Alla riscoperta di Gaspare Camarda

Per la giornata dello scorso 17 settembre l’Associazione Turistico Culturale “Giovanna D’Arco” ha organizzato una visita guidata alla riscoperta della storia, dell’arte e delle tradizioni popolari del villaggio di Castanea delle Furie. Io facevo parte dell’equipe di studiosi appassionati del proprio paese che ha accompagnato il gruppo per l’intera giornata.

Qualche sera prima, in preparazione al programma e durante un approfondimento relativo alla lettura dei documenti posseduti presso la biblioteca dell’associazione, la mia attenzione fu catturata da una foto scattata nei primi anni Novanta che riguarda una pala d’altare custodita oggi presso la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Le cromie brillanti, gli effetti di luce, le fisionomie dei volti mi mostrarono
un’opera di non poco prestigio rispetto a quella oggi esposta in cattivo stato di conservazione. Il giorno della visita giunti in questa chiesetta, incuriosita, mi avvicinai alla tela per studiarla più dettagliatamente e per riuscire a vedere cosa è rimasto leggibile rispetto alla foto di venti anni fa. Il caso volle, dopo secoli di silenzio, che capitasse proprio a me vedere riaffiorare in basso a sinistra la firma e la data: “GASPAR_ CAMARDA / PINGEBAT 16_8” (il terzo numero non è ben chiaro, potrebbe essere un 1 oppure un 2). Si tratta di un pittore messinese nato intorno al 1570 e documentato fino al 1629 attivo in città e provincia che guarda molto all’arte del presunto maestro Antonio Catalano il Vecchio o l’Antico e a quella dei suoi contemporanei influenzati dalla pittura fiorentina, romana e anche napoletana. Nella chiesa di San Giovanni Battista a Castanea di Gaspare Camarda abbiamo una tela con Immacolata e gli Evangelisti (1606) e documentata una Sant’Anna (1612). Il dipinto, di cui finalmente si è riconosciuta la sua legittima paternità, ci offre in primo piano la figura stante di un santo barbuto con tunica bianca e abito vescovile, mitria, baculo o pastorale, con un libro in mano e con la destra in atto di benedire; in alto la Triade Divina corona e illumina la scena. Lo spazio è delimitato da un piccolo tempio con colonne su gradini e fa da sfondo un paesaggio in lontananza. (E’ da notare che nella foto alla sinistra del santo sembrano apparire due figure e a destra un pennuto bianco: tratti non visibili nella realtà, forse solo illusioni ottiche dovute a cadute di colore, luci ..)

Per quanto riguarda il soggetto rappresentato si ha qualche difficoltà di lettura dovuta al cattivo stato in cui si presenta la tela che probabilmente oscura alcuni simboli che potrebbero riferirlo a un determinato vescovo rispetto a un altro, inoltre non si son trovati fino ad oggi documenti riguardo la commissione e la destinazione di origine. Dal 1980 circa è ricordato nella chiesetta di Santa Caterina e negli anni 1960-1962 nella chiesa di San Giovanni tra i quadri tolti ma non menzionato nelle visite pastorali precedenti e nemmeno nel libriccino di Padre Antonino Ciraolo che descrive le chiese di Castanea nel novembre del 1908, quindi prima del tragico terremoto. Nel Seicento nel villaggio sono documentati tre conventi di cui due dei padri agostiniani con annessa chiesa in cui vi era un altare dedicato a Sant’Agostino e diverse chiesette di cui una intitolata a San Nicolò di Bari con altare del santo; così in base alle opere ricordate e ai culti presenti la tela con il Santo vescovo di Gaspare Camarda potrebbe da questi luoghi provenire e raffigurare uno dei due vescovi. E’ da sottolineare che la tradizione orale lo riconosce come San Nicola. Personalmente prima di dare un giudizio attendo un bel lavoro di restauro e magari la lettura di qualche documento tralasciato.

Giovanna Oliva

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