Gazzetta del Sud riunisce i soci per rilevare il Giornale di Sicilia

Sarà un consiglio di amministrazione “delicato” quello della Ses, la società editrice della "Gazzetta del Sud", presieduta da Giovanni Morgante, che ha convocato l’assemblea ordinaria degli azionisti il 27 ottobre alle 12, o in subordine il giorno dopo alla stessa ora in seconda convocazione, con tre punti all’ordine del giorno, tutti legati alle modalità operative per rilevare il pacchetto di maggioranza del "Giornale di Sicilia" di Palermo.

I soci della Ses, in testa i dirigenti aziendali che detengono piccole quote personali, acquistate viva via nel tempo, cui fa capo anche il 30% delle quote- “usufrutto” lascito del Cavaliere del Lavoro Uberto Bonino, insieme alla Italmobiliare del gruppo Pesenti di Bergamo, che detiene il 29% delle quote, e l’editore de “La Sicilia” di Catania, Mario Ciancio, che ha al tempo stesso una quota del 9,72% della Ses e una quota dell'8% del Giornale di Sicilia, sono chiamati ora a decidere sulle “modalità di pagamento” della operazione di acquisizione societaria. Per fare questo l’assemblea degli azionisti dovrà autorizzare due fatti straordinari: da una parte “l’utilizzo parziale di azioni proprie”; dall’altra, “la costituzione di una riserva vincolata connessa con le modalità operative” dell’operazione di scalata, che prevede anche l’acquisto della Tv regionale Tgs e della radio, Rgs.

Il terzo punto, il più delicato”, recita: “conferma poteri per la stipula degli atti”. Ad assistere manager e soci nell’operazione, la Ses, che è controllata dalla Fondazione Bonino Pulejo presieduta dal direttore editoriale Lino Morgante, ha chiamato l’analista finanziario leccese della Reconta Flavio Deveglia, il professore universitario Francesco Vermiglio e il notaio Giuseppe Vicari. I punti controversi dell’operazione sono diversi. Compreso l’utilizzo “parziale” di azioni proprie, una sorta di “family by out”, che nell’accordo sottoscritto con l’editore palermitano Antonio Ardizzone, prevede la cessione di una quota percentuale della Ses allo stesso e il pagamento “cash” della parte rimanente. Una cessione sofferta, se si considera che il “Giornale di Sicilia” di Palermo è nato 157 anni fa, prima del “Corriere della Sera”, e nella valutazione operata dal professore Alberto Stagno D’Alcontres anni or sono solo il valore “immateriale” della testata era indicato in 30 milioni di euro. La stessa somma della plusvalenza divenuta poi “riserva” iscritta a bilancio dal 2009 “a fiscalità differita” dalla Ses, a seguito della cessione della quota del 30% de “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari.

Tesoretto che ora dovrebbe trasformarsi con l'autorizzazione dei soci in “riserva vincolata connessa” per svolgere una operazione dai risvolti contabili, tributari e civilistici da “manuale di studio” per gli studenti di diritto societario: la maggioranza delle quote della Ses Spa infatti fa capo a una fondazione morale, la Bonino Pulejo, che ora viene chiamata a “controllare”, sotto un unico cappello societario, due giornali editi finora da due Spa, che hanno chiuso tre anni di bilanci in perdita. Questo in vista della scadenza testamentaria di Uberto Bonino che ha vietato espressamente la cessione di quote della Ses a terzi, prima del trentesimo anniversario della sua morte, avvenuta a Messina il 9 giugno del 1988.

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