto.

Ma sono i criteri di selezione e le griglie che cambiano da partito a partito. Al punto che ora anche la Procura di Roma, a firma del procuratore Giuseppe Pignatone, ha emanato una circolare “garantista” su come trascrivere i reati sul registro dopo una denuncia o con una indagine in corso. Punto sul quale si è subito allineato anche il procuratore di Palermo, Lo Voi, ma sul quale non riesce ad allinearsi nessun partito.

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