Classi pollaio a Vulcano. E i genitori minacciano: “Noi non votiamo”

A scuola? Sì, ma non per studiare. E’ quanto sta accadendo a Vulcano, nelle Isole Eolie, da inizio anno. Protesta in atto, da parte degli studenti, contro il provvedimento ministeriale che assegna un’unica aula per tutti gli alunni della scuola. E i genitori minacciano di non votare. Situazione particolare anche nelle altre isole minori.

Prima, seconda e terza media in un’unica aula, troppo piccola per poter far convivere 21 alunni. E così, i ragazzi di Vulcano, dall’11 ottobre a scuola ci vanno, ma non per studiare. Si sdraiano a terra, sopra i libri di testo. E i genitori hanno minacciato di non andare al voto, alle prossime elezioni del 5 novembre, se non verrà trovata una soluzione.

Ma se a Vulcano la situazione pare non trovare sbocchi, non va di certo meglio alle altre isole, eccezion fatta per Salina e Stromboli, allo stato attuale le uniche due esenti da problematiche. Simile infatti la situazione di Lipari, in cui bisognerebbe ospitare 43 studenti in un’unica aula. A Panarea, Alicudi e Filicudi, si lamenta invece la mancanza di personale docente, il che significa lezioni svolte a singhiozzo. A Filicudi ad esempio, l’unica insegnante presente in sede si è ammalata e nessuno l’ha sostituita, lasciando l’incarico di sorvegliare i ragazzi alla bidella.

Il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, ha dunque chiesto al premier Paolo Gentiloni e al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, una deroga per le isole minori che assicuri la nomina di tutti gli insegnanti: “Se non saranno date risposte concrete – dice Giorgianni – l’amministrazione comunale procederà a denunce, interpretando la mancata soluzione come una negazione del diritto allo studio”.

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