«L’ordine delle cose» che ci conduce alla perdita di ogni forma di umanità

Lo scorso 19 ottobre al porto di Messina è approdata la nave Aquarius con a bordo circa 111 migranti tra cui 12 donne, 10 minori (due con meno di 5 anni) provenienti da Somalia, Egitto, Palestina, Siria, Libano, Marocco e Sudan.

Per uno strano scherzo del destino, lo stesso giorno, a poche centinaia di metri da quello stesso porto, le associazioni culturali  “Migralab A. Sayad” , “Carteggi Letterari” e “Arknoha” in collaborazione con la “Multisala Apollo”, organizzavano l’incontro  I migranti, la Libia e noi con la proiezione de «L’Ordine delle cose», l’ultimo film di Andrea Segre che, tra le altre cose, descrive il piano del governo italiano affinchè nè al porto di Messina, nè in altri porti italiani, arrivino più imbarcazioni cariche di migranti.

Una coincidenza che sembra volerci ricordare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto la questione dei migranti ci coinvolga tutti da vicino.  “Il film è frutto di un lungo lavoro di ricerca e studio.  – spiega Segre in collegamento via Skype –  La risposta del pubblico è stata davvero sorprendente, giornalmente continuano ad arrivare richieste di proiezioni in numerose città italiane. Molti addetti ai lavori hanno confermato che le cose narrate dal film corrispondono purtroppo alla realtà. Possiamo anche provare sollievo nel sapere che altri disperati non si avventurino in un viaggio pericolosissimo, ma cosa sappiamo dei centri nei quali queste persone vengono detenute in Libia? Nemmeno i giornalisti di testate importanti come Tg1, Tg3, Tg5 riescono ad ottenere le autorizzazioni per recarsi nei luoghi di detenzione dei migranti nel Mediterraneo. Tutto ciò è inquietante”.

Il cast del film alla Mostra del Cinema di Venezia

La pellicola di Segre racconta in modo dettagliato cosa sono i centri di detenzione in Libia. Gli ambienti sono stati ricostruiti seguendo le testimonianze di chi ci è stato e lì ha subito torture e abusi. Tra le comparse del film ci sono anche alcuni dei rifugiati sgomberati dal palazzo di via Curtatone, a Roma, il 19 agosto scorso. Alcune scene sono state girate a Mazara del Vallo, la città  più africana d’ Italia. Il film ragiona sulla migrazione senza nessuna retorica,  attraverso il punto di vista del super poliziotto Corrado (Paolo Pierobon): “La gente è stanca, ci porti qualcosa di notiziabile” sono le frasi che il protagonista  si sente insistentemente ripetere dai suoi superiori del ministero dell’Interno. Un uomo forte che si ritroverà a fare i conti con la debolezza del proprio istinto umano in contrasto con la legge dello Stato.

Stiamo abdicando ai nostri principi  – scrive Segre nelle note di regianegando diritti e libertà a esseri umani fuori dal nostro spazio, ma proviamo a non dircelo o addirittura a esserne fieri.”

In contemporanea all’uscita della pellicola è stato pubblicato il libretto Per cambiare l’ordine delle cose, (scaricabile dal sito ufficiale del film) che, insieme a Ilvo Diamanti, Andrea Baranes, Luigi Manconi e Pietro Massarotto vede anche la firma della scrittrice italo-somala Igiaba Scego:  «Preoccuparsi per i diritti degli altri non è buonismo, ma significa preoccuparsi dei propri. Perchè non si sa a chi toccherà la prossima volta il fato avverso. […]Quello che è chiaro è che stiamo perdendo ogni forma di umanità».

E suonano come  un terribile presagio le parole di Emma Bonino, che ha presenziato all’anteprima del film al Senato lo scorso 6 settembre: “sono preoccupata dal punto di vista politico, perché pagando le milizie e i trafficanti li rendiamo più forti, invece che più deboli. Sono convinta che il tappo salterà e quando scopriremo le fosse comuni in Libia, spero almeno che non faremo finta di stupirci“.

 

(Sebiano Chillemi)

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