Città metropolitane. I commissari della discordia

Per evitare possibili “incompatibilità d’ufficio”, si è dimesso da commissario dello Iacp di Messina tre giorni fa. Ma il decreto che nomina Francesco Calanna commissario della Città Metropolitana di Messina, insieme alle nomine di Girolamo Di Fazio, ex questore di Agrigento vicino alle posizioni di Beppe Lumia, e di Salvatore Cocina, ex responsabile regionale della protezione civile e attuale dirigente dell’Ufficio regionale della raccolta Rifiuti, a Catania, “alla Regione risulta già repertoriato”.

Decadono dalle cariche quindi i tre sindaci metropolitani, Leoluca Orlando, Enzo Bianco e Renato Accorinti. E con essi anche i rappresentanti dei poteri del consiglio, come il viceprefetto Filippo Romano a Messina. E’ l’ultimo colpo di scena della tormentata soppressione delle ex Province in Sicilia, alle prese con gravissimi problemi di bilancio, che si aggiunge alla ennesima impugnativa dello Stato che considera la riforma siciliana “fuori dalla norma”: sono previste elezioni dirette per la nomina di giunta e presidente e per quest’ultima figura è previsto un compenso pari al sindaco delle città metropolitane, quasi ottomila euro al mese. Ma se il sindaco di Messina Renato Accorinti che ha sempre considerato la sua nomina a Palazzo dei Leoni “un inutile doppione”, anche se ieri risultava essere a Palermo in missione per conto della Città Metropolitana di Messina, chi l’ha presa davvero male è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Ha preso carta e penna e ha scritto al governo Gentiloni, recapitando un pronunciamento del 2016 del consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, che nella gerarchia del diritto amministrativo e’ equiparato al Consiglio di Stato, nel quale si argomenta che in casi simili il commissariamento “è da escludere”.

Eppure il governatore Rosario Crocetta prima di adottare i commissariamenti delle città metropolitane ha aspettato la risposta dell’ufficio legale e legislativo della Regione, al quesito posto da Crocetta. Secondo l’avvocato Maria Mattarella, la nipote del presidente della Repubblica, in queste circostanze occorre garantire la “continuità amministrativa” attraverso la nomina di commissari. Ma cosa succederà ora? Dopo l’impugnativa del governo centrale, occorrerà aspettare il pronunciamento del Consulta, dove la legge dovrebbe seguire un iter preferenziale. Se non arriva il pronunciamento prima della primavera prossima, il governo in carica dovrebbe indire le elezioni, a meno che in autonomia non decida di abrogare la legge. Se- come si prevede- la Corte si pronuncerà prima, allora il nuovo governo regionale, potrà decidere se accogliere le modifiche di legge, o legiferare ancora sulla delicata materia che investe direttamente i poteri dello Statuto, in fatto di legge elettorale, e quelle del governo centrale, ora allineate alla “riforma Delrio”. Se per i Grillini, che hanno annunciato una denuncia in Procura, le nomine a raffica operate da Crocetta prima della scadenza del suo mandato altro non sono che mere speculazioni “clientelari”, nel caso di Orlando e Bianco hanno una portata esclusivamente politica. Le nuove città metropolitane si sostituiscono per legge alle Regioni nella pianificazione del territorio e possono presentare direttamente i progetti, divenendo interlocutori privilegiati della Unione Europea.

Il 25 ottobre a Catania è indetta una riunione delle maggiori città metropolitane italiane, ma in quella sede le città siciliane, si presenteranno commissariate. Un fronte che accende nuove polemiche: il sindaco di Catania Enzo Bianco ha annunciato che mobiliterà l’Anci per impedire novi obbrobri legislativi in Sicilia, mentre Orlando non vuole desistere dalle elezioni di secondo grado per la città metropolitana di Palermo che aveva indetto in anticipo per la data del 19 dicembre. L’insediamento di Calanna a Messina è previsto per la prossima settimana. Presidente del Gal Nebrodi Plus, Calanna è stato per anni il commissario dell’Esa, l’ente di sviluppo agricolo. Ora si troverà alle prese con il problema del bilancio, sul quale pesa il prelievo forzoso imposto dallo Stato che ha mandato a gambe all’aria i bilanci di previsione di Consorzi di Comuni e Città Metropolitane. I casi più difficili a Siracusa, Enna e Agrigento: i trasferimenti dalla Regione arrivano col contagocce, scatenando spesso guerre tra poveri.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial