Riforma delle Province, il personale costa di più

Riforma delle Province, la spesa per il personale non cala o, almeno, non quanto previsto e, soprattutto, nulla si muove sul fronte della mobilità volontaria dei lavoratori. A mettere tutto nero su bianco è stato nelle scorse settimane il nuovo dirigente del Dipartimento autonomie locali Maurizio Pirillo, il quale, esponendo i dati raccolti dai singoli enti rappresenta come solo tre ex province hanno avuto un calo dei costi per i dipendenti in linea con il 15% in 3 anni fissato per norma.

In particolare al momento in linea con quanto previsto sarebbero solo il Libero consorzio di Enna (calato, tra il 2015 al 2017 da 4.687.445 euro a 3.404.096 euro, quindi -27,38%), la città metropolitana di Palermo (da 29.596.895 euro a 23.938.819 euro, quindi – 19,12%) e la città metropolitana di Catania (in tre anni si è scesi di poco meno di 5 milioni di euro, da 25.387.609 euro a 20.865.787 euro, quindi – 17,81%). Se in positivo sono invece i dati di Siracusa, che ha visto crescere di circa 500mila euro il costo per l’anno 2017 solo perché ha erogato nell’anno in corso alcune spettanze al personale che in realtà provengono dagli anni precedenti tutti gli altri enti sono ben lontani dalla quota del -15%, con Agrigento che è oggi la più lontana dall’obiettivo (solo -8,26%, con un calo da 18.348.032 euro a 16.833.222 euro).

Insomma, a parte i pensionamenti si è mosso molto poco o, quantomeno, meno di quello che ci si aspettava. E questo a causa del sostanziale “inceppamento” di un meccanismo che era inserito proprio nella legge 15 del 2015, ovvero quello della mobilità del personale dei Liberi consorzi verso altri enti territoriali. Un procedimento che, spiega lo stesso Pirillo nella nota, aveva tutt’altro scopo che un miglioramento in sé e per sé della funzionalità delle ex Province. Si legge, anzi, che la mobilità è stata “impostata solo per ridurre le spese fisse degli enti di area vasta al fine di aiutarli a trovare un equilibrio finanziario compromesso a causa dell’intervento Statale di riduzione della spesa pubblica; in altre parole… la mobilità non è necessaria dal punto di vista funzionale, è solo una manovra finanziaria di riduzione delle spese degli enti di area vasta, a fronte dell’impossibilità della Regione di coprire tutto lo squilibrio di bilancio delle ex province”. Il tutto, però, senza risolvere una grande questione, che è sempre l’ex dirigente del settore Rifiuti a porre: la concorrenza tra mobilità e stabilizzazione dei precari. “Entrambi i bacini di lavoratori – scrive -, pur facendo riferimento a risorse finanziarie diverse, concorrono agli stessi posti vacanti delle dotazioni organiche dei comuni”. Così, riduzioni o non riduzioni la questione è divenuta complessa da sciogliere. A chiedere chiarimenti all’assessorato Enti locali è stata la città metropolitana di Messina che ha sollevato due tematiche: la necessità di un chiarimento
sulle modalità di calcolo dell’ammontare delle riduzioni dei costi cui deve corrispondere la conseguente dotazione del personale di ruolo e la riduzione della spesa del personale rispettosa dalla norma ma “tale da non compromettere il regolare pagamento delle retribuzioni del personale dipendente”.

Così a Pirillo non è rimasto altro da fare che invocare l’intervento di un organo che, ammette lui stesso, oggi praticamente non ha funzionato: l’osservatorio regionale per l’attuazione della legge 15 del 2015 al quale è adesso demendato un approfondimento sui temi, uscendo da un vero e proprio torpore burocratico: l’ente, scrive Pirillo, “si è insediato il 7 luglio del 2016” ma non si è “mai più riunito”,
così come “limitata è stata l’attività dei tre gruppi di lavoro tecnici all’uomo costituiti, insediatisi il 26 maggio 2016 e tornati a riunirsi, parzialmente, solo in data 12 ottobre 2016 e 29 novembre 2016”.

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