La mia stima a Basso, voce nel deserto

Volevo scrivere di ponte, che resuscita ad ogni elezione, panacea di tutti i mali, argomento su cui ho perso, sommandoli, anni della mia vita. Volevo scrivere di migratori magici, di lucciole che ancora vivono a dispetto di scempi quotidiani, ruspe, colate di cemento, incendi e chi più ne ha ne metta. Volevo scrivere di questa terra magica che conquista e respinge e porta allo stremo chi la vuole difendere e invece no. Anzi, si.

Perché c’è una persona che l’ha voluta difendere, semplicemente raccontando notizie scomode, tenendo in piedi un giornale libero in mezzo a tanti che liberi sembrerebbero non essere, una persona sulla cui onestà credo da ieri, oggi e per sempre, ed è Enzo Basso. Ostinato giornalista munito di logica e sinapsi perfettamente funzionanti, cosa già rara tra gli umani, che crede nella libertà di stampa e ci ha messo cuore, energia, tempo, sogni, speranze e desideri, cozzando con le difficoltà di questa terra che manifesta in molti modi, nessuno alla pari, l’indigeribilità di cotanta onestà, intellettuale e materiale. Verrà fuori che nulla è come viene raccontato, qualche passaggio svelerà che di onesto si tratta e finirà lo stillicidio che una persona che ha creduto in una terra libera sta vivendo suo malgrado. Penso ai milioni spesi in opere pubbliche presunte utili, infarcite di studi fatiscenti, che vanno avanti a dispetto di leggi e procedure. Penso alle parcelle super megagalattiche e stipendi supersonici e zero risultati sotto gli occhi di tutti nonostante cotanta remunerazione, con le strade che crollano insieme ai ponti, cavalcavia, viadotti. Alle verità raccontate quando altrove si tacciono e si risolve direttamente facendo tacere chi le raccontava, di giornalisti fermati in vari modi la cronaca italiana e non solo, ne è piena. Credo nella giustizia e sono sicura che il proseguo chiarirà tutto e tornerà a splendere il sole per tutti, soprattutto per chi credeva di illuminare oscurità e si è trovato suo malgrado in nuvole nerissime che sembrano non finire mai.

Ho visto già persone che lottano, finire in tritacarne mediatici a seguito di verifiche e risultati che poi sono sfumati come neve che cade su acqua termale. Per chi nella vita ha forse solo violato il rosso del semaforo magari pure per distrazione, vivere questi momenti è già peggio di una condanna, e non ho dubbi che venga meno quel poco di fiducia che ancora si possiede nel genere umano, che si estingue (la fiducia, il genere umano purtroppo no) man mano che si cresce. Quella fiducia che da giovani è un pregio e a 30 un difetto, che pure, chi è pulito e possiede un’anima bella, si ostina a cercare nel prossimo, sperando di recuperare quella perduta per strada. Tutta la mia stima, il mio affetto, la mia solidarietà ad Enzo e a Centonove, voce nel deserto che guida verso l’acqua, arsi dal caldo dell’indifferenza generale e del quieto vivere.

AnnaGiordano

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