Teatro Vittorio Emanuele, va in scena la tragedia

Prima la notizia buona o quella cattiva? Meglio iniziare dalla buona: è più breve. Quel che resta del Cda del Teatro Vittorio Emanuele ha approvato la stagione 2017-18. “Ma solo per senso di responsabilità verso la città” ha chiarito il presidente Luciano Fiorino, durante la conferenza stampa indetta per fare il punto sulla situazione (difficile) dell’ente. E ora quella cattiva. Anzi quelle cattive. “Una volta superato lo scoglio della stagione e dell’equiparazione del personale –ha chiarito Fiorino- rimetterò il mio mandato”.

Ancor più melodrammatico il presidente del collegio dei revisori, Giuseppe Cacciola: “Qui è inutile parlare d’arte. Navighiamo su una barca che affonda. Per salvarla ci vorrebbe l’aiuto del Padre Eterno”. Al tavolo si sono fatte notare anche le assenze: il consigliere d’amministrazione in quota Regione, Salvatore Jervolino, non ha voluto metterci la faccia. A dire il vero, l’ex presidente del collegio dei revisori ed ex commissario del teatro, è un po’ che si rende irreperibile. Desaparecido anche all’approvazione del bilancio per il varo della stagione, su cui non ha mancato di inviare una nota alla Procura regionale della Corte dei Conti. L’altra consigliera quota Accorinti, Mariangela Pizzo, era sì presente, ma seduta tra il pubblico: una presa di distanza? L’ultimo atto di una protesta silenziosa dopo il sì al bilancio ma “con riserva”. Il clima è da separati in casa. “Gravi frizioni interne” per dirla con le parole del presidente. Non pervenuto anche Egidio Bernava: il sovraintendente però era in missione da Crocetta . Il Vittorio Emanuele infatti non è ancora inserito tra i beneficiari del Furs, il Fondo unico regionale per lo spettacolo che assicurerebbe 530mila euro annui. E rischia di non riceverli se non si deciderà a rispettare il rapporto del 35% di personale amministrativo sul totale dei dipendenti. A libro paga risultano 58 dipendenti tra amministrativi e tecnici, ma non c’è né un orchestrale né un attore. Davvero singolare per un teatro. Qualcosa potrebbe sbloccarsi se la Regione, come ha dichiarato l’assessore ai Beni culturali Aura Notarianni, nei prossimi tre anni stabilizzerà i precari storici del teatro. Senza bandi né graduatorie, ma tramite un’inclusione automatica e indeterminata a seguito della firma del contratto. Che sia la volta buona?

Gli uffici regionali e la stessa commissione hanno inserito il capitolo di spesa nella programmazione triennale. Far rientrare il Vittorio Emanuele nella cosiddetta legge “Salva- Teatri” (di cui già beneficiano Palermo e Catania) per il momento è impraticabile: i buchi nel bilancio emersi solo dopo il 2014 lo escludono a priori. L’unica certezza è l’iter per il restauro dell’edificio, in più punti ammuffito da infiltrazioni d’umido. E poi c’è il recupero del terrazzo panoramico, a cui il Comune (nella persona dell’assessore Alagna) ha dichiarato di voler partecipare. Ma c’è da fidarsi? Il teatro ancora aspetta quei miseri 100mila euro promessi da Renato Accorinti, e mai erogati, perché legati all’approvazione del Piano di Riequilibrio trentennale. Il presidente Fiorino è stato chiaro: “Se non verranno sbloccati i fondi Furs o se la Regione non si deciderà ad elargire un contributo straordinario, il teatro rischia di chiudere i battenti”. E la soluzione, come sempre, passa dalla politica. Senza un valido referente tanto a Palermo quanto a Roma, per il Vittorio si aprirà il baratro. Sono lontani i tempi del tandem Paolo Magaudda (Sovrintendente) e Luciano Ordile (Presidente): allora il teatro aveva a disposizione addirittura una riserva di un milione di euro. Con la presidenza Puglisi e la carica di sovrintendente a Saja siamo agli antipodi. “Il teatro ha un consolidato di debiti che ammonta ad oltre un milione di euro. Frutto di un disavanzo in ben due esercizi”. Parole e musica di Luciano Fiorino. Una passività che il Cda conta di saldare tramite un piano di rientro triennale: 380mila euro ogni anno. Con un rosso del genere non è ben chiaro come si possa affrontare la nuova stagione che, come già annunciato, costerà un altro milione. I precedenti non fanno ben sperare: produzioni esose, nomi altisonanti e platee mezze vuote.

Molto dipenderà dall’esito della campagna abbonamenti, iniziata martedì scorso. Poi, se resterà tempo, si potrà procedere a stilare il bando per la riapertura del bar. Quelle almeno sono entrate sicure. “La colpa è di chi c’era prima”. Per una volta è vero. Le grane, secondo quanto rendicontato da Jervolino durante il commissariamento, risalgono all’ “allegra gestione” dell’ex presidente Maurizio Puglisi e dell’ex sovrintendente Nino Saja, sul quale è stata chiesta un’azione di responsabilità, che ha coinvolto anche l’ex consulente amministrativo Cannavò, arruolato per chiamata diretta senza nessuna evidenza pubblica. Il fondo è stato toccato durante la stagione all’Arena di Furnari, che l’ex commissario e i revisori dei conti non hanno esitato a definire “disastrosa”: una perdita di un milione e mezzo senza che neanche un euro finisse nelle casse dell'ente; tutto è stato assegnato in acconto sulle spettanze al Comune di Furnari e all'impresario delegato all'organizzazione. All’appello mancavano persino i contratti di ingaggio degli artisti chiamati a esibirsi nell’Arena. Ma se il teatro si regge ancora in piedi, molto si deve al lavoro del tanto odiato Jervolino e alla sua dieta ferrea. Prima come revisore dei conti, poi come commissario straordinario, ha passato al setaccio tutte le voci di bilancio, mettendo a nudo più di una “stranezza”. Sono stati rescissi i contratti con i direttori artistici Ninni Bruschetta e Giovanni Renzo, 32 mila euro a testa l’anno; i contratti d’affitto per la foresteria: due capannoni allo Zir e a Tremestieri, da 110mila euro l’anno; i contratti con i consulenti amministrativi-contabili di “fiducia”; ridotte le spese telefoniche da 24mila a 12 mila euro l’anno.

E infine quella che ha fatto storcere il naso ai più: gli emulumenti dei componenti del Cda sono stati azzerati. Chissà perché tutti odiano Jervolino…

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