“Radici”: esordio musicale per i Ramajca Boyz

È uscito lo scorso 27 giugno il primo album del trio siciliano Ramajca Boyz, con il quale il giovane gruppo segna il proprio ingresso ufficiale nel palco della musica italiana.

Prima di tutto, chi sono i Ramajca Boyz?
«Questo vorremmo che fossero gli altri a scoprirlo, ascoltando la nostra musica. Il disco che stiamo presentando è un grande investimento per noi, all'interno del quale abbiamo riposto le nostre speranze, e non solo. Detto questo, siamo tre ragazzi che hanno da poco intrapreso un importante percorso artistico».
Quali sono le radici di "Radici"?
«Il titolo dell’album parla chiaro: tutti i brani contenuti rivelano le nostre radici a trecentosessanta gradi, come un racconto autobiografico. L'idea di un disco è nata quando ci siamo resi conto che quello che facevamo per divertimento piaceva. A quel punto abbiamo sentito che il gioco era diventato un'esigenza, un'impressionante voglia di trasmettere tutto quello che sapevamo ed eravamo in grado di fare. Abbiamo lavorato per quasi tre anni, registrato i brani nel nostro studio a Londra e masterizzato poi il disco a Milano, presso il PrinceVibe di Ciro Pisanelli, con il quale siamo entrati in contatto. L'album sta poi sullo sfondo di una grande amicizia senza la quale, probabilmente, avremmo intrapreso strade differenti».
Ogni artista si presenta al pubblico con qualcosa di nuovo da dire, o meglio, con un nuovo modo di dire le cose, il vostro linguaggio qual è?
«Noi parliamo utilizzando un linguaggio condiviso dal mondo intero, che è quello della musica, ma ci sono sfumature differenti. Il primo dei due sostantivi che compongono il nome del gruppo deriva dall'unione di due parole, 'Ramacca' e 'Jamaica'. Ramacca è il paese della Sicilia in cui abbiamo vissuto fino all'età di vent'anni. Come molti, poi, ci siamo spostati all'estero per ovvie ragioni attuali. L'Inghilterra ci ha dato tanto, lavoro e possibilità, cose che la Sicilia ci aveva precluso. Ma questa non è una denuncia, solo una constatazione. Il termine ‘Ramajca’, infatti, richiama i nostri modelli esteri inerenti alla storia del reggae jamaicano e, soprattutto, della dancehall, che è il genere nel quale ci riconosciamo. Allo stesso tempo, però, vuole sottolineare non solo che non abbiamo dimenticato le nostre radici ma che appunto vogliamo presentarci come espressione di uno stile musicale personalizzato, un suono nuovo maturato sulle basi dei modelli appena descritti e ai quali si aggiungono le espressioni del reggae e della dancehall siciliane; il tutto plasmato dal folclore della nostra terra e dalle esperienze personali. Questo è quello che troverete nel disco, l'unione stessa di più espressioni linguistiche in un solo brano, Siciliano, Italiano e Inglese, il risultato di una serie di esperienze fatte nel corso degli anni. Senza contare, inoltre, che ogni lingua ha una musica differente e che la combinazione di questi suoni è grandiosa».
Qual è, dunque, il messaggio che state lanciando?
«Lo stesso di tutti gli artisti, supponiamo: fratellanza e unione fra le persone. La musica è un forte collante, ma ognuno ha un modo diverso di metterlo in pratica. Il genere della dancehall, francamente e nel contesto siciliano e quindi anche italiano, è rimasto di nicchia. Le correnti musicali dell'Hip Hop e del Rap, che in questi ultimi anni hanno conosciuto una vera e propria rinascita, sono ottime strade che favoriscono anche a un genere come il nostro di fare un salto dall'underground al mainstream. Non ci dispiacerebbe essere i fautori di questo evento e così estendere il nostro messaggio a un pubblico più vasto».
C'è un brano, o più di uno, che maggiormente si fa portavoce di quest'aspirazione?
«Certo. Il primo è Radici, da cui l'album prende il nome. È un brano abbastanza erompente, quasi aggressivo, potremmo dire, che racconta con orgoglio le nostre esperienze precedenti e canta una voglia di affermazione che per quei pochi minuti è superiore ai normali timori di chi ha appena cominciato. Il secondo è Raggamuffin, con il quale esortiamo, come dire, a una sensibilizzazione all'ascolto della dancehall. Del resto, abbiamo cercato di trasmettere lo stesso messaggio attraverso ogni brano, per dare una visione d'unità a chi ci ascolta».
Una brevissima anteprima?
«‘Siamo qua dopo dieci anni e siamo ancora in piedi. E passo dopo passo arrivi solo se ci credi’».

Vincenzo M. Santagati

In Copertina, i Ramajca Boyz - Da sinistra verso destra: Andrea Zaza Man  (Andrea Licciardello), Andrea King (Andrea Paglia), Paolo Manto (Paolo Sottosanti).

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