Consorzio autostrade. Il tunnel del contenzioso

Il vicepresidente della Camera, il Grillino Luigi Di Maio, parlando a Partanna del disastro dei trasporti in Sicilia, ha detto che nulla si potrà risolvere in Sicilia fino a quando strutture come il Cas, il Consorzio delle autostrade siciliane, sprecheranno risorse per dirigenti “incapaci e superpagati”. Non sa forse il candidato dei “5Stelle" che quello degli stipendi è forse il male minore tra i problemi del Cas. Il macigno che non si riesce a smuovere è il contezioso.

L’ex assessore alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, in sede di audizione all’Ars, ha stimato in “seicento milioni di euro” questa selva oscura. Come dire: il 10% del buco accertato nei conti della Regione Siciliana, che è di sei miliardi di euro. Ma come si è arrivati a questa voragine? E chi sono i protagonisti di questa guerra legale? Una storiella piccola piccola capitata a questo giornale, sugli avvocati del Cas, può essere istruttiva per capire. All’inizio dell’anno è scaduto al Cas il contratto al direttore generale Salvatore Pirrone, un ingegnere dell’assessorato regionale alle Infrastrutture, “a comando” che si è spostato dal Genio Civile di Trapani al Consorzio autostrade di Messina. Sorvoliamo sul fatto che l’assessorato regionale alle Infrastrutture è l’organo che controlla per legge il Cas: la nomina di un “interno” come direttore generale non è proprio una scelta “terza”. Ma se la norma prevede che al Cas sì, debba essere nominato uno interno, perché non farlo? In Sicilia funziona tutto al contrario, no? Così la prima volta Pirrone, oplà, viene nominato per “chiamata diretta”. La seconda volta, no. Il Cas, decide di dare una patina di legalità alla procedura e promuove un pasticciato bando pubblico. Alla chiamata rispondono, oltre Salvatore Pirrone che ha il gradimento dell’ente, anche altri funzionari Interni, come Graziella Franchina che presta servizio all’autoparco o Letterio Frisone, che ha qualche guaio con la giustizia.

Per scartare gli ”intrusi” ed evitare ulteriori guai il Cas chiede un parere legale “pro-veritate”, una consulenza legale alla quale rispondono in tre: il direttore amministrativo “in comando” Antonio Caminiti e due “gettonatissimi”, avvocati: Carmelo Matafù e Riccardo Rotigliano. Nei loro pareri legali si scarta la sindacalista Graziella Franchina, una con la denuncia facile, e si sconsiglia l’ex dirigente Letterio Frisone per un deficit professionale: è “architetto” e al Cas si preferisce avere degli ingegneri: sono più strutturati. Si dà così il via libera alla nomina di Salvatore Pirrone, che ha sì il gradimento della direzione politica, ma non ha il requisito di essere interno alla struttura. 100Nove in un articolo del 27 aprile 2017 dal titolo “Cas, se la legge non parla chiaro…”ricostruisce la vicenda e annota che forse la scelta dei due avvocati, Matafù e Rotigliano, sotto il profilo della terzietà dei pareri non è il massimo, se si considera che gli stessi legali negli anni precedenti hanno avuto decine di incarichi dal Cas controfirmati da Salvatore Pirrone: i profili di incompatibilità sono sotto gli occhi di tutti. Diritto di cronaca e di critica? No, per il legale Riccardo Rotigliano lesa maestà (scopri tutti i particolari sul settimanale 100Nove Press in edicola o nell’area abbonati).

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