Carceri al collasso, Fiandaca: «Troppi detenuti, pochi agenti»

Infrastrutture fatiscenti, personale senza un’adeguata formazione, sanità balbettante, assistenza psichiatrica inadeguata, denunce di abusi assenti per paura di ritorsioni. Sono solo alcune delle piaghe delle carceri siciliane, emerse dalla relazione di Giovanni Fiandaca, garante dei detenuti. Un ruolo rimasto vacante per tre anni ma a cui, dal prossimo novembre, il docente di giurisprudenza ha scelto di dedicarsi anima e corpo. La speranza di Fiandaca è che il prossimo presidente della Regione dimostri una maggiore sensibilità verso la questione. Il governo uscente, nella persona dell’ex assessore alla Famiglia, Gianluca Miccichè, non ha mai risposto alle numerose richieste d’incontro.

E’ evidente che la situazione delle carceri, alla politica interessi poco o nulla. La relazione è un punto di partenza che ha lasciato parecchie perplessità: secondo il comitato “Esistono i diritti” il documento si è rivelato insufficiente, “una barzelletta, una poesiola”, che ha tralasciato i veri problemi delle carceri. Molti dati infatti, ricalcherebbero quelli già forniti dal Ministero di Giustizia. Fiandaca, per sua stessa ammissione, nonostante avesse a disposizione un anno di tempo ed un budget di 100mila euro, non è riuscito a visitare tutte le strutture penitenziarie isolane. I 23 istituti penitenziari della Sicilia “ospitano” ben 6184 detenuti, circa il 10% della popolazione carceraria italiana. Quasi tutte presentano carenze sia logistiche che strutturali, più volte segnalate alle autorità istituzionali. Ad oggi però, non risulta alcuno stanziamento per gli interventi necessari a far cessare le varie emergenze. Ciascun detenuto gode in media di uno spazio minimo di 3 mq: siamo al limite. Uno spazio inferiore costituirebbe un trattamento inumano e degradante. Il personale di polizia penitenziaria è notevolmente inferiore rispetto a quanto richiesto dal numero dei reclusi. E le discrasie tra le piante organiche e il personale effettivamente operante sono ben lungi dall’essere risolte. Una situazione che rischia di diventare esplosiva: è stato dimostrato che l’eccessivo carico di lavoro ed il conseguente stress degli agenti sono alla base degli abusi sui detenuti.

Fortissime carenze di personale si registrano anche sul fronte degli educatori penitenziari: i concorsi sono bloccati e anzi sono previste delle decurtazioni nelle case circondariali più grandi. Inutile parlare di mediatori culturali, fondamentali per interagire con i 1216 detenuti stranieri. L’assenza di queste figure è un veicolo per il proliferare del terrorismo islamico. Più della metà delle carceri siciliane non svolge alcuna attività formativa e ciò inficia l’obiettivo finale della detenzione: il recupero sociale e la riabilitazione del detenuto. L’istruzione scolastica sia di livello primario che secondario è ai minimi storici. La possibilità di ricevere un’istruzione universitaria non è contemplata: non è stato ancora indetto l’incontro con i rettori degli atenei dell’Isola per fissarne le linee guida. Infine il capitolo della sanità. I detenuti siciliani godono di un livello di assistenza sanitaria inferiore rispetto a quello dei normali cittadini. Non è un compito facile: la situazione detentiva del paziente, da un lato, accresce le aspettative di cura; dall’altro, richiede un’esperienza professionale per comprendere se il soggetto simuli o aggravi la sua condizione per ottenere un tornaconto. A tal proposito Fiandaca si auspica che vengano organizzati dei corsi sulla sanità penitenziaria, in modo che avvenga un passaggio di competenze tra medici esperti e nuovi arrivati. Un accorgimento necessario anche alla luce dell’aumento dei disturbi psichiatrici dovuti allo stato di detenzione che spesso sfociano nel suicidio. Nelle carceri siciliane, dall’inizio dell’anno, si sono verificati 2 suicidi, 21 tentativi di suicidio e 128 atti di autolesionismo. Di fronte a questi dati –sempre secondo la relazione del garante- è assolutamente necessario ed urgente migliorare le condizioni di vita, le relazioni umane e la capacità di ascolto psicologico all’interno dei vari istituti di pena. Servirebbe inoltre una modifica delle previsioni iniziali delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS) in Sicilia: oggi ne esistono soltanto due, a Caltagirone e a Naso, con 20 posti ciascuna. E non bastano (scopri tutti i particolari sul settimanale 100Nove Press in edicola o nell’area abbonati).

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